I fatti
Le imprese in Basilicata prevedono un aumento dei nuovi ingressi nel mercato del lavoro, ma la natura dei rapporti evidenzia instabilità contrattuale. Le offerte si concentrano prevalentemente su contratti a durata predeterminata, mentre le posizioni a tempo indeterminato risultano limitate. Il fenomeno si manifesta soprattutto nelle assunzioni pianificate per i prossimi cicli di reclutamento e interessa vari settori produttivi della regione.
La domanda regionale mostra una scarsità di ruoli che richiedono competenze altamente specializzate. Questo squilibrio tra volume delle assunzioni e qualità delle posizioni solleva interrogativi sulle strategie di sviluppo del capitale umano in Basilicata.
La situazione impone un ripensamento delle politiche formative e delle misure di accompagnamento al lavoro. Gli attori locali sono chiamati a intervenire per favorire la conversione delle assunzioni temporanee in occupazione stabile e per potenziare le competenze specialistiche richieste dal mercato.
La composizione contrattuale delle nuove assunzioni
Le imprese prevedono che la maggioranza delle prossime attivazioni avverrà con contratti a termine. Tale modalità coprirà circa l’80% delle Nuove assunzioni, mentre le formule a tempo indeterminato e l’apprendistato resteranno marginali. La dinamica riduce la quota di stabilità occupazionale offerta ai lavoratori.
La prevalenza dei contratti temporanei comporta effetti sulla sicurezza economica e sulla fidelizzazione dei talenti. Per attenuare questi rischi le aziende indicano la necessità di favorire la conversione dei contratti a termine in rapporti stabili e di investire in percorsi di formazione specialistica. Anche interventi coordinati di politica occupazionale potrebbero sostenere la transizione verso soluzioni più durature.
Implicazioni per i lavoratori
Nonostante gli interventi di politica attiva, permangono criticità per i lavoratori. La diffusione del contratto a termine complica la pianificazione professionale e personale. La prevalenza di contratti temporanei riduce gli incentivi delle imprese a investire nella formazione on the job. Limitazioni nell’accesso a benefit legati alla continuità lavorativa aumentano la vulnerabilità sociale. La transizione verso impieghi stabili resta lenta e selettiva, con effetti differenziati tra settori e fasce d’età. Modifiche normative e incentivi alla formazione possono favorire il passaggio verso maggiore stabilità. Il monitoraggio delle misure sarà decisivo per valutare l’impatto sui percorsi professionali.
Competenze richieste e livello di istruzione
Il monitoraggio delle misure sarà decisivo per valutare l’impatto sui percorsi professionali. Nel mercato locale la maggior parte delle nuove assunzioni richiede competenze pratiche e operative. Solo una quota limitata è destinata a laureati e profili tecnici specializzati. Questa configurazione segnala un fabbisogno prevalente di figure con qualifica professionale o diploma di scuola superiore. Il fenomeno pone l’accento sul gap tra offerta formativa e richieste del mercato, definibile come mismatch tra competenze e domanda occupazionale.
Conseguenze per il sistema formativo
La domanda orientata verso titoli professionali richiede un rafforzamento dei percorsi tecnici. Le istituzioni scolastiche e gli enti di formazione devono intensificare l’allineamento con le imprese. Si rende necessario potenziare programmi che favoriscano l’acquisizione di competenze pratiche per giovani e adulti in fase di riqualificazione. In particolare, l’investimento in istruzione tecnica e in percorsi di formazione professionale mirati può ridurre il divario tra competenze offerte e richieste del mercato.
Profili professionali più richiesti e difficoltà di reperimento
Le aziende richiedono prevalentemente figure operative: operai specializzati e conduttori di impianti costituiscono la quota principale delle assunzioni previste. Le altre posizioni richieste comprendono profili generici e ruoli nelle professioni commerciali e dei servizi. La domanda è quindi concentrata su competenze tecniche e operative, non su ruoli altamente specializzati.
Nonostante la focalizzazione su profili considerati di base, le imprese segnalano difficoltà di reclutamento in una parte rilevante dei casi. Gli ostacoli interessano il 42% delle selezioni previste, secondo le segnalazioni raccolte. Le carenze riguardano competenze pratiche e padronanza delle tecnologie di produzione, oltre a disponibilità e adattabilità ai contratti proposti.
Per ridurre il divario tra domanda e offerta del lavoro, è necessaria una maggiore integrazione tra formazione e impresa. Investimenti in percorsi tecnico-professionali, programmi di aggiornamento e meccanismi di inserimento come l’apprendistato potrebbero migliorare la corrispondenza tra competenze offerte e richieste del mercato. Sul piano delle politiche del lavoro, le imprese indicano la necessità di interventi mirati per favorire il reclutamento di personale operativo qualificato.
Perché si fatica a trovare candidati
Più fattori spiegano le difficoltà di reperimento. Le imprese segnalano un mismatch tra competenze richieste e quelle presenti sul mercato del lavoro. Mismatch indica lo scostamento tra domanda di lavoro e offerta di competenze. Inoltre, la scarsa mobilità geografica limita l’accesso a profili adeguati. Molti candidati non possiedono le esperienze tecniche specifiche richieste dalle aziende. Infine, la diffusione di forme contrattuali a breve termine riduce l’attrattività delle posizioni per figure più qualificate, complicando la copertura dei posti vacanti.
Settori più dinamici e caratteristiche demografiche delle assunzioni
Le imprese segnalano una maggiore attività di assunzione nei servizi e nell’industria, con contributi rilevanti anche dal primario (agricoltura e filiere connesse). La domanda di lavoro è quindi diversificata e interessa mansioni operative, tecniche e amministrative, con variazioni nelle competenze richieste e nelle tipologie contrattuali offerte.
Dal punto di vista demografico, una quota significativa delle opportunità è indirizzata alle persone under 30, mentre una percentuale rilevante riguarda lavoratori immigrati. Queste caratteristiche mostrano come il ricambio generazionale e il contributo della forza lavoro straniera siano fattori centrali per soddisfare il fabbisogno aziendale, soprattutto laddove la prevalenza di forme contrattuali a breve termine riduce l’attrattività per figure più qualificate.
Nella regione, il mercato del lavoro mostra un equilibrio tra volumi di assunzione e qualità dell’occupazione, ma resta fragile a causa della prevalenza di contratti temporanei e della domanda limitata di figure altamente specializzate. Per rafforzare la resilienza del sistema occupazionale sono necessarie azioni mirate: favorire la creazione di posti stabili, aggiornare le competenze in linea con il fabbisogno aziendale e potenziare le politiche attive del lavoro. Interventi coordinati tra istituzioni, imprese e sistemi formativi aumenterebbero l’attrattività dei profili qualificati e la capacità di assorbire le transizioni produttive. Il risultato atteso è una maggiore stabilità occupazionale e una migliore corrispondenza tra offerta e domanda di lavoro nella regione.