Salta al contenuto
21 Giugno 2026

Come l’AI sta trasformando i ruoli entry level e l’onboarding

Uno studio condotto da SAP e Wakefield descrive come l'intelligenza artificiale stia abbreviando i tempi di produttività dei neoassunti, imponendo nuove aspettative e sfide organizzative

Come l'AI sta trasformando i ruoli entry level e l'onboarding

Milano, 16 giugno 2026 — Negli ultimi anni la diffusione della intelligenza artificiale generativa nelle aziende ha spostato il dibattito dalle perdite di posti di lavoro a come cambiano i ruoli, soprattutto per chi inizia la carriera. Uno studio condotto da SAP e Wakefield rivela che l’AI non sta cancellando le posizioni junior, ma le sta trasformando: i nuovi assunti raggiungono la piena operatività più rapidamente, con impatti concreti su aspettative, formazione e governance interna.

Questo nuovo scenario richiede che le organizzazioni ripensino strumenti, percorsi di sviluppo e criteri di successo fin dal primo giorno. I dati dell’indagine, raccolti tra il 19 febbraio e il 2 marzo 2026, mettono in luce percentuali rilevanti sull’adozione degli strumenti di Business AI e sulle percezioni dei responsabili HR riguardo produttività, fiducia e rischi emergenti.

Impatto sull’onboarding e percentuali chiave emerse nello studio

La ricerca mostra che l’88% dei Chief HR Officer coinvolti ritiene che l’AI favorisca un ingresso più rapido dei talenti a inizio carriera nelle attività operative. Inoltre, il 79% dei responsabili afferma che i nuovi assunti ricevono strumenti di Business AI nel primo mese di lavoro, mentre l’87% si aspetta familiarità o apprendimento immediato dell’AI fin dal primo giorno. Queste cifre indicano un cambiamento strutturale: le attività tradizionalmente ripetitive vengono sempre più automatizzate e i giovani si trovano ad assumere compiti di maggiore responsabilità in breve tempo.

Effetti su produttività e fiducia

Tra chi adotta l’AI rapidamente si registra un miglioramento della fiducia personale nel 56% dei casi e un aumento della produttività segnalato dal 55% dei CHRO. Questo doppio effetto positivo non è però privo di conseguenze: la velocità di ingresso in operatività innalza le aspettative manageriali e riduce le finestre temporali dedicate a un apprendimento graduale e all’affiancamento tradizionale.

Rischi concreti: dal “brain fry” alla shadow AI

Gli esperti che hanno analizzato i risultati coniano il termine AI brain fry per descrivere l’affaticamento cognitivo provocato da workflow rapidi e orientati dall’AI. Tra i rischi rilevanti emersi dallo studio c’è l’uso non autorizzato di strumenti di AI, definito come shadow AI segnalato dal 56% dei CHRO: i neoassunti ricorrono a soluzioni non ufficiali quando manca chiarezza sulle linee guida. Questo comportamento spesso nasce dall’urgenza di rispondere a richieste crescenti piuttosto che da una volontà deliberata di violare policy aziendali.

Un altro rischio concreto riguarda l’accesso disomogeneo agli strumenti: il 44% dei responsabili teme che la mancanza di uniformità nell’erogazione di tool e formazione aumenti il turnover tra le figure junior. Infine, il 38% dei leader esprime preoccupazione sul fatto che, senza programmi di formazione strutturati, la dipendenza dall’AI possa erodere lo sviluppo di competenze trasversali fondamentali come comunicazione, giudizio critico e collaborazione.

Riprogettare ruoli entry level, formazione e governance dell’AI

Di fronte a questi dati, le aziende devono intervenire su più fronti. Innanzitutto è necessario riprogettare i ruoli entry level per includere ownership chiare e attività a maggiore valore, bilanciando responsabilità e supporto. Mechanismi di mentoring espliciti e linee guida per le decisioni e le escalation aiutano a consolidare la fiducia e a limitare il carico cognitivo. Inoltre, inserire l’uso responsabile della AI già durante l’onboarding è essenziale: definire policy pratiche, best practice specifiche per ruolo e conversazioni guidate dai manager riduce lo spazio alla shadow AI.

Infine, garantire un accesso equo agli strumenti e percorsi formativi dedicati ai team e ai manager è cruciale per evitare disparità che possono tradursi in stress aggiuntivo o abbandono. L’obiettivo è combinare la rapidità che l’AI consente con un piano strutturato di coaching, in modo che i giovani talenti sviluppino sia la padronanza degli strumenti digitali sia competenze umane difficili da automatizzare, come il pensiero critico e la capacità di giudizio.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.