Aggiornamento minimali contributivi 2026: guida pratica per datori di lavoro

Sintesi pratica delle indicazioni Inps 2026 sui minimali contributivi, con esempi su part-time, retribuzioni convenzionali e assenze non pagate

L’INPS, con la circolare n. 6 del 2026, aggiorna gli importi dei minimali contributivi per il 2026 e chiarisce in quali casi il datore di lavoro deve versare i contributi sul minimale di legge invece che sulla retribuzione effettiva. Il provvedimento fornisce criteri pratici e esempi utili per la gestione contabile del personale.

Cosa contiene la circolare
La circolare elenca i nuovi importi dei minimali per il 2026 e indica le situazioni in cui prevale l’obbligo di versamento sul minimale. Troverete anche le modalità di calcolo e i riferimenti normativi necessari per applicare correttamente le regole in azienda.

A chi si rivolge
Le indicazioni interessano datori di lavoro, consulenti del lavoro, responsabili HR e chiunque si occupi di payroll. Sono particolarmente rilevanti per i rapporti con retribuzioni sotto soglia, i contratti atipici e i part‑time con compensi variabili.

Quando scatta il minimale contributivo
Il minimale contributivo è la soglia che rappresenta la base imponibile minima per il calcolo dei contributi previdenziali. Si applica quando la retribuzione effettiva è inferiore al valore stabilito per la specifica categoria contrattuale o settore. L’INPS ricorda che il datore di lavoro deve versare sul minimale nei casi previsti dalla normativa: fra gli esempi più ricorrenti ci sono i part‑time, le retribuzioni convenzionali e i periodi con assenze non retribuite.

Come evitare errori
Determinare correttamente la retribuzione imponibile, verificare la tipologia contrattuale e confrontare gli importi con le tabelle di riferimento sono passaggi fondamentali. Errori di valutazione possono portare a recuperi contributivi e sanzioni. È buona pratica documentare le scelte effettuate e conservare le comunicazioni aziendali che giustificano la determinazione della retribuzione: in dubio, la normativa tende a privilegiare l’applicazione del minimale a tutela del lavoratore.

Part‑time e retribuzione proporzionale
Per i contratti a orario ridotto la contribuzione deve rispettare il minimale proporzionato alla percentuale di lavoro svolta. Operativamente si confronta la retribuzione mensile effettiva con il minimale rapportato all’orario: se la paga è inferiore, il datore integra la contribuzione versando la differenza. Questa procedura tutela i periodi utili ai fini pensionistici e riduce il rischio di contestazioni amministrative. Vale sempre la regola che, salvo prove certe a favore di una diversa determinazione, si applica il minimale proporzionale.

Retribuzioni convenzionali e settori con regole speciali
Quando i contratti collettivi prevedono retribuzioni convenzionali, il parametro per il calcolo dei contributi è la retribuzione convenuta, salvo diversa disposizione normativa. Per i settori che hanno regole contributive derogatorie l’INPS indica controlli specifici: verifiche della documentazione retributiva, confronti tra cedolini e denunce contributive e riscontro delle modalità di calcolo adottate. L’obiettivo è evitare omissioni o sottostime.

Assenze non retribuite
Se le assenze non pagate riducono la retribuzione al di sotto del minimale, il datore deve integrare i contributi fino al livello minimo previsto. Questo evita la perdita di contribuzione utile per la pensione del lavoratore. Anche qui è fondamentale coerenza tra la rilevazione dell’orario effettivo e il calcolo del minimale: le amministrazioni territoriali controlleranno che le registrazioni e i versamenti siano corretti.

Come calcolare: passaggi essenziali
1) Determinare la retribuzione effettiva del periodo. 2) Confrontarla con il minimale di riferimento per la categoria. 3) Se la retribuzione è inferiore, integrare la base imponibile fino al minimale. Nel computo vanno considerate le contribuzioni della specifica gestione e le eventuali riduzioni normative applicabili (ad esempio sgravi per particolari categorie quando previsti). L’INPS segnala inoltre di tenere conto di oneri e trattenute che incidono sulla base imponibile.

Controlli amministrativi e documentazione
È fondamentale registrare le integrazioni contributive, conservare i prospetti di calcolo e gli eventuali riferimenti normativi utilizzati. Una nota interna che riassuma i criteri adottati e le rettifiche effettuate facilita le verifiche e riduce il rischio di contestazioni da parte degli enti di controllo.

Cosa contiene la circolare
La circolare elenca i nuovi importi dei minimali per il 2026 e indica le situazioni in cui prevale l’obbligo di versamento sul minimale. Troverete anche le modalità di calcolo e i riferimenti normativi necessari per applicare correttamente le regole in azienda.0

Cosa contiene la circolare
La circolare elenca i nuovi importi dei minimali per il 2026 e indica le situazioni in cui prevale l’obbligo di versamento sul minimale. Troverete anche le modalità di calcolo e i riferimenti normativi necessari per applicare correttamente le regole in azienda.1

Scritto da Giulia Romano

Come il cumulo tra stipendio e assegno di invalidità incide sul cedolino