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10 Ottobre 2026

Riforma pensioni 2027: Lega, Forza Italia e opposizione si sfidano

Le varie forze politiche presentano proposte per la riforma pensioni 2027: uscita anticipata, aumento delle minime e fermata degli scatti, ma il bilancio resta ristretto.

Riforma pensioni 2027: Lega, Forza Italia e opposizione si sfidano

Il disegno di legge della Manovra 2027 dovrà contenere tutte le novità pensionistiche nei conti ordinari poiché lo scostamento di bilancio è già destinato a energia e difesa. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha più volte ribadito che la risposta del Governo può mutare di giorno in giorno, a fronte di un deficit previsto al 3,4% del PIL (senza energia e difesa, 2,8%).

Calendario parlamentare e vincoli di bilancio

Il percorso legislativo per la legge di bilancio 2027 è molto serrato. Il 13 ottobre la Camera e il Senato devono votare a maggioranza assoluta la relazione sullo scostamento; entro il 15 ottobre il Consiglio dei Ministri approva il documento programmatico, che verrà inviato alla Commissione europea e all’Eurogruppo. Il 20 ottobre il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare il disegno di legge definitivo e trasmetterlo alle Camere; la versione definitiva deve essere approvata entro 31 dicembre. Qualsiasi modifica alle pensioni, quindi, deve essere pronta a entrare in vigore il 1° gennaio 2027 data in cui la pensione di vecchiaia richiede 67 anni e 1 mese.

Le proposte della Lega: uscita a 64 anni e Quota 41 flessibile

Durante l’evento del 9 settembre 2026 la Lega ha proposto un’uscita a 64 anni aperta anche ai lavoratori del sistema misto, con almeno 25 anni di contributi e ricalcolo interamente contributivo per tre anni di sperimentazione. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha stimato un costo di 1,5 miliardi di euro l’anno e 80 mila pensioni aggiuntive nel primo anno; in un’intervista all’ANSA del 17 settembre 2026 ha indicato 1,6 miliardi annui e quasi 180 mila uscite in tre anni. Parallelamente, la Lega ha riproposto la cosiddetta Quota 41 che prevederebbe l’uscita con 41 anni di contributi e almeno 62 anni di età, riducendo l’assegno del 2 % per ogni anno di anticipo, fino al 10 % a 62 anni.

Forza Italia e l’obiettivo delle pensioni minime

Forza Italia punta a far salire le pensioni minime a 800-850 euro netti al mese con una spesa complessiva di circa 1 miliardo di euro. Il trattamento minimo INPS per il 2026 è di 611,85 euro con un incremento transitorio dell’1,3 % che porta a 619,80 euro solo per quell’anno. Se la misura non venisse prorogata nella Manovra, dal 2027 il minimo sarebbe adeguato solo con la rivalutazione ordinaria, lasciando gran parte dei pensionati al di sotto del livello auspicato.

Maggioranza e opposizione: correttivi su flessibilità e scatti

La maggioranza ha approvato la mozione n. 1-00536 il 29 gennaio 2026 chiedendo al Governo di approfondire la flessibilità in uscita e di valutare strumenti per ampliare la platea dei beneficiari, comprese modifiche agli adeguamenti automatici alla speranza di vita. La proposta dell’opposizione, mozione n. 1-00532 respinta lo stesso giorno, chiedeva lo stop agli scatti automatici l’estensione dell’APE Sociale a nuovi gruppi (disoccupati, caregiver, invalidi) e una pensione di garanzia per i giovani con carriere discontinue. Nessuna di queste misure è ancora contenuta in un testo di legge.

Costi stimati e impatti sui beneficiari

Il costo complessivo delle varie proposte varia notevolmente. L’uscita a 64 anni sperimentale dovrebbe richiedere 1,5-1,6 miliardi di euro all’anno mentre l’aumento delle pensioni minime al livello indicato da Forza Italia comporterebbe un esborso di circa 1 miliardo di euro. Il blocco dell’età pensionabile per il 2027, già previsto nella legge di bilancio 2026, rappresenta il correttivo più vicino all’attuazione, evitando l’aumento di un mese previsto dal passaggio da 67 anni a 67 anni e 1 mese. Le singole ipotesi – uscita a 64 anni, Quota 41, incremento delle minime – saranno operative solo se il Parlamento approverà le relative norme entro la scadenza del 31 dicembre.

Susanna Riva
Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.