Il pacchetto UE sulla mobilità equa dei lavoratori pubblicato il 15 settembre 2026, pone al centro la portabilità transfrontaliera della previdenza complementare. Tra le novità spicca la possibilità di trasferire posizioni individuali, il TFR e il contributo datoriale senza perdere diritti, in linea con la Direttiva IORP 2 e le opportunità offerte dal PEPP. L’obiettivo è favorire la mobilità dei dipendenti in tutta l’Unione, uniformare le regole di trasparenza, governance e investimento e rafforzare la protezione degli iscritti.
In Italia, la stessa linea è stata recepita nella Legge di Bilancio 2026, che dal 31 ottobre 2026 rende operative le misure di portabilità del contributo datoriale. Finora, chi abbandonava un fondo pensione negoziale perdeva il contributo aziendale, pari all’1-2% della retribuzione lorda. Con la nuova disposizione, il lavoratore potrà spostare il proprio risparmio, incluso il TFR, verso qualsiasi fondo aperto o PIP, mantenendo intatto il contributo del datore di lavoro.
Impatto sui fondi negoziali e stime di perdita
I fondi pensione negoziali, che gestiscono complessivamente circa 85 miliardi di euro temono un deflusso di risorse. Le prime analisi indicano un possibile calo del patrimonio gestito tra il 10% e il 15%. Più preoccupante, tuttavia, è la potenziale diminuzione della capacità di investimento a lungo termine in infrastrutture e imprese italiane, poiché i fondi aperti tendono a orientarsi verso mercati finanziari internazionali con un orizzonte più breve.
Conseguenze per l’economia reale
Quando i capitali migrano verso forme più speculative, la capacità dei fondi negoziali di finanziare progetti strutturali si indebolisce, minacciando la stabilità del sistema di previdenza complementare e riducendo il loro ruolo di volano per la crescita del Paese. Questo è il punto focale delle preoccupazioni sollevate da sindacati e associazioni datoriali.
Il confronto del 24 settembre: sindacati, Assofondipensione e Teha Group
Il 24 settembre, Assofondipensione ha organizzato, insieme a Teha Group, un tavolo di discussione a cui hanno partecipato rappresentanti sindacali e membri del governo. L’incontro ha evidenziato la consapevolezza che la scadenza del 31 ottobre è imminente e che la possibilità di ottenere un ulteriore rinvio è ormai limitata a poche settimane. Le parti hanno richiesto un compromesso che tuteli sia la libertà di scelta dei dipendenti sia la solidità dei fondi negoziali, temendo che la norma diventi irreversibile.
Cosa valutare per dipendenti e imprese
Per i lavoratori, la riforma elimina la più grande barriera economica, consentendo di scegliere il fondo più adatto senza perdere il contributo aziendale. Tuttavia, è consigliabile confrontare i costi di gestione i rendimenti storici e le condizioni contrattuali del proprio CCNL. Le imprese dovranno adeguare i sistemi di payroll e monitorare i flussi contributivi, poiché la frammentazione verso più fondi potrà aumentare la complessità amministrativa. La fase finale delle prossime due settimane sarà cruciale per osservare eventuali modifiche legislative prima dell’entrata in vigore.



