Marco Gnaccolini, 41 anni, laureato allo Iuav di Venezia e con un master in Sceneggiatura e drammaturgia all’Accademia nazionale di Roma, è un esempio lampante delle difficoltà che i lavoratori della cultura affrontano quotidianamente. Tra contratti a termine e prestazioni occasionali, la sua storia è quella di molti professionisti del settore che lottano per un riconoscimento professionale e condizioni lavorative dignitose.
La sua carriera spazia tra teatro, cinema, fumetto e insegnamento, ma nonostante l’esperienza e la formazione, si trova a dover affrontare una realtà lavorativa frammentata e precaria. Recentemente ha aperto la sua prima partita Ivaun passo necessario per garantire a suo figlio l’accesso alla scuola materna, ma che rappresenta solo una delle tante sfide che deve affrontare.
La precarietà dei contratti nel settore culturale
Gnaccolini ha iniziato a lavorare nel teatro nel 2010, nel fumetto professionalmente dal 2019 e nell’insegnamento dal 2026. Tuttavia, la maggior parte dei suoi contratti sono di durata inferiore ai sei mesi o prestazioni occasionali. Questo disgregamento contrattuale lo ha portato a non essere riconosciuto come occupato, con conseguenze significative sulla sua vita quotidiana e sui suoi diritti.
“Purtroppo, se non si ha un contratto superiore ai sei mesi, non si viene presi in considerazione”, spiega Gnaccolini. Questa situazione lo ha costretto a cercare soluzioni alternative per mantenersi, come giocare a pallacanestro, lavorare come assistente di laboratorio alla Biennale e in amministrazione al Giustinian. Nonostante questi lavori aggiuntivi, il suo obiettivo principale è sempre stato quello di lavorare nel suo ambito.
La battaglia per il riconoscimento professionale
Gnaccolini è entrato in contatto con il sindacato, in particolare con la Cgil, per cercare di fare ordine nella sua situazione lavorativa. “Lavoro in ambiti diversi sempre attraverso la scrittura ma in Italia la situazione è molto diversificata. Non esiste un contratto, quanto meno non a livello cumulativo, e nemmeno un riconoscimento professionale”, afferma.
La mancanza di contratti settoriali e di un riconoscimento professionale rende difficile per i lavoratori della cultura accedere a diritti fondamentali come la pensione e il welfare. “Casa e, in generale, welfare sono problemi reali”, sottolinea Gnaccolini. “Il riconoscimento delle nostre professioni serve anche a questo: a diventare un cittadino ‘normale’, collaborativo e attivo per e nella comunità.”
Gnaccolini non ha mai pensato di mollare, nonostante le difficoltà. “È la cosa che so e posso fare bene per gli altri”, dice. La sua battaglia non è solo per se stesso, ma per tutti i colleghi che si trovano nella stessa situazione. “Siamo dei nessuno, al momento”, conclude, sottolineando la necessità di un riconoscimento professionale per i lavoratori della cultura.


