Una decisione storica è stata presa dalla Corte di Cassazione riguardo ai navigator i professionisti incaricati di supportare i beneficiari del Reddito di cittadinanza. Con la sentenza n. 23436/2026, pubblicata il 17 luglio 2026, la Corte ha stabilito che questi lavoratori devono essere trattati come lavoratori subordinati con tutte le tutele del caso.
La decisione, che potrebbe coinvolgere circa 2.800 persone, ha chiarito un nodo giuridico che persisteva fin dall’introduzione del Reddito di cittadinanza. La Corte ha censurato la decisione della Corte d’appello di Torino, affermando che la natura del rapporto di lavoro dei navigator non poteva essere semplicemente qualificata come collaborazione.
L’origine del contenzioso
Il contenzioso è nato da una disposizione legislativa formulata in modo impreciso. L’articolo 12 del Dl 4/2019 prevedeva la stipulazione di incarichi di collaborazione ma non disciplinava in modo puntuale la natura del rapporto. Questa formulazione ha favorito un equivoco interpretativo, secondo cui sarebbe stato sufficiente qualificare il rapporto come collaborazione per sottrarlo automaticamente alla disciplina delle collaborazioni etero-organizzate.
La Cassazione ha smentito questa impostazione, affermando che la norma non introduceva alcun regime speciale, ma rinviava semplicemente alla disciplina generale vigente. Inoltre, la Corte ha escluso che l’accordo sindacale aziendale stipulato da Anpal Servizi nel 2015 potesse costituire una deroga prevista dalla legge, poiché non si trattava di un contratto collettivo nazionale di settore sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative.
Le modalità operative dei navigator
Nella pratica, i navigator operavano stabilmente all’interno dei Centri per l’impiego utilizzavano gli strumenti messi a disposizione dall’amministrazione, seguivano la stessa organizzazione del lavoro e svolgevano attività strettamente integrate con quelle dei dipendenti pubblici. Questi elementi hanno portato numerosi navigator a chiedere il riconoscimento delle tutele proprie del lavoro subordinato.
La Corte di Cassazione ha respinto i motivi diretti a ottenere il riconoscimento della subordinazione, ma ha affermato l’applicabilità della disciplina del lavoro subordinato ai rapporti riconducibili alle collaborazioni etero-organizzate. Questo significa che, se il rapporto presenta i requisiti della collaborazione etero-organizzata, trovano applicazione le tutele previste per il lavoro subordinato, salvo che ricorra una deroga espressamente prevista dalla legge e rigorosamente conforme ai requisiti richiesti.
Le implicazioni della decisione
La decisione della Cassazione potrebbe avere effetti significativi su una platea di 2.800 navigator. La Corte ha stabilito che la semplice previsione legislativa di incarichi di collaborazione non basta a escludere l’applicazione dell’articolo 2 del Dlgs 81/2015. Se il rapporto presenta i requisiti della collaborazione etero-organizzata, trovano applicazione le tutele previste per il lavoro subordinato.
Questa decisione rappresenta un importante passo avanti nella tutela dei diritti dei lavoratori e potrebbe aprire la strada a ulteriori riconoscimenti per altre categorie di lavoratori che operano in condizioni simili. La Cassazione ha chiarito che la natura del rapporto di lavoro non può essere determinata semplicemente dalla qualificazione legislativa, ma deve essere valutata in base alle concrete modalità operative.

