Il ritorno a scuola nella prima parte del 2026 ha nuovamente evidenziato come il costo dei libri di testo pesi sul bilancio familiare. Il prezzo di copertina è aumentato in media del 2%, un dato inferiore all’inflazione del 2,8%, ma la spesa complessiva delle famiglie è cresciuta del 25% negli ultimi dieci anni, secondo le analisi di Altroconsumo.
Un’indagine dell’Antitrust ha quantificato la spesa media per studente a 580 euro per i tre anni della scuola secondaria di primo grado e a 1.250 euro per i cinque anni del ciclo superiore. Queste cifre hanno spinto il Ministero a chiedere chiarimenti ai quattro editori che controllano più dell’80% del mercato nazionale (Mondadori, Zanichelli, Sanoma e La Scuola), ma i provvedimenti fiscali introdotti finora non sono riusciti a contenere l’aumento.
Crescita dei prezzi e limiti di spesa
Il Ministero stabilisce un tetto di spesa per i libri “obbligatori” che le scuole non devono superare. Fino al 2025 era possibile eccedere di un massimo del 15%; a partire dall’inizio del 2026 quel margine è stato ampliato al 20%, consentendo alle istituzioni di superare il budget senza dover motivare dettagliatamente il motivo dell’incremento. Parallelamente, la normativa impedisce alle librerie di offrire sconti superiori al 15%, anche sotto forma di buoni, con l’obiettivo dichiarato di tutelare le piccole realtà commerciali, ma secondo Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori questa regola “danneggia le famiglie su una spesa obbligata”.
Libri consigliati e spese nascoste
Oltre ai volumi obbligatori, le scuole spesso inseriscono testi etichettati come “consigliati” o “facoltativi”. Pur non rientrando nel calcolo del tetto ministeriale, questi libri creano una pressione psicologica sul genitore, che finisce per acquistarli per non compromettere gli esercizi o le attività di approfondimento. La conseguenza è un aumento silenzioso della spesa complessiva, che si aggira già intorno ai 1.250 euro per l’intero ciclo delle superiori.
Strategie editoriali: nuove edizioni e mercati secondari
Ogni anno gli editori pubblicano nuove versioni dei manuali, spesso con cambiamenti minimi – qualche pagina riscritta o una nuova grafica – grazie al Codice di autoregolamentazione dell’AIE, che lascia ampia discrezione su cosa costituisca una “nuova edizione”. L’Antitrust rileva che in media un libro su dieci viene sostituito annualmente, percentuale che sale al 35% nel primo anno di medie o superiori. Questo meccanismo rende obsoleti i volumi precedenti, chiudendo il mercato dell’usato dove, secondo Federconsumatori, si potrebbero risparmiare oltre il 29%.
Digitalizzazione e possibile svolta
Il passaggio al digitale, con l’uso di QR-code per aggiornare parti di testo, potrebbe mantenere valide le edizioni precedenti e favorire il riutilizzo dei volumi cartacei. Tuttavia, a più di dieci anni dalla riforma iniziata nel 2012, solo il 16% delle licenze digitali è realmente attivato, mentre il 95% delle classi utilizza ancora una combinazione cartaceo-digitale. Le riforme del Primo Ciclo e degli Istituti Tecnici lanciate nel 2026 hanno costretto gli editori a investire nella revisione dei cataloghi, costi poi trasferiti sui prezzi al consumatore.
Aiuti governativi, detrazioni e paragone con l’Europa
In Italia i libri di testo non sono detraibili dalle tasse. L’Associazione Altroconsumo propone una detrazione del 19% con limiti ISEE, mentre gli editori chiedono un intervento fiscale specifico per sostenere un settore colpito dal calo demografico degli studenti. Per le famiglie a basso reddito, il fondo nazionale per la fornitura gratuita è passato da 133 milioni a 139 milioni di euro per il triennio 2026-2027, con un’integrazione di 20 milioni destinata ai comuni per sostegno a famiglie con ISEE fino a 30.000 euro. Le regioni, però, gestiscono soglie differenti: dall’Emilia-Romagna (10.632,94 euro di ISEE) al Lazio (15.000 euro), creando disomogeneità segnalata dall’Antitrust.
Al di fuori dell’Italia, il peso del caro libri è più contenuto. In Francia i testi sono messi a disposizione in comodato d’uso gratuito fino alle medie; in Germania i genitori pagano una quota forfettaria di circa 100 euro per l’intero materiale didattico; nei Paesi Bassi è sufficiente versare una cauzione per ottenere i libri a costo zero, mentre in Irlanda lo Stato copre interamente la spesa. In questi contesti, la pratica di lanciare “nuove” edizioni ha un impatto ridotto, poiché il libro rimane di proprietà pubblica.



