La digitalizzazione dei contratti ha reso più veloce e conveniente la stipula di accordi online. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione ha rivoluzionato le regole del gioco, stabilendo che il semplice click non basta per approvare clausole vessatorie. La decisione, contenuta nell’ordinanza numero 20945 del 20 giugno 2026, ha importanti implicazioni per utenti e aziende.
La Cassazione ha chiarito che una casella selezionata con un click non presenta da sola i requisiti necessari per la specifica approvazione delle condizioni particolarmente onerose. Questo principio è stato ripreso anche dal Centro europeo consumatori Italia, che distingue il consenso generale al contratto dall’accettazione delle singole clausole vessatorie.
Le clausole contestabili
La decisione della Cassazione riguarda principalmente le clausole che limitano la responsabilità dell’azienda, stabiliscono decadenze a carico del cliente, introducono rinnovi automatici, restringono il diritto di recesso o impongono particolari sedi giudiziarie. Queste condizioni, indicate dall’articolo 1341 del Codice civile, richiedono un consenso separato, specifico e attribuibile con sufficiente certezza alla persona che lo ha espresso.
La pronuncia riguarda soprattutto la prova del consenso specifico. Il giudice dovrà accertare caso per caso se il sistema adottato permetteva di identificare il contraente e di collegare in modo affidabile la sua approvazione alle condizioni contestate.
Le implicazioni per utenti e aziende
Le imprese devono verificare se il percorso di adesione separa realmente le condizioni generali dalle clausole più onerose. Una procedura più solida può prevedere la visualizzazione separata delle clausole, un documento scaricabile, una conferma tracciata e una firma elettronica conforme alle regole applicabili.
Gli utenti che intendono contestare una clausola dovrebbero conservare contratto, schermate, email di conferma, condizioni generali e ricevute. La sola presenza di un pulsante ‘accetto’ non determina automaticamente l’esito della controversia.
I settori interessati
La decisione può interessare contratti di abbonamento, servizi digitali, assicurazioni, piattaforme professionali, forniture, e-commerce e rapporti stipulati interamente online. Numerose piattaforme digitali e operatori economici dovranno rivedere i propri processi di sottoscrizione per adeguarsi agli standard imposti dalla Suprema Corte.
Il nuovo scenario lega indissolubilmente innovazione tecnologica, esigenze di semplificazione e tutela effettiva del consenso. In questo contesto, il quadro normativo europeo e nazionale si intreccia con l’esperienza concreta di chi opera nel mercato digitale, ponendo nuove sfide in termini di responsabilità, strategie di compliance e gestione del rischio.

