Negli ultimi mesi la professione infermieristica ha registrato un ritorno di interesse da parte delle nuove generazioni. L’aumento delle domande d’iscrizione ai corsi di laurea è stato segnalato da molte regioni, in particolare dalla Lombardia, dove le iniziative congiunte di ordini professionali, università e istituzioni hanno avviato campagne di orientamento nelle scuole.
Nonostante questo slancio positivo, la carenza di personale qualificato rimane una sfida strutturale. I dati della conferenza Stato-Regioni indicano che, entro la fine del 2026, la Lombardia potrebbe trovarsi a corto di tra 2.500 e 3.500 infermieri. La perdita di personale in pensione e la durata media dei turni gravosi aggravano la pressione sui reparti, con ripercussioni sulla capacità dei servizi territoriali di decongestionare i Pronto Soccorso.
Crescita delle domande di ammissione in Lombardia
Stefania Pace, presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Brescia, ha osservato con ottimismo l’incremento delle richieste per i test d’ingresso. “L’ottima risposta dei giovani bresciani dimostra che le nuove generazioni percepiscono l’alto valore scientifico, umano e tecnologico della professione”, ha dichiarato.
Le campagne di orientamento hanno coinvolto venti istituti superiori della provincia, con l’utilizzo di visori di realtà virtuale e scenari interattivi per far provare agli studenti situazioni cliniche realistiche. Questa strategia ha permesso di superare gli stereotipi tradizionali, mostrando che l’infermiere di oggi è anche un operatore altamente digitale.
Uso della realtà virtuale nelle scuole
Gli studenti hanno potuto sperimentare simulazioni con pazienti virtuali, gestire emergenze e apprendere le procedure di sicurezza. L’esperienza ha aumentato la consapevolezza sul ruolo dell’infermiere e ha favorito una scelta più consapevole rispetto al percorso di studi.
Le cause della carenza: pensionamenti e salari bassi
Il deficit di personale è alimentato da due fattori principali. Da un lato, il rinnovo generazionale è rallentato perché molti professionisti in pensione lasciano posti vacanti che non vengono rapidamente ricoperti. Dall’altro, i stipendi italiani risultano inferiori rispetto a quelli di altri Paesi europei, spingendo i laureati verso opportunità all’estero.
Secondo le stime dei sindacati, l’adeguamento contrattuale è fondamentale: non basta aumentare i posti disponibili nei corsi di laurea se non si garantiscono percorsi di carriera, riconoscimento delle competenze avanzate e una retribuzione competitiva. La riforma della laurea magistrale, che ha introdotto l’autonomia prescrittiva per presidi, ausili e medicazioni ha migliorato la percezione della professione, ma la pressione sugli stipendi rimane un ostacolo.
Riforma della laurea magistrale e autonomia prescrittiva
L’introduzione dell’autonomia prescrittiva ha conferito all’infermiere maggiori responsabilità cliniche, rendendo la figura più autonoma e attraente per i giovani. Tuttavia, senza un adeguamento salariale, il vantaggio risulta limitato rispetto alle opportunità offerte da altri sistemi sanitari.
Candidati al test di ammissione a Verona: il profilo dei nuovi aspiranti
Il 17 settembre 2026 si è svolto il test d’ingresso per i corsi di laurea nelle professioni sanitarie a Verona. Cento minuti, sessanta domande a risposta multipla e una penalità di -0,4 per ogni risposta errata hanno messo alla prova i candidati. Tra loro, Michela (21 anni) ha lasciato il suo percorso di studi in finanza per inseguire il desiderio di “stare vicino al paziente”, mentre Marisa (19 anni) ha sottolineato che “l’infermiere è il vero perno dell’ospedale, garantisce dignità al malato”.
Altri partecipanti, come Fabio (18 anni) proveniente dal Trentino, hanno scelto Verona per la reputazione della preparazione clinica. La graduatoria finale verrà pubblicata il 25 settembre, con le preferenze di sede già indicate dai candidati.
Il risultato di questi test evidenzia un forte desiderio di entrare in una professione considerata fondamentale per la salute pubblica, ma al contempo mette in luce la necessità di modelli organizzativi più flessibili e di condizioni contrattuali che possano trattenere i talenti in Italia.



