La commemorazione delle stragi di Capaci e Via D’Amelio rappresenta un appuntamento che va oltre la memoria: è un richiamo all’impegno quotidiano per la legalità. In questa cornice istituzionale, il presidente del CNEL, Renato Brunetta, ha sottolineato come il rispetto delle regole non sia soltanto un valore morale, ma una condizione necessaria per il funzionamento dell’economia e della convivenza civile. La ricorrenza invita a riflettere su come le Istituzioni, la scuola e le comunità possano tradurre il ricordo in pratiche concrete.
Nella giornata dedicata alla memoria delle vittime mafiose si rinnova anche l’appello rivolto alle nuove generazioni: è fondamentale che i giovani non diano consenso alle logiche dell’illegalità. Secondo questo punto di vista, la legalità diventa uno strumento collettivo che tutela chi è più esposto alle sopraffazioni e garantisce opportunità eque per imprese e lavoratori.
La memoria come leva per la responsabilità civile
Ricordare non significa solo onorare i caduti, ma usare la storia come leva educativa. Il richiamo a figure come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone invita a mantenere alta l’attenzione contro ogni forma di ingiustizia. Per Borsellino, in particolare, il ruolo delle giovani generazioni era centrale: se i ragazzi rifiutano l’assenso alle organizzazioni criminali, queste perdono il loro potere. Questa visione sottolinea come la partecipazione civica e l’educazione ai valori siano elementi decisivi per costruire una società libera e competitiva.
Formazione e scuola: il nucleo della prevenzione
La scuola è chiamata a svolgere una funzione primaria nell’educazione alla responsabilità: non solo insegnare norme, ma promuovere consapevolezza critica. Attraverso percorsi didattici e iniziative sul territorio si può creare una cultura in cui il rifiuto della criminalità diventa norma condivisa. Qui il concetto di consenso della gioventù assume una valenza pratica: formare cittadini informati significa togliere terreno all’illegalità e rafforzare il senso di comunità.
Strumenti concreti: il Disegno di legge del CNEL
Per tradurre i principi in interventi operativi, l’Assemblea del CNEL ha approvato il Disegno di legge in materia di gestione e destinazione dei beni e delle imprese sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Il provvedimento, approvato il 26 giugno 2026, mira a trasformare i patrimoni sottratti alle mafie in risorse utili per il territorio, favorendo inclusione, sviluppo e la tutela dei posti di lavoro. In questo modo la riconversione dei beni diventa un’occasione per promuovere uno sviluppo sostenibile e una concorrenza leale.
Obiettivi pratici del DDL
Il DDL punta a conservare il valore economico e occupazionale delle imprese confiscate, evitando che la perdita di produzione danneggi i territori. Attraverso misure organizzative e piani di destinazione, l’intento è di dare nuova vita a immobili e aziende, integrandoli in progetti che valorizzino il tessuto sociale locale. Il recupero dei beni ha, quindi, una doppia funzione: riparativa, perché restituisce valore alla collettività, e preventiva, perché sottrae risorse economiche alla criminalità organizzata.
Segnali simbolici e visibilità pubblica
La commemorazione assume anche forme simboliche che rafforzano il messaggio pubblico: per la Giornata nazionale della legalità la facciata di Villa Lubin, sede del CNEL, è stata illuminata di bianco per richiamare attenzione e partecipazione. Questo tipo di attenzione visiva serve a mantenere il tema della legalità presente nell’opinione pubblica e a ricordare che l’impegno contro le mafie coinvolge istituzioni, cittadini e imprese.
La dimensione simbolica e quella operativa devono procedere insieme: la luce sulla facciata diventa significante soltanto se accompagnata da azioni legislative e programmi educativi. In questo senso, le iniziative culturali, i progetti di riuso dei beni confiscati e le scuole impegnate nella formazione civica si intrecciano in una strategia unitaria per promuovere legalità e sviluppo.
Verso una cultura della responsabilità
La strada per consolidare la legalità passa per la coerenza tra commemorazione, normativa e impegno quotidiano. La lettura politica e morale della Giornata nazionale della legalità va quindi accompagnata da misure che tutelino la concorrenza e l’economia sana: solo così il ricordo di Capaci e di Via D’Amelio si traduce in un vantaggio concreto per la collettività. In questo quadro, il lavoro del CNEL e il DDL sui beni confiscati rappresentano passi concreti per restituire ai territori risorse, dignità e prospettive.
Ricostruire fiducia significa coinvolgere scuole, imprese e cittadini in un progetto comune: la legalità non è una bandiera simbolica ma una condizione essenziale per essere liberi e per garantire opportunità eque a tutti.
