Presso la sede della Camera di Commercio di Como-Lecco, lunedì 18 maggio è stato presentato il 16° Rapporto annuale sul mercato del lavoro lecchese, intitolato “Lecco a due velocità: il paradosso dell’occupazione, la sfida degli invisibili”. L’iniziativa, promossa dalla Provincia di Lecco con il supporto dell’Ente camerale e realizzata con l’analisi della società Pts, ha visto gli interventi della Presidente Alessandra Hofmann e del Consigliere provinciale delegato Antonio Leonardo Pasquini, oltre alla presentazione dell’Osservatorio provinciale, operativo dal 2010 e in raccordo con il livello regionale secondo il Protocollo d’intesa tra Regione Lombardia, Province lombarde e Città Metropolitana di Milano.
Il focus del rapporto è sui persone inattive e sulle azioni per favorirne il ritorno al lavoro, con particolare attenzione a iniziative di rete e partenariati territoriali. I dati presentati, costruiti su fonti come ISTAT, Comunicazioni Obbligatorie, Excelsior e Registro Imprese, offrono un quadro che combina un rallentamento quantitativo con trasformazioni strutturali rilevanti nel 2026.
Un quadro numerico del 2026
Nel complesso, il rapporto indica che le forze di lavoro in provincia sono scese sotto le 143.000 unità, con una perdita stimata intorno a 5.900 persone rispetto all’anno precedente (-4%). Parallelamente, il numero degli inattivi supera le 68.000 unità, con un aumento del 7,6% che porta il tasso di attività al 67,2%, il livello più basso degli ultimi vent’anni e tra i più contenuti in Lombardia. L’occupazione totale scende sotto i 140.000 occupati, con una riduzione di circa 5.000 unità e un tasso di occupazione pari al 65,5%, oltre quattro punti sotto la media regionale. La disoccupazione rimane però bassa (2,6%, circa 3.700 persone), generando il cosiddetto «paradosso lecchese»: il basso numero di disoccupati deriva più da una riduzione della partecipazione che da un’espansione occupazionale.
Partecipazione e dinamiche del lavoro
Questi dati delineano un mercato in cui la contrazione dei flussi pesa quanto la domanda. Le comunicazioni di avviamento al lavoro del 2026 si attestano poco sopra le 41.000, mentre le cessazioni sono scese intorno a 39.400: saldo positivo ma frutto soprattutto di una diminuzione delle mobilità, non di una crescita robusta della domanda. Inoltre, il mercato mostra un aumento delle forme contrattuali flessibili: il tempo determinato costituisce quasi il 60% degli avviamenti, con una presenza crescente di part-time e lavoro in somministrazione che segnala maggiore frammentarietà e instabilità.
Trasformazioni settoriali e capacità di reperimento
Il rapporto mette in evidenza modifiche importanti nella composizione dell’occupazione: l’industria, pilastro storico del territorio, ha perso oltre 10.000 posti di lavoro negli ultimi due anni, mentre il settore dei servizi continua a espandersi, arrivando a rappresentare circa il 46% degli occupati (intorno a 63.900 persone). Le costruzioni registrano un aumento (circa +1.200 occupati), l’agricoltura resta marginale ma sostanzialmente stabile. Dall’altra parte, il Registro Imprese segnala un ridimensionamento del sistema produttivo: le imprese attive sono scese a circa 22.000 unità e il tasso di mortalità d’impresa è aumentato.
Domanda non allineata e difficoltà di reperimento
Le imprese del territorio prevedono circa 24.000 nuove assunzioni, ma oltre la metà di queste risultano difficili da coprire. Le ragioni sono doppie: carenza di candidati e mismatch di competenze. La domanda si concentra su profili operativi e tecnico-specializzati; la richiesta di figure altamente qualificate è contenuta. Inoltre, la componente di manodopera straniera è inferiore alla media regionale, con meno di un quarto delle assunzioni previste attribuibili a lavoratori stranieri, fattore che incide, in particolare, sulla disponibilità di manodopera nei cantieri.
Cause dello squilibrio e azioni in corso
Il rapporto individua tra le cause principali un fattore demografico già noto: invecchiamento, bassa natalità e ricambio generazionale insufficiente, aggravati da flussi migratori non sufficienti a compensare le uscite dal mercato del lavoro. A ciò si somma una ridotta partecipazione di alcune fasce della popolazione e un marcato disallineamento tra competenze richieste e competenze disponibili. In risposta, proseguono programmi locali come il Patto territoriale per le competenze e il programma GOL, che hanno coinvolto oltre 9.500 persone nei Centri per l’Impiego di Lecco e Merate, con più di 1.500 utenti avviati alla formazione.
Proposte e misure operative
Le autorità provinciali richiamano la necessità di rafforzare politiche di inclusione e conciliazione: potenziare i servizi per la prima infanzia e la cura degli anziani, promuovere modelli organizzativi flessibili e coinvolgere le imprese nelle soluzioni. Come sottolineato dalla Presidente Hofmann, è urgente guardare agli inattivi non come a numeri ma come a potenziali risorse da riattivare; per il Consigliere Pasquini serve una cooperazione più stretta tra enti, imprese e soggetti della formazione per ridurre il mismatch e facilitare il reperimento del personale.
In sintesi, il 16° Rapporto sul mercato del lavoro lecchese descrive un territorio che cambia: volumi in contrazione, trasformazioni settoriali evidenti e sfide legate all’attivazione delle persone inattive. Le misure indicate puntano su formazione, servizi di conciliazione e reti territoriali per rendere il mercato del lavoro più dinamico e inclusivo.
