Molti pensionati che hanno continuato a lavorare negli anni precedenti al pensionamento si trovano di fronte a una conseguenza inattesa. La retribuzione finale, spesso più bassa rispetto agli anni centrali della carriera, può ridurre la quota di pensione calcolata con ilsistema retributivo. Per limitare questo effetto è possibile chiedere laneutralizzazione dei contributi, una procedura che consente di escludere dagli ultimi anni quelli ritenutinocumentevoliai fini della misura della pensione; la sua applicazione va valutata dall’ente previdenziale caso per caso.
Quando ha senso chiedere la neutralizzazione
La neutralizzazione conviene principalmente quando, negli anni immediatamente precedenti il collocamento a riposo, si sono verificati eventi capaci di ridurre la retribuzione percepita. Tali eventi includono contratti part-time, periodi diCassa integrazione, integrazioni salariali o l’utilizzo di ammortizzatori sociali come laNASpI.
Il meccanismo mira a escludere dal calcolo della quota retributiva i periodi considerati non rappresentativi del livello salariale abituale. In pratica, se i contributi riferiti a quei periodi non sono necessari per raggiungere i requisiti minimi per la pensione, la loro esclusione può evitare una diminuzione dell’assegno.
La valutazione della neutralizzazione è di competenza dell’ente previdenziale e si svolge caso per caso. L’ente verifica la rilevanza dei periodi oggetto di richiesta rispetto alla carriera complessiva e alle norme vigenti.
Quali anni possono essere esclusi
L’ente valuta la neutralizzazione dei periodi che risultanomeno favorevolirispetto alla carriera contributiva complessiva. In pratica possono essere neutralizzati fino a cinque anni, equivalenti a circa260 settimane, quando il confronto economico lo giustifica. La verifica consiste nel calcolare la pensione con e senza quei periodi e scegliere l’opzione più vantaggiosa per l’interessato. L’ente considera inoltre la pertinenza dei periodi alle norme vigenti e alla storia contributiva individuale.
Procedura per presentare la domanda
La richiesta si avvia con una domanda telematica diricostituzione della pensioneper motivi contributivi. La modulistica e l’inoltro devono avvenire tramite i canali ufficiali INPS, indicando con chiarezza i periodi oggetto di neutralizzazione. È prudente avvalersi dell’assistenza di un patronato o di un consulente specializzato, che possono predisporre la pratica e richiedere una simulazione preventiva del nuovo importo pensionistico. Tale simulazione permette di valutare in anticipo la convenienza della ricostituzione.
Valutazione dell’inps e tempi
La simulazione citata in precedenza consente di valutare in anticipo la convenienza della ricostituzione. L’ente territoriale competente avvia quindi un’istruttoriache confronta i due calcoli e verifica i requisiti contributivi.
Se laneutralizzazionerisulta conveniente, l’INPSemette il provvedimento di ricostituzione. In caso contrario la pratica può essere respinta o archiviata.
I tempi di valutazione dipendono dalla complessità della posizione contributiva e dalla completezza della documentazione presentata. Le fasi più lunghe sono il controllo incrociato delle posizioni e l’acquisizione di eventuali documenti integrativi.
Salvaguardie e tutela dell’importo
Dopo le verifiche e l’acquisizione di documenti integrativi, molti pensionati temono che la domanda di ricalcolo possa ridurre l’assegno in pagamento. La normativa e la giurisprudenza nazionale tutelano l’assistito: vige il principio del divieto dicalcolo peggiorativoe il principio diimmodificabilità in peius.
Secondo questi principi, l’INPS è tenuta ad applicare la soluzione più favorevole tra il calcolo ordinario e la ricostituzione ottenuta mediante la neutralizzazione dei periodi.
La tutela si traduce nella conservazione dell’importo in godimento fino alla definizione dell’istruttoria e, in caso di esito favorevole alla ricostituzione, nell’adeguamento dell’assegno nella direzione più vantaggiosa per il beneficiario. Eventuali conguagli amministrativi seguono le regole di legge e la prassi interpretativa consolidata.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
In continuità con le regole amministrative, la possibilità di escludere periodinocumentevolisi fonda sull’Art. 37 del DPR 818/1957. Tale norma costituisce la base procedurale per le operazioni di ricalcolo dell’anzianità contributiva.
La giurisprudenza successiva ha ampliato l’applicabilità del principio anche alle pensioni già in pagamento. Decisioni giurisdizionali rilevanti hanno stabilito che il ricalcolo a favore del pensionato non può determinare una riduzione dell’assegno già percepito, configurando unaclausola di salvaguardiasul trattamento economico. Nella prassi ciò impone alle amministrazioni previdenziali di adottare criteri che evitino effetti retroattivi lesivi per il beneficiario.
Consigli pratici prima di presentare la domanda
Prima di inoltrare la richiesta, si raccomanda unasimulazione dettagliatacon patronati o consulenti previdenziali. Tale verifica consente di valutare se laneutralizzazionedegli anni a reddito ridotto determini un aumento effettivo della pensione e di quantificare il beneficio netto atteso.
Si deve inoltre raccogliere tutta ladocumentazioneche attesti i periodi a basso reddito e gli eventi giustificativi. Tra i documenti utili rientrano contratti part-time, certificazioni di integrazione salariale e attestazioni di NASpI. Elena Marchetti, giornalista con esperienza in temi sociali e filiera del lavoro, sottolinea la necessità di procedure documentali rigorose per evitare contestazioni amministrative.
Laneutralizzazionedei contributi è uno strumento di tutela per i lavoratori che hanno continuato a prestare attività con retribuzioni decrescenti prima del pensionamento. Valutata e documentata in modo rigoroso, la procedura può migliorare la quota retributiva della pensione senza comportare la riduzione dell’assegno già in pagamento.Per neutralizzazione si intende la ricostruzione contributiva finalizzata a eliminare periodi di retribuzione anomala, operazione che richiede calcoli accurati e prove documentali. Dietro ogni scelta previdenziale c’è una storia di lavoro: la verifica preventiva con un consulente qualificato offre una stima economica realistica della ricostituzione e riduce il rischio di contestazioni amministrative.