Terzo settore in accelerazione: dati, riforma e priorità per rafforzare volontariato, imprese sociali e governance
Il quinto rapporto Terzjus, presentato l’11 marzo 2026, offre una fotografia aggiornata del terzo settore italiano: un mondo che cresce in partecipazione e visibilità ma che mantiene diversi punti di attenzione. Il testo documenta l’aumento dei numeri, il ruolo delle normative più recenti e le tensioni operative tra registri e tipologie di enti. In questo articolo ricompattiamo i dati principali e mettiamo a fuoco le priorità per il prossimo futuro, con attenzione a volontariato, occupazione e modelli di governance.
Il rapporto non si limita a celebrare i risultati: mette anche in luce che il passaggio dalla fase normativa all’attuazione richiede strumenti e scelte concrete. Tra le istanze più ricorrenti emergono la necessità di rafforzare le reti associative, migliorare il coordinamento tra RUNTS e RASD, e sostenere economicamente le realtà che operano a favore del bene comune. Le cifre e le analisi che seguono aiutano a comprendere dove si concentrano opportunità e criticità.
Il volontariato si conferma centrale: in Italia vengono stimati circa 4,7 milioni di volontari che contribuiscono con 84 milioni di ore di attività. La multiformità delle pratiche è evidente: il 5% svolge attività esclusivamente online, il 34% combina presenza e digitale, il 42% opera solo in presenza e il 19% non presta attività diretta ma è comunque parte delle comunità di riferimento. Questo spazio di partecipazione include i cosiddetti netattivisti, giovani più abituati al digitale e strategici per future politiche di coinvolgimento.
Tra il 2026 e il 2026 si è registrato un incremento significativo dei donatori del 5 per mille (+1,4 milioni di persone) e degli enti beneficiari, oggi circa 69.000. Il fondo collegato alla misura è passato da 525 a 610 milioni di euro, contribuendo al record di 18 milioni di contribuenti che nel 2026 hanno destinato il 5 per mille a un ente del terzo settore. Questi dati mostrano una crescita di fiducia verso le organizzazioni non profit, elemento utile per pianificare interventi di lungo periodo.
Il mondo del lavoro nel terzo settore è articolato e in espansione: il rapporto segnala 817.499 impiegati, con un aumento del 20% negli ultimi cinque anni. Le imprese sociali, pur rappresentando il 17,3% degli enti, assorbono l’85% della forza lavoro, con una dimensione media di circa 30 addetti per impresa. Le organizzazioni di volontariato contribuiscono in misura molto più limitata all’occupazione totale (4,5%) con una media inferiore all’unità per ente, evidenziando differenze organizzative e di scala tra le forme giuridiche.
La concentrazione dei lavoratori è marcata nel Nord: Lombardia (18,7%), Emilia-Romagna (9,8%), Lazio (8,5%), Piemonte (8,2%) e Veneto (7,7%) raccolgono oltre il 52,9% dell’occupazione. Tuttavia, il rapporto nota segni di vitalità anche in alcune aree del Sud e nelle zone interne. Resta aperto il tema delle retribuzioni, mediamente inferiori del 25-30% rispetto al settore privato tradizionale, una criticità da affrontare per garantire attrattività e sostenibilità delle carriere nel sociale.
Dal punto di vista normativo il 2026 ha portato novità rilevanti: il via libera dall’Unione Europea ai nuovi regimi fiscali degli ETS, l’emanazione del decreto 125/2026 sui controlli e l’autogoverno, e la consultazione pubblica sul PANES (Piano d’azione nazionale per l’economia sociale). Pur riconoscendo progressi, il rapporto evidenzia il problema del rapporto con gli enti sportivi dilettantistici e la separazione tra RUNTS e RASD, che ostacola piena integrazione e semplificazione amministrativa.
L’amministrazione condivisa emerge come pratica consolidata, con 3.190 avvisi di coprogrammazione e coprogettazione pubblicati tra il 2018 e il 2026. I CSV vengono descritti come veri e propri ponti tra mondo pubblico, terzo settore e comunità: la loro funzione di accompagnamento e controllo diventerà più strategica con l’aumentare del numero di iscritti e dell’offerta di servizi. Questo richiederà maggiori responsabilità e risorse per sostenere qualità e trasparenza.
In chiusura, il rapporto Terzjus non si limita ai traguardi: indica percorsi per consolidare il ruolo sociale ed economico del settore, come sbloccare strumenti finanziari, incentivare investimenti nelle imprese sociali, rivedere posizioni fiscali (IRAP) e potenziare le reti associative. Il messaggio è chiaro: la fase normativa è avanzata, ma l’attuazione richiede scelte politiche e operative per tradurre numeri e valori in impatti concreti per le comunità.
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