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13 Ottobre 2026

Taglio rivalutazione pensioni 2023-24 confermato, Manovra 2027 al vaglio

La Corte ha confermato la validità del taglio rivalutazione pensioni, aprendo la porta a nuovi risparmi nella Manovra 2027.

Taglio rivalutazione pensioni 2023-24 confermato, Manovra 2027 al vaglio

Nel corso del 2023 e del 2024 il governo ha applicato una riduzione della rivalutazione delle pensioni medio-alte calcolata sull’intero importo dell’assegno, compresa la parte soggetta a adeguamento pieno. Questa modalità, introdotta dalla Legge n. 197/2022, è stata oggetto di numerosi ricorsi, ma la Corte costituzionale l’ha dichiarata conforme alla Costituzione, aprendo la strada a un eventuale riutilizzo nella Manovra 2027 per contenere la crescente spesa previdenziale.

Sentenze della Corte costituzionale sui tagli 2023-24

Due pronunciamenti hanno stabilito il quadro giuridico definitivo. La sentenza n. 19/2025, depositata il 14 febbraio 2025, ha respinto le eccezioni sollevate da una Corte dei conti toscana e dalla Campania, affermando che l’art. 1, comma 309 della Legge n. 197/2022 “raffredda” la rivalutazione senza bloccarla. La Corte ha sottolineato che il legislatore dispone di ampio margine per bilanciare gli adeguamenti con le esigenze di finanza pubblica.

Sentenza n. 52/2026 e il sistema a blocchi

Il 16 aprile 2026 la sentenza n. 52/2026 ha affrontato le critiche provenienti dal Tribunale di Trento sul meccanismo a blocchi. Il giudice ha ritenuto marginali gli effetti di appiatimento tra pensioni vicine, evidenziando che le clausole di salvaguardia neutralizzano i casi di superamento delle soglie. Entrambe le pronunce confermano al governo la legittimità di ricorrere nuovamente al calcolo sull’intero assegno nella prossima legge di bilancio.

Impatto economico e prospettive nella Manovra 2027

Il Documento programmatico di finanza pubblica prevede una crescita della spesa pensionistica del +4,2% nel 2027 rispetto al 2026, equivalenti a 14,7 miliardi di euro in più. Se la Manovra 2027 dovesse riattivare il modello del 2023, i risparmi stimati sarebbero di circa 2,1 miliardi nel primo anno e quasi 4,1 miliardi al netto degli effetti fiscali, come dimostrato dalle simulazioni dei tecnici della Ragioneria.

Il calcolo sull’intero assegno prevede, per esempio, che con un indice di perequazione al 2,9% una pensione lorda mensile di 3 500 euro perderebbe circa 555 euro all’anno rispetto al regime a scaglioni. Le perdite crescono in maniera esponenziale sopra la soglia di quattro volte il minimo INPS (3 059,25 euro). Una pensione di 5 000 euro subirebbe una riduzione annua di quasi 1 000 euro, mentre chi percepisce 6 500 euro potrebbe vedere una diminuzione di oltre 1 300 euro.

Nel calcolo sull’intero assegno le percentuali operative sono le seguenti (art. 1, comma 309, L. 197/2022): 100% fino a 2 447,40 euro, 85% tra 2 447,41 e 3 059,25 euro, 53% tra 3 059,26 e 3 671,10 e così via, arrivando al 32% sopra 6 118,50 euro. Le soglie 2027 sono state fissate rispetto al minimo di 2026, pari a 611,85 euro lordo, come indicato nella Circolare INPS n. 153 del 19 dicembre 2025.

Dal punto di vista del netto, la perdita risulta più contenuta perché una quota dell’aumento non erogato ritorna all’erario come IRPEF. Per una pensione lorda di 3 500 euro, con un reddito annuo compreso tra 28 000 e 50 000 euro, la riduzione netta si attesta intorno ai 355 euro all’anno, tenendo conto delle aliquote IRPEF vigenti nel 2026.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.