Nel contesto attuale, il mercato del lavoro presenta tassi di disoccupazione globali che si stabilizzano attorno al 4,9%, un dato pressoché invariato rispetto agli ultimi due anni. Le previsioni per il 2027 indicano che questa situazione non subirà cambiamenti significativi, come evidenziato dall’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL).
Tuttavia, è importante notare che, sebbene il tasso di disoccupazione non aumenti, non ci sono segnali di crescita nell’occupazione. Non si osserva un miglioramento significativo nel numero di lavoratori che accedono a impieghi dignitosi e di qualità.
Tendenze globali nel mercato del lavoro
Gilbert F. Houngbo, direttore generale dell’OIL, ha sottolineato che la stabilità della disoccupazione non deve far dimenticare la dura realtà che colpisce molti lavoratori. Infatti, una parte considerevole della forza lavoro mondiale rimane intrappolata in condizioni di povertà, informalità ed esclusione.
Situazione occupazionale
Il rapporto Employment and Social Trends 2026 pubblicato a gennaio dall’OIL chiarisce che l’occupazione globale subirà una lieve flessione, con una diminuzione di 0,2 punti percentuali, attestandosi al 60,5% nel 2027. Allarmante è anche il dato che oltre 300 milioni di lavoratori vivono in condizioni di estrema povertà, guadagnando meno di 3 dollari al giorno.
In aggiunta, le proiezioni suggeriscono che più di 2 miliardi di persone saranno impegnate in lavori informali, i quali offrono scarse o nulle garanzie di protezione sociale e diritti lavorativi. La situazione è particolarmente critica nei Paesi a basso reddito, dove le opportunità di lavoro sono scarse e le condizioni occupazionali continuano a deteriorarsi.
Impatto sulle categorie vulnerabili
Un ulteriore aspetto preoccupante riguarda l’impatto sui salari, in particolare in Asia e in Europa, dovuto alle incertezze legate al commercio internazionale. Inoltre, giovani e donne sono tra le categorie più colpite da questa situazione. I giovani, infatti, si trovano ad affrontare molteplici difficoltà nel loro ingresso nel mercato del lavoro, soprattutto a causa delle nuove tecnologie che trasformano il panorama occupazionale.
Disoccupazione giovanile
Secondo i dati dell’OIL, nel 2026 il tasso di disoccupazione tra i giovani è salito al 12,4%, corrispondente a circa 67,3 milioni di disoccupati nella fascia di età più giovane. Inoltre, la percentuale di giovani NEET (Not in Employment, Education or Training) ha superato il 20%, indicando che 257 milioni di giovani stanno perdendo opportunità formative e lavorative.
Questa situazione è particolarmente grave nei Paesi meno sviluppati, dove il tasso di NEET è superiore di 17 punti percentuali rispetto ai Paesi ad alto reddito. Anche per i giovani con un’istruzione superiore, il mercato del lavoro si presenta difficile, poiché non sempre l’istruzione porta a tassi di disoccupazione più bassi.
Sfide per le donne nel lavoro
La partecipazione delle donne al mercato del lavoro continua a rimanere significativamente inferiore rispetto a quella degli uomini. Globalmente, le lavoratrici rappresentano solo i due terzi della forza lavoro. Inoltre, le donne hanno una probabilità di disoccupazione 24,2 punti percentuali più alta rispetto agli uomini e la loro condizione di NEET è ancora più preoccupante, con un divario di 14,4 punti percentuali.
Queste disparità sono destinate ad aumentare: nel 2027, si prevede che le donne disoccupate nel mondo raggiungeranno quasi 80 milioni.
Situazione in Europa
Tuttavia, è importante notare che, sebbene il tasso di disoccupazione non aumenti, non ci sono segnali di crescita nell’occupazione. Non si osserva un miglioramento significativo nel numero di lavoratori che accedono a impieghi dignitosi e di qualità.0
Tuttavia, è importante notare che, sebbene il tasso di disoccupazione non aumenti, non ci sono segnali di crescita nell’occupazione. Non si osserva un miglioramento significativo nel numero di lavoratori che accedono a impieghi dignitosi e di qualità.1
Tuttavia, è importante notare che, sebbene il tasso di disoccupazione non aumenti, non ci sono segnali di crescita nell’occupazione. Non si osserva un miglioramento significativo nel numero di lavoratori che accedono a impieghi dignitosi e di qualità.2