(Adnkronos) – Una donna su sette soffre di vulvodinia, una sindrome cronica dolorosa, ancora oggi poco riconosciuta, che può compromettere ogni aspetto della vita quotidiana: vestirsi, sedersi, lavorare, vivere la propria intimità. Nonostante l’impatto così invalidante, la patologia non è ancora inserita nei Lea e molte pazienti raccontano anni di diagnosi mancate o negate – in media 4-5 anni e fino a 10 medici consultati prima di un riconoscimento clinico. Per rompere il silenzio su questo tema, Sanitas Farmaceutici lancia 'A Voce Alta', un vodcast dedicato a dare voce al dolore femminile invisibile. Un progetto multimediale che intreccia testimonianze di pazienti, dialoghi con specialisti e riflessioni sulla cura, per restituire visibilità e dignità a un dolore troppo a lungo inascoltato. Il prossimo 11 novembre è il 'Vulvodinia Day'. “Con 'A Voce Alta' abbiamo voluto dare concretezza al nostro impegno in ambito di Responsabilità Sociale d’Impresa (Csr) – spiega Stefano Parlati, Ceo di Sanitas Farmaceutici –. Crediamo che un’azienda responsabile debba contribuire non solo con farmaci e ricerca, ma anche con educazione, consapevolezza e ascolto. Questo progetto nasce per migliorare la qualità di vita delle donne che convivono con la vulvodinia e per promuovere un dialogo aperto tra pazienti e clinici". Il vodcast, articolato in 7 episodi condotti dal farmacologo Livio Luongo e dalla divulgatrice Chiara Natale, propone incontri con sette esperti di rilevanza nazionale – tra cui il ginecologo Filippo Murina, la ginecologa Maria Teresa Schettino, la psicosessuologa Francesca Romana Tiberi, l’ostetrica Micol Macrì, il personal trainer Dario Ghezzi, il reumatologo Alberto Sulli, l’anestesista terapista del dolore e membro del Comitato Tecnico Scientifico (Cts) Consalvo Mattia e un intervento del nutrizionista Alessio Fabbricatore – che affrontano la patologia da prospettive mediche, psicologiche e sociali. “Finalmente – sottolinea Livio Luongo – c’è uno spazio dove pazienti e medici dialogano apertamente su temi che troppo spesso restano confinati nel silenzio o nella vergogna. Il linguaggio della scienza incontra quello dell’esperienza, per costruire una nuova consapevolezza collettiva.” “Raccontare la vulvodinia – aggiunge Chiara Natale, paziente e co-conduttrice – significa restituire voce, credibilità e solidarietà a migliaia di donne. La rete è diventata un luogo di legittimazione, ma serve anche l’impegno delle aziende per dare continuità e rigore a questo cambiamento culturale.”
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