Negli ultimi anni, il mercato del lavoro italiano ha vissuto una trasformazione significativa, con un aumento record dei contratti a tempo indeterminato. Questo cambiamento, che ha preso slancio dopo la pandemia, rappresenta una svolta verso un lavoro di qualità come evidenziato dai dati più recenti.
Tra gennaio 2019 e maggio 2026, i dipendenti a tempo indeterminato sono aumentati di 1,8 milioni, mentre i contratti precari sono diminuiti di 600.000 unità. Questo trend positivo è stato trainato principalmente dai settori manifatturiero e delle costruzioni, ma anche dall’occupazione femminile e nel Mezzogiorno, che hanno registrato incrementi più marcati rispetto ad altre aree.
La ripresa post-pandemia e il ritorno dei contratti a termine
Durante il lockdown, i contratti a tempo determinato avevano subito un crollo drastico. Tuttavia, con la ripresa economica, il loro numero è tornato a livelli pre-pandemia. Nonostante ciò, è il tempo indeterminato a dominare la scena, offrendo maggiore stabilità ai lavoratori.
Secondo i dati Istat, la retribuzione media lorda dei dipendenti privati è salita a 27.649 euro, con un aumento del 14,5% rispetto al 2019. Tuttavia, nonostante questi progressi, l’Italia rimane ferma da almeno 25 anni in termini di crescita del PIL. Le retribuzioni reali dei dipendenti italiani sono diminuite dell’1,6% dal 1990 al 2026, mentre la media dei Paesi OCSE è salita del 35%.
Il confronto con la Spagna e la qualità del lavoro
Un’indagine della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha messo a confronto la crescita dell’occupazione in Italia e in Spagna. Mentre l’Italia ha registrato un aumento di 1,8 milioni di contratti a tempo indeterminato, la Spagna ha visto un incremento di 1,5 milioni di lavoratori. Tuttavia, il modello spagnolo si basa su contratti stagionali che, quando non sono attivi, non risultano né pagati né disoccupati.
In Italia, invece, si punta su un mercato del lavoro di qualità con un focus su contratti stabili e retribuzioni più elevate. Questo approccio contrasta con quello spagnolo, dove gli stranieri rappresentano una parte significativa della forza lavoro nei settori dell’alberghiero, dell’agricoltura e delle costruzioni.
La precarietà dilaga: il fenomeno dei ‘baby contratti’
Nonostante i progressi, la precarietà rimane un problema, soprattutto per i giovani. In provincia di Cremona, la durata media dei rapporti di lavoro conclusi è di 758 giorni, con una differenza di genere significativa: le lavoratrici hanno una durata media inferiore rispetto ai colleghi uomini.
I dati mostrano che i giovani tra i 15 e i 24 anni hanno una durata media dei contratti di soli 179 giorni, mentre la fascia d’età tra i 25 e i 34 anni registra una durata media di 359 giorni. Questo fenomeno, noto come ‘baby contratti’ evidenzia l’instabilità del mercato del lavoro per i più giovani.
Quasi la metà dei contratti stipulati nel 2026 erano a tempo determinato, con una percentuale significativa di contratti di somministrazione. Questo scenario sottolinea la necessità di politiche mirate per garantire maggiore stabilità e qualità del lavoro, soprattutto per le nuove generazioni.



