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17 Settembre 2026

Come i media tradizionali possono parlare ai giovani nell’era dell’IA

Francesco Giorgino svela come intelligenza artificiale e social possano ridare voce ai media tradizionali per i giovani.

Come i media tradizionali possono parlare ai giovani nell’era dell’IA

Nel panorama attuale, l’informazione si trova a un bivio: da una parte l’intelligenza artificiale e i social media ridefiniscono i percorsi di fruizione, dall’altra la credibilità dei canali tradizionali è messa alla prova. Francesco Giorgino, professore di Comunicazione e Marketing alla Luiss e Direttore dell’Ufficio Studi Rai, ha illustrato queste trasformazioni durante il ciclo di incontri dei Dialoghi di Trani, tenutosi il 19 settembre in Puglia.

Giorgino ha evidenziato che il passaggio dal modello “uno-a-molti” del XX secolo a quello “molti-a-molti” e “uno-a-uno” dei giorni nostri è guidato da tecnologie che favoriscono la prossimità tra emittente e fruitore. L’IA non è più un semplice strumento di automazione, ma un elemento antropologico capace di personalizzare l’esperienza informativa, come dimostra il modello MICS sviluppato nella sua ricerca alla Luiss.

Algoritmi, push-content e nuova logica di segnalazione

Secondo l’intervento di Giorgino, la rete ha introdotto una dinamica “push” che affianca, ma non sostituisce, il tradizionale “pull”. I algoritmi di raccomandazione analizzano le preferenze espresse dagli utenti per suggerire contenuti che rafforzano il legame tra brand e pubblico. Non si tratta di una cospirazione, ma di un meccanismo di personalizzazione che può essere governato con responsabilità da editori e giornalisti, preservando l’identità professionale.

Strategie per conquistare la Gen Z su Instagram e TikTok

L’Ufficio Studi Rai ha pubblicato “Le nuove generazioni e i media audiovisivi”, evidenziando due usi distinti dei social: come social network luoghi di scambio e co-creazione, e come social media piattaforme di distribuzione di notizie. I dati del rapporto Censis mostrano che Facebook rimane il canale più universale, ma per interagire con la Gen Z e la Gen Alfa è indispensabile una presenza attiva su Instagram e TikTok, dove la newsfeed si trasforma in micro-contenuti visivi.

Giorgino ha sottolineato che i giornalisti devono occupare questi spazi con competenza, contribuendo alla formazione del discorso pubblico. In tal modo, la televisione generalista, che conserva una penetrazione del 98 % sul territorio nazionale, può integrare la propria offerta con formati brevi e interattivi, mantenendo autorità e aggiornando il linguaggio per risuonare con i giovani.

Informazione senza giornalismo: il rischio di un consumo superficiale

L’autore ha coniato l’espressione “informazione senza giornalismo” per descrivere la proliferazione di contenuti percepiti come notizie ma prodotti al di fuori delle redazioni professionali. Questo fenomeno mette in luce l’importanza dei criteri deontologici e delle competenze tematiche tipiche del giornalismo. Per riavvicinare le due parole, è necessario che le redazioni mantengano la presenza nei luoghi dove il pubblico si forma – sia nei canali tradizionali sia nei nuovi ecosistemi digitali.

Infine, la distinzione tra comunicazione e informazione è cruciale quando un politico o un brand produce direttamente messaggi senza mediazione. Mentre la comunicazione mira a interessi di parte, l’informazione dovrebbe servire l’interesse collettivo. Giorgino ha invitato i fruitori a sviluppare una distanza critica, riconoscendo quando il contenuto è frutto di propaganda o di giornalismo professionale.

Paolo Mariani
Autore

Paolo Mariani

Paolo Mariani, giornalista esperto di mercato del lavoro e politiche occupazionali, racconta contratti, carriere e trasformazioni del mondo professionale con taglio pratico e attento ai diritti dei lavoratori.