Il lavoro da remoto, nato come soluzione temporanea durante la pandemia, si è trasformato in una pratica stabile che sta ridefinendo il mercato del lavoro e le società europee. Uno studio recente pubblicato su Nature offre nuove prospettive su questo fenomeno, analizzando i suoi effetti sulla produttività, il benessere e le scelte di vita dei lavoratori.
Condotto da un gruppo internazionale di ricercatori, tra cui la professoressa Greta Nasi dell’Università Bocconi, lo studio ha coinvolto oltre 20mila lavoratori europei, di cui 600 dipendenti pubblici. L’indagine, denominata R_MAP, mira a fornire dati concreti per orientare politiche pubbliche e strategie aziendali.
Il potenziale del lavoro da remoto per ridurre le disuguaglianze
Secondo la professoressa Nasi, il lavoro da remoto ha un grande potenziale per promuovere la coesione territoriale in Europa. Non è solo una modalità organizzativa, ma uno strumento decisivo per ridurre le disuguaglianze tra città e aree ruraliafferma. Sempre più persone in Italia stanno scegliendo di lasciare le città per vivere in contesti più accoglienti e con costi di vita inferiori.
Lo studio evidenzia che i dipendenti pubblici sono i più favorevoli al lavoro da remoto. Questo dipende dal fatto che percepiscono maggiori benefici sulla vita personale e sull’equilibrio vita-lavoro, e avvertono meno gli effetti negativi sulla carriera professionale. Nel settore pubblico, infatti, le carriere sono spesso basate sull’anzianità piuttosto che sulla performance individuale.
La tendenza opposta: il ritorno in ufficio
Nonostante i vantaggi, molte aziende e governi stanno spingendo per il ritorno in ufficio. Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump ha imposto il ritorno in presenza per i dipendenti federali, sostenendo che il lavoro da remoto riduca la produttività. Anche grandi aziende come Amazon e JPMorgan Chase hanno adottato politiche simili. Al contrario, governi come quelli britannico e italiano continuano a sostenere modelli flessibili e ibridi.
Il lavoro da remoto può diventare uno strumento importante per attrarre e trattenere talenti, soprattutto professionisti IT e digitali, che mostrano una forte preferenza per questa modalità lavorativa. Questo è particolarmente rilevante per le amministrazioni pubbliche, che faticano a competere con il settore privato nell’assunzione di personale qualificato.
I pro e i contro del lavoro da remoto
Molti dipendenti sarebbero disposti a rinunciare a parte dello stipendio pur di mantenere la possibilità di lavorare da remoto almeno per alcuni giorni alla settimana. La flessibilità di luogo e orario è diventata centrale per i lavoratori europei, considerata alla pari con le opportunità di carriera e lo stipendio.
Tuttavia, il lavoro da remoto presenta anche sfide. Molti lavoratori riferiscono di avere difficoltà a mantenere un sano equilibrio tra vita professionale e personale. Il confine tra le due sfere si assottiglia, e il lavoro tende a ‘traboccare’ nelle ore libere. Inoltre, c’è la preoccupazione che chi lavora da remoto possa essere dimenticato quando arrivano le promozioni, un fenomeno noto come out of sight, out of mind.
La vicinanza fisica ai colleghi, soprattutto ai mentori, ha un impatto reale sullo sviluppo del capitale umano, in particolare per i profili junior. La distanza fisica può ostacolare feedback spontanei, domande e apprendimento informale, con effetti che si manifestano nel lungo periodo.
L’impatto sulla geografia urbana
Il lavoro da remoto non è più solo una questione di preferenze individuali. È una forza che sta ridisegnando città e periferie, reti di trasporto, mercati immobiliari e politiche sociali. I dati raccolti dal progetto R_MAP offrono a ricercatori e amministratori uno strumento prezioso per capire dove stiamo andando.
La vera domanda non è se il lavoro da remoto sia ‘buono’ o ‘cattivo’, ma come renderlo equo per tutti, superando le disuguaglianze sociali, digitali e geografiche. La professoressa Nasi conclude che il lavoro da remoto può essere una leva potente per promuovere la coesione territoriale e migliorare la qualità della vita dei lavoratori.



