Il congresso nazionale sul futuro del sistema sanitario si è tenuto a L’Aquila, coincidente con l’inaugurazione del nuovo Auditorium dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. L’evento ha richiesto la partecipazione di più di 200 figure, tra medici, rappresentanti istituzionali e cittadini, ed è stato il contesto ideale per una discussione approfondita su lavoro, sostenibilità e previdenza della professione medica.
Le richieste di Filippo Anelli: un piano straordinario per la sanità
Filippo Anelli, presidente della FNOMCeO, ha sottolineato la crescente carenza di medici e il progressivo spostamento delle prestazioni verso il settore privato, che oggi rappresenta il 40% delle cure erogate. Dal suo intervento è emersa la necessità di un piano straordinario capace di garantire l’assistenza territoriale e di rafforzare il Servizio Sanitario Nazionale. Tra le priorità citate, Anelli ha indicato la riduzione delle liste d’attesa, la tutela della sicurezza del personale e il rafforzamento dell’autonomia professionale.
Il ruolo dell’Enpam e la copertura previdenziale
L’Enpam, rappresentata dal presidente Alberto Oliveti, ha confermato l’impegno dell’ente verso le nuove generazioni di medici, segnalando che il 95% dei professionisti è coperto dal sistema previdenziale. Anche l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, ha ribadito l’importanza del nuovo Auditorium come punto di riferimento per la formazione continua e il dialogo tra istituzioni e associazioni.
Il medico di famiglia come “care navigator”: risultati di uno studio nazionale
Un’indagine pubblicata su BMC Primary Care realizzata nel progetto MedicInRete e coordinata dal Mario Negri IRCCS, ha raccolto le opinioni di dodici medici in formazione sulle nuove funzioni del medico di medicina generale. Il concetto di care navigator emerge come risposta alla complessità crescente dei percorsi di cura, in cui i pazienti devono interagire con più servizi, specialisti e strutture.
Strumenti e risorse necessari
Le interviste hanno evidenziato la necessità di tempo dedicato, team multidisciplinari, strumenti informatici interoperabili e una formazione specifica. Luca Marchesi, specializzando in Medicina di Comunità, ha osservato che senza questi elementi chiedere al medico di coordinare un sistema frammentato è irrealistico. In alcune zone dell’Emilia-Romagna, è già stata sperimentata la consultazione diretta con specialisti ospedalieri, riducendo gli invii superflui.
Ostacoli da superare
Le criticità segnalate includono la carenza di personale, la limitata presenza di infermieri territoriali, la difficoltà di comunicazione tra ambulatori e ospedali, nonché i lunghi iter burocratici e sistemi informatici poco integrati. Inoltre, il contratto attuale della medicina generale è percepito come un freno allo sviluppo di team più coesi e all’integrazione tra professionisti.
Dimensione sociale della salute
Secondo Anna De Simoni, la formazione dei futuri medici deve includere una maggiore attenzione al contesto sociale delle popolazioni servite. Il medico di famiglia, infatti, non solo gestisce le patologie, ma deve anche saper leggere i bisogni della comunità locale, contribuendo a una sanità più equa e orientata al benessere collettivo.
L’insieme di queste evidenze indica che il futuro della professione medica in Italia passa attraverso due filoni complementari: da una parte, un intervento strutturale a livello nazionale per rafforzare il SSN e, dall’altra, una trasformazione operativa del ruolo del medico di base, affinché possa fungere da vero navigatore della cura per i pazienti.



