Il Ministero dell’Istruzione ha approvato una nuova struttura per gli istituti tecnici di fisica, chimica, biologia e scienze della terra, prevedendo la creazione di un’unica area disciplinare. Allo stesso tempo, è stato annunciato che tutti gli istituti tecnici e professionali dovranno assumere la denominazione di liceo tecnologico o liceo professionale. La misura, presentata come una “rivoluzione culturale”, ha subito una forte contrarietà da parte della CGIL e di diversi docenti, che temono un progressivo impoverimento della formazione di base.
Fusione delle discipline scientifiche e riduzione degli orari di insegnamento
La riforma prevede che le materie tradizionalmente separate – fisica, chimica, biologia e scienze della terra – vengano amalgamate in un unico corso. Parallelamente, il monte ore previsto per il biennio viene diminuito, con un calo significativo per materie quali italiano, storia dell’arte e matematica. Silvia Benini insegnante di scienze naturali a Udine, ha sottolineato che “cinque docenti lavorano su tre ore settimanali per fornire una sola valutazione”. Questo drastico impoverimento delle ore di lezione rischia di limitare l’acquisizione di una cultura scientifica di base da parte degli studenti.
Conseguenze sul biennio generico
Il biennio, tradizionalmente considerato il periodo di orientamento scolastico, viene ora pensato come un primo ciclo di specializzazione. Silvia Benini ha avvertito che la riduzione delle ore di italiano e delle discipline umanistiche allarga il divario culturale rispetto ai percorsi liceali. I dati della regione, dove il 37 % delle famiglie sceglie ancora il tecnico, mostrano un aumento di sei punti percentuali rispetto alla media nazionale, ma la nuova struttura rischia di erodere la base di competenze necessarie per gli studi universitari.
Le proteste della CGIL: timori di professionalizzazione precoce e di aziendalizzazione
Il segretario regionale FLC CGIL, Massimo Gargiulo ha definito la riforma “una pessima partenza”, evidenziando che le modifiche sono state introdotte “a iscrizioni chiuse”. La Sindacato teme che la maggiore attenzione alle esigenze formative delle imprese trasformi le scuole in semplici filiere produttive. Graziamaria Pistorino della segreteria nazionale, ha ricordato che “se siamo pronti per un’impresa locale, domani potremmo non essere più adeguati al mercato globale”. Inoltre, la riduzione delle ore di italiano in quinta è vista come un pretesto per tagliare organico docente, con possibili esuberi e maggiore precarietà.
Il cambio di denominazione in licei: simbolismo o reale valore aggiunto?
Il provvedimento che trasforma gli istituti tecnici in licei tecnologici e i professionali in licei professionali è stato promosso come riconoscimento della dignità dei percorsi. Tuttavia, anche esperti come il matematico Piergiorgio Odifreddi hanno evidenziato che “cambiare il nome non cambia la sostanza”; una scuola rimane la stessa, anche se chiamata diversamente. Il dirigente Ludovico Arte dell’Istituto Marco Polo di Firenze ha ribadito che la vera parità si otterrà solo con “condizioni di vita e di istruzione concrete”, non con un semplice rebranding. Il rischio, inoltre, è creare una nuova gerarchia tra licei quinquennali e “licei” a quattro anni, accentuando le disuguaglianze territoriali e consolidate tra le regioni più ricche e quelle meno avvantaggiate.
La discussione resta aperta, con mobilitazioni in corso e richieste di revisione dei contenuti orari, nonché di aumenti salariali per gli insegnanti, elementi che saranno determinanti per il futuro dei percorsi tecnico-professionali.



