Il desiderio di cambiare carriera è un fenomeno sempre più diffuso tra i lavoratori italiani. Secondo un’indagine recente, quasi 7 occupati su 10 prenderebbero in considerazione l’idea di intraprendere una nuova strada professionale. Tuttavia, nonostante questa voglia di cambiamento, molti si trovano di fronte a dubbi e incertezze che frenano la decisione definitiva.
Il settore bancario e finanziario è uno di quelli in cui il divario di genere è più evidente, soprattutto in termini di retribuzione e carriera. Non si tratta solo di stipendi più bassi, ma anche di minore accesso ai ruoli decisionali e percorsi di crescita più lenti per le donne. Questo divario ha un impatto diretto su chi oggi è studente o studentessa e domani entrerà nel mercato del lavoro.
I settori più ambiti per un cambiamento di carriera
Chi valuta un cambiamento professionale punta principalmente a settori strutturali e stabili nel mercato del lavoro. La Pubblica Amministrazione è il settore più ambito, con il 31% degli intervistati che lo prenderebbe in considerazione. Seguono le vendite (26%), l’informatica (23%), la logistica (20%) e il settore manifatturiero (19%). Questi settori offrono opportunità di riqualificazione e ricollocazione più accessibili rispetto ad altri.
Le paure che frenano il cambiamento
Tra il desiderio di cambiare e la decisione definitiva, si aprono diversi timori. L’età è il freno più citato, con il 31% degli intervistati che teme di essere troppo vecchio per ricominciare. Seguono la paura di dover ricominciare da capo (28%), l’insicurezza finanziaria (26%) e le responsabilità familiari (19%). Molti lavoratori possiedono competenze spendibili ma non sanno in quali contesti valorizzarle, e il 64% vorrebbe capire per quali ruoli il proprio profilo risulta idoneo.
Il gender gap nel settore bancario
Il divario di genere nel settore bancario e finanziario è un problema complesso che ha radici profonde. Le donne, in media, guadagnano meno degli uomini anche quando hanno titoli di studio simili e svolgono mansioni comparabili. Questo divario non inizia allo sportello o in sala trading, ma molto prima, nei percorsi di istruzione e nelle scelte formative. Fin da giovani, ragazze e ragazzi ricevono messaggi diversi su quali materie sono adatte a loro e quali carriere sono considerate più naturali per un genere o per l’altro.
Le politiche aziendali stanno cambiando, con alcune banche italiane che adottano misure concrete per ridurre le disuguaglianze. Tra queste, l’adesione a indici internazionali come il Bloomberg Gender Equality Index (B-GEI), iniziative interne per aumentare la presenza femminile nei ruoli apicali e programmi di formazione e sensibilizzazione sul bias di genere. Queste politiche indicano una direzione verso ambienti professionali più equi.
Conoscere questi meccanismi aiuta a leggere meglio annunci di lavoro, percorsi di carriera e culture aziendali. Sapere che pregiudizi impliciti ed espliciti possono influenzare selezioni, promozioni e retribuzioni permette di fare scelte più consapevoli e pretendere, nel tempo, ambienti professionali più equi.



