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Cagliari, l’ex latitante Arzu suicida in carcere pochi giorni dopo l’arresto

(Adnkronos) – Ennesimo suicidio in carcere. A togliersi la vita nella notte il latitante di Arzana Sandro Arzu, arrestato a fine maggio e rinchiuso da tre settimane nella Casa circondariale di Cagliari-Uta. Ad annunciarlo l'associazione Socialismo Diritti Riforme, spiegando che "a nulla è valso l'intervento dei sanitari che, allertati dagli agenti penitenziari, hanno tentato lungamente ma invano di rianimarlo". La presidente Maria Grazia Caligaris esprime "vicinanza ai familiari per questo epilogo tragico".  Due anni fa non aveva rispettato l'obbligo di firma ad Arzana, nel Nuorese, ed era sparito nel nulla aggiungendo un nuovo capitolo alla sua carriera criminale con omicidio e droga. Pochi giorni dopo la sua auto era stata trovata con sangue e fori di proiettile e si pensava che potesse essere stato vittima di un agguato, già nel 2021 aveva riportato ferite in una circostanza analoga. A fine maggio, invece, la svolta con i carabinieri che lo avevano rintracciato e arrestato a Cagliari. Stanotte in carcere si è tolto la vita a 56 anni.  “Il 33esimo suicidio di un detenuto dall’inizio dell’anno", afferma il sindacato Uilpa Polizia penitenziaria. “L’ennesimo suicidio nelle nostre prigioni – commenta Gennarino De Fazio, segretario generale del sindacato -, unito a tutto ciò che sta assurgendo alla ribalta della cronaca in questi giorni, che è solo la punta di un iceberg con una base ben più vasta, dimostra che le carceri nello stato attuale sono ben lontane dal perseguire gli obiettivi costituzionali, ma solo luoghi di sofferenza e morte”. La tensione dietro le sbarre è alle stelle. “Lo sfascio del sistema è sotto gli occhi di tutti, persino di chi si ostina (ma secondo noi finge) a non volerlo vedere – continua De Fazio . Lo stesso ministro della Giustizia, Carlo Nordio, qualche giorno fa ha candidamente ammesso che le rivolte sono in aumento, nonostante il decreto sicurezza”. Gli esponenti del sindacato chiedono “provvedimenti immediati e tangibili” perché ci sono 16 detenuti in più del dovuto e 18mila agenti in meno. “La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni – conclude De Fazio -, farebbe bene, anziché lavorare di notte per far funzionare i centri in Albania, a lavorare di giorno per migliorare le condizioni delle carceri in ‘patria’”.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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