Negli ultimi mesi la magistratura ha rivolto un duro sguardo al sistema di assunzione a tempo determinato degli insegnanti di religione cattolica, ritenuto incompatibile con le norme europee e con la disciplina italiana. Due sentenze di primo grado e una pronuncia della Corte di Cassazione hanno fissato nuovi parametri di risarcimento, dimostrando che la mera stabilizzazione in ruolo non basta a sanare il danno subito dai dipendenti.
Le decisioni, emesse rispettivamente dal tribunale di La Spezia, dal tribunale di Foggia e dalla Cassazione, convergono nel constatare una reiterata violazione della direttiva UE 1999/70/CE, che vieta l’abuso dei contratti a termine. Il risultato: indennizzi compresi tra nove e tredici mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento, più le spese legali a carico dell’amministrazione.
Tribunale di La Spezia: 13 mensilità per una docente con 13 contratti consecutivi
Il giudice Marco Viani ha condannato il Ministero dell’Istruzione e del Merito a pagare una somma pari a tredici mensilità dell’ultima retribuzione a una insegnante di religione assunta con dodici contratti annuali consecutivi, più due migliaia di euro di spese legali. La sentenza, espressa in merito a un rapporto durato tredici anni, ha rimarcato che “l’abuso non si può considerare sanato per il solo fatto che il concorso sia stato bandito o che la ricorrente sia stata immessa in ruolo”. Il giudice ha definito l’usanza dei contratti a termine per periodi superiori ai tre anni previsti dalla legge un chiaro caso di precarizzazione illegittima.



