(Adnkronos) – "Per me il 4 marzo non è il giorno della mia liberazione. E' l'anniversario della morte di Nicola Calipari. Un uomo che non potrò mai dimenticare perché mi ha portato via dai miei rapitori prima e mi ha salvato dall'attacco americano poi. Mentre ero sotto choc, e non riuscivo a realizzare di essere finalmente al sicuro, lui tentava in ogni modo di trasmettermi la sensazione di libertà. Mi diceva 'Sei libera, sei libera'. Di lì a poco il rumore dei mitra". A parlare all'Adnkronos è Giuliana Sgrena, inviata del Manifesto che fu rapita il 4 febbraio 2005 da un gruppo jihadista iracheno a Baghdad. Un mese più tardi la libertà costata la vita a Calipari, l'agente del Sismi incaricato di portarla in salvo. "Lo avevo conosciuto appena una ventina di minuti prima e da subito mi aveva fatto sentire che era una persona di cui mi potevo fidare. Si è buttato sopra di me per evitarmi la raffica dei colpi, è morto mentre era appoggiato sopra al mio corpo. E' una cosa che non potrò mai dimenticare. Oltre alla mia riconoscenza per tutto quello che ha fatto, c'è anche la sensazione terribile che io mi porto dentro. E' molto dura, ogni anno in questo giorno. Ora poi, con l'uscita del film su di lui, da un mese sono bersagliata di notizie, e questo mi ha fatto rivivere giorno per giorno la mia prigionia". (di Silvia Mancinelli) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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