Il nuovo sistema di certificazione per la conciliazione tra vita privata e lavoro, introdotto dalla prassi Uni/Pdr 192:2026 rappresenta una svolta per le aziende che vogliono investire nel benessere familiare dei dipendenti. La certificazione, legata al Decreto legge 62/2026, prevede una riduzione dell’1 % dei contributi previdenziali, con un tetto massimo di 50 000 euro all’anno per impresa. L’obiettivo del Dipartimento per le politiche della famiglia è concedere le prime attestazioni entro la fine del 2026.
Gli indicatori e i requisiti della prassi Uni/Pdr 192:2026
La prassi pubblicata ad aprile prevede 28 indicatori di performance suddivisi in settori quali welfare, flessibilità, supporto alla genitorialità e assistenza ai caregiver. Tra gli aspetti valutati troviamo la percentuale di dipendenti che usufruiscono di congedi parentali o di paternità, le integrazioni economiche durante i periodi di assenza, la possibilità di ricorrere a smart working o part-time per chi cura familiari, e l’esistenza di un budget dedicato al welfare familiare. Per rendere concreta la politica, la direzione deve nominare un responsabile e un gruppo interno che curino l’implementazione e il monitoraggio continuo.
Requisiti differenziati per micro- e medie imprese
Le soglie di risultato non sono uniformi: le aziende con meno di 50 dipendenti devono raggiungere almeno il 50 % della soddisfazione di un indicatore quantitativo; quelle con 50 o più dipendenti devono arrivare al 60 % su almeno due indicatori. Gli altri criteri possono essere di natura qualitativa o quantitativa, con pesi variabili da 0,75 a 7,5 punti per indicatore. Il punteggio complessivo determina l’idoneità alla certificazione.
Durata, verifica e benefici economici
Una volta rilasciata, l’attestazione resta valida per tre anni. Durante questo periodo sono previste verifiche annuali per accertare il rispetto degli standard. Parallelamente, lo sconto contributivo si mantiene per lo stesso triennio, consentendo alle aziende di risparmiare fino a 150 000 euro (1 % annuo per tre anni). Il beneficio decorre dal 28 giugno 2026, data di entrata in vigore della legge n. 112/2026, che ha convertito il decreto del 1° maggio.
Le risorse destinate all’incentivo non sono illimitate: sono stanziati 7 milioni di euro per il 2026 e 12 milioni per ciascuno dei due anni successivi. In caso di domanda superiore alle disponibilità, l’importo erogato potrà essere ridotto proporzionalmente.
Procedura di accesso e supporto alle imprese
Gli organismi che potranno rilasciare la certificazione saranno accreditati dal comitato di delibera di Accredia. Già da questa settimana sono previste le prime abilitazioni. Per facilitare il percorso, Unioncamere, con fondi del Dipartimento per le politiche della famiglia, ha lanciato un programma di accompagnamento. Il bando prevede contributi a fondo perduto, destinati in particolare alle PMI (60 % delle risorse). Le imprese interessate devono presentare domanda sulla piattaforma Restart, dove è disponibile anche un test di autovalutazione per verificare il livello di maturità delle proprie politiche di conciliazione.
Oltre al risparmio sui contributi, la certificazione funge da segnale di eccellenza in termini di responsabilità sociale. Essa può favorire l’accesso a ulteriori incentivi pubblici e migliorare l’attrattività dell’azienda, contribuendo a trattenere talenti e a costruire un’immagine di datore di lavoro attento alle esigenze familiari.



