Il Patto di stabilità dell’Unione europea prevede una clausola di salvaguardia che consente ai Paesi membri di sottrarre dal calcolo del deficit alcune spese considerate strategiche. Il Governo italiano ha deciso di attivare tale meccanismo per la difesa, destinando 7,2 miliardi di euro sia per il 2027 sia per il 2028. L’importo, però, non è interamente nuovo: gran parte proviene da voci già previste nei piani di spesa recenti, che verranno riclassificate per rientrare nella salvaguardia.
Come funziona la riclassificazione delle spese
Il documento programmatico di finanza pubblica sottolinea che la riclassificazione di spese correnti, in particolare quelle legate al personale militare permette di mantenere entro i limiti la traiettoria di spesa netta. Tale pratica è fondamentale perché, secondo le regole UE, ogni Stato deve contenere la crescita cumulativa della spesa pubblica al di sotto del tetto fissato. Senza il trasferimento nella clausola, l’Italia supererebbe il limite previsto per il 2025, soprattutto a causa dell’inflazione e dei costi legati a pensioni e assegno unico.
Divisione tra investimento e corrente
Il programma prevede due macro-aree: la parte in conto capitale destinata a programmi pluriennali di investimento, e la parte corrente che riguarda soprattutto il personale, le operazioni e le esigenze operative. La maggior parte dei fondi della salvaguardia sarà impiegata in investimenti strutturali, con l’obiettivo di stimolare anche il capitale privato e creare occupazione. Tuttavia, una quota minore – indicata come “corrente” – andrà a toccare gli stipendi e le condizioni di vita dei militari, tema che ha già innescato un acceso dibattito politico.
Le difficoltà politiche e il ruolo di Crosetto
Il ministro della Difesa, Lorenzo Crosetto, ha illustrato le problematiche legate al finanziamento degli organici. Durante l’audizione alla Commissione Esteri e Difesa del Senato, ha precisato che gli interventi sugli organici – come l’ipotesi di aumentare la riserva a 40 000 unità – richiedono coperture finanziarie pluriennali e, perciò, saranno trattati in un disegno di legge separato, da presentare dopo la Finanziaria. La distinzione tra misure tecniche (immediate) e interventi strutturali (a lungo termine) è fondamentale per non violare i parametri di deficit dell’UE.
Per quanto riguarda l’Arma Cyber, Crosetto ha indicato un tetto massimo di 1.200 militari entro il 2026, inseriti nei 160 000 personale totale delle Forze Armate. L’obiettivo è mantenere la crescita entro le risorse disponibili, pur lasciando aperta la possibilità di aumentare il numero in futuro.
Progetti a rischio e la risposta della opposizione
Il bilancio difensivo, con i 14 miliardi di euro in più previsti nel prossimo biennio, ha suscitato critiche da parte di Elly Schlein (PD), Giuseppe Conte (M5S) e dalla CGIL. Gli oppositori sostengono che l’aumento della spesa militare avvenga a scapito di settori come sanità, istruzione e welfare, in un contesto di inflazione al 4 % e crescita economica debole. La segretaria del PD ha dichiarato che, se la destra dovesse vincere, la spesa per la difesa raggiungerà il 5 % del PIL, mentre il suo partito punta a destinare il 7 % al settore sanitario.
Il leader dei M5S, Conte, ha proposto di utilizzare eventuali profitti extra-bancari e energetici per sostenere il potere d’acquisto dei cittadini, anziché raccoglierli per nuovi armamenti. La CGIL, con il segretario Christian Ferrari, ha definito l’aumento della spesa militare “il più rilevante di sempre”, denunciando l’impatto negativo su salari, pensioni, sanità e istruzione, e ha annunciato una mobilitazione di protesta per il 17 ottobre a Roma.
Altri elementi di spesa difensiva
Parallelamente, il governo ha approvato il potenziamento dell’iniziativa “Strade Sicure”, che prevede il passaggio da circa 6.800 a 10.000 militari impegnati nella sicurezza urbana, con un incremento di 3.200 unità distribuite sui capoluoghi di provincia e l’assunzione di nuovi carabinieri. Il provvedimento, sostenuto dalla Lega, intende rafforzare la presenza delle Forze Armate in contesti sensibili come stazioni ferroviarie e centri urbani.
Un ulteriore elemento di rilievo è la conferma dei fondi europei del programma SAFE, per un ammontare di 8,9 miliardi di euro, che saranno erogati tramite prestiti. Crosetto ha sottolineato che i fondi sono già stati riconosciuti dall’UE e che il loro utilizzo è “una questione tecnica”, senza indicare una data precisa per la prima tranche.



