Il mercato del lavoro nelle Marche presenta segnali contraddittori: il numero complessivo degli occupati resta sostanzialmente stabile, ma la composizione delle assunzioni mostra una crescente diffusione di forme contrattuali precarie e una marcata disparità di genere. I dati ufficiali del primo trimestre 2026 evidenziano una riduzione delle nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato e un forte ricorso a contratti a termine, intermittenti e di somministrazione.
Parallelamente, l’analisi settoriale e demografica mette in luce due tendenze che preoccupano: il crollo degli occupati autonomi e l’aumento delle persone inattive in particolare fra le donne. Questi fenomeni non solo incidono sulla qualità dell’occupazione, ma condizionano prospettive di autonomia e sviluppo economico locale.
Contratti attivati nel primo trimestre 2026: riduzione degli stabili e predominio dei termini
Nel periodo gennaio-marzo 2026 le assunzioni a tempo indeterminato sono state 6.606, in lieve diminuzione rispetto alle 6.824 registrate nello stesso trimestre del 2026. Invece la tipologia contrattuale più diffusa resta il contratto a termine con 20.136 attivazioni (20.360 nel 2026). Crescono le attivazioni del contratto intermittente passate da 7.705 a 8.665, mentre i contratti di somministrazione si attestano a 7.359 (da 7.423 nel 2026). Le assunzioni stagionali risultano 2.895 contro le 3.268 precedenti, e l’apprendistato, fondamentale per l’ingresso dei giovani, scende a 2.388 (da 2.531).
Dati annuali 2026 a confronto
Nel corso del 2026 le Marche hanno visto l’attivazione di 215.453 rapporti di lavoro complessivi. Le assunzioni a tempo indeterminato nel 2026 si sono fermate a 22.874, leggermente sotto rispetto alle 23.087 del 2026, mentre i contratti a termine hanno sfiorato gli 84.000 rapporti. Ancora rilevante il numero di contratti intermittenti, che nel 2026 hanno raggiunto 43.828 attivazioni, a testimonianza di un modello occupazionale che privilegia flessibilità contrattuale piuttosto che stabilità.
Genere, età e tipologie di occupazione: chi subisce di più
La fotografia per genere è netta: le donne continuano a essere svantaggiate sia sul fronte delle opportunità sia nella qualità dei contratti. I contratti a tempo indeterminato destinati alle lavoratrici sono quasi la metà di quelli per gli uomini, rispettivamente 8.437 contro 14.437. Inoltre, le assunzioni femminili complessive sono in calo rispetto al 2026, mentre la componente maschile cresce.
I giovani fino a 29 anni rappresentano la fascia con il maggior numero di assunzioni, ma la maggior parte di questi ingressi avviene con formule contrattuali precarie: poco apprendistato e molte attivazioni a termine rendono incerta la transizione verso una carriera stabile, con ripercussioni su autonomia abitativa, piani familiari e percorsi professionali.
Occupazione, autonomi e inattivi: i numeri Istat e le tendenze di settore
Secondo le rilevazioni del primo trimestre 2026 la stima degli occupati nelle Marche è di 645.637 unità, pressoché invariata rispetto all’anno precedente (-0,1%). Il tasso di occupazione sale a 67,2% (+0,4 punti). La componente dipendente registra un aumento significativo (+18.163, +3,7%), mentre gli autonomi subiscono un crollo pari a 18.676 unità (-12,3%).
Per settore, l’industria mostra un andamento positivo con +14.797 occupati (+8,1%), mentre l’agricoltura segna un calo relativo (-11,3%). Le persone in cerca di lavoro diminuiscono a 25.231 (-27,3%), con un tasso di disoccupazione sceso al 3,8%.
Il fenomeno degli inattivi (15-64 anni) registra un aumento di 4.760 unità (+1,8%), arrivando a 275.000 persone e portando il tasso di inattività al 30,1%. Di questo incremento, quasi interamente (4.739 unità, +3%) è riconducibile alle donne, un segnale chiaro della crescente esclusione femminile dal mercato del lavoro.
La combinazione di questi elementi — riduzione dei contratti stabili, aumento delle formule temporanee, perdita di occupazione autonoma e crescita delle inattive femminili — delinea un quadro in cui la qualità dell’occupazione e la parità di genere emergono come questioni chiave per la salute economica della regione. Interventi mirati sul fronte delle politiche del lavoro e del welfare risultano, secondo le voci sindacali coinvolte, indispensabili per invertire tendenze che rischiano di consolidare la precarietà come modello strutturale.


