La ricerca condotta dalla Caritas di Bologna e relativa al 2026 disegna un quadro complesso: il semplice accesso al lavoro non è più sinonimo di protezione sociale. Nel corso dell’ultimo anno l’organizzazione ha intercettato 3.266 bisogni connessi alla condizione lavorativa, riferibili a una platea di 2.872 persone. Questo dato invita a ripensare la relazione tra occupazione, reddito e tutela, perché molte delle richieste non provengono solo da chi è escluso dal mercato, ma anche da chi lavora senza però riuscire a vivere con dignità.
Se si osserva la composizione degli assistiti emerge una realtà stratificata: la quota più ampia è composta da individui senza impiego, ma una porzione significativa delle persone che si rivolgono alla Caritas ha comunque un lavoro. Il fenomeno mette in luce criticità che vanno oltre il mero tasso di occupazione e riguardano la qualità dei contratti, le retribuzioni e le condizioni abitative. Per affrontare il problema, diventa necessario un approccio che combini assistenza immediata e percorsi di inclusione strutturata.
Chi sono le persone in difficoltà
La fotografia sociale evidenzia che il 40% degli utenti intercettati è disoccupato, mentre circa il 25% ha un’occupazione ma resta in grave disagio economico: sono i cosiddetti “working poor”, termine che indica lavoratori con redditi insufficienti. Per comprendere meglio, si può leggere la definizione: working poor sono soggetti impiegati ma con salari talmente bassi o con contratti così precari da non garantire la copertura dei bisogni essenziali. In questa categoria rientrano lavoratori con part-time involontario, contratti a termine ripetuti e pagamenti al di sotto delle soglie di sussistenza.
Il ruolo della provenienza e dell’età
All’interno dei dati emerge una forte componente straniera: gli stranieri costituiscono i due terzi degli utenti in difficoltà, sia tra gli occupati sia tra i disoccupati, e rappresentano una fetta molto rilevante tra le casalinghe intercettate, dove il 74% è di origine straniera. D’altro canto, la condizione dei pensionati in stato di indigenza riguarda prevalentemente cittadini italiani: l’81% dei pensionati indigenti segnalati dalla Caritas è italiano. Questi elementi mostrano come l’accesso a risorse e protezioni sociali sia mediato da fattori anagrafici e d’origine.
Il nesso tra casa e lavoro
Il rapporto sottolinea il legame stretto tra situazione abitativa e opportunità occupazionali. Le persone sole o coinvolte in fratture familiari risultano più esposte al rischio di perdere o non trovare un lavoro stabile: nel campione preso in esame, chi vive da solo o in condizioni familiari compromesse (34,3% del totale) sperimenta tassi di disoccupazione molto elevati, con una incidenza che si avvicina all’ordine di grandezza di «uno su due». Lo stato civile incide: tra separati e divorziati la quota di chi è senza impiego è circa una su tre, mentre tra chi convive in ambito familiare (39,5% del campione) l’incidenza scende a circa una su quattro.
Senza dimora e lavoro
La marginalità estrema mostra numeri ancora più allarmanti: tra le persone senza dimora censite a Bologna solo una minoranza ha un lavoro che riesca a garantire un alloggio. Nel dettaglio, il 10,5% delle persone senza dimora risulta occupato, mentre il 74,5% è privo di impiego. In questi contesti, insieme alla popolazione straniera e a chi possiede bassi livelli di istruzione, si concentra la piaga del lavoro nero, che rappresenta una porta d’accesso allo sfruttamento e impedisce qualsiasi progetto di stabilità. Il report parla anche di circa seicento vite che oscillano fra la strada e i dormitori, un dato che rimanda all’urgenza di interventi abitativi e occupazionali coordinati.
Le risposte messe in campo
Di fronte a questa emergenza la Caritas non si limita alla distribuzione di aiuti immediati ma investe su percorsi di reinserimento e sulla promozione della legalità del lavoro. Per offrire sbocchi concreti a chi attraversa una fase di difficoltà sono stati attivati canali con il territorio e collaborazioni con enti locali. Nell’ultimo anno, la Caritas ha segnalato 2.558 persone in cerca di occupazione al progetto Insieme per il lavoro, nato dalla sinergia tra Curia, Comune e Città metropolitana di Bologna. Queste azioni vogliono combinare orientamento, formazione e contatti con il mondo delle imprese per costruire percorsi di autonomia.
Il quadro disegnato dal report invita a considerare politiche integrate che agiscano su lavoro, casa e servizi sociali, riconoscendo che la lotta alla povertà passa anche da contratti più stabili, controlli contro il lavoro irregolare e soluzioni abitative durature. Solo con una strategia coordinata tra terzo settore, istituzioni e imprese si potranno provare a trasformare in opportunità quei numeri che oggi sono soprattutto richieste di aiuto.
