Mercati finanziari globali: cosa aspettarsi nel 2026
Sarah Finance propone una lettura quantitativa dei fattori che guideranno i mercati finanziari nel 2026. Prezzi degli asset, rendimento obbligazionario, volatilità e rischi sistemici si intrecciano per delineare scenari differenti: i tassi reali, il corso dell’inflazione e il ritmo della crescita globale resteranno i punti focali del pricing del rischio. Le decisioni delle banche centrali e gli shock geopolitici continueranno a influenzare il sentiment degli investitori, mentre la dispersione dei rendimenti fra settori ciclici e difensivi è destinata ad aumentare. In prospettiva, la traiettoria dei tassi a lungo termine avrà un ruolo centrale nelle valutazioni nei prossimi trimestri.
I numeri chiave oggi
– Inflazione area Euro (ultimo dato mensile): 2,7% anno su anno.
– Inflazione core USA: 3,4%.
– Rendimento del Treasury USA a 10 anni: circa 3,9%.
– Crescita globale prevista dal FMI per il 2026: circa 3,0%.
Questi indicatori condizionano direttamente il costo del capitale e, di conseguenza, la valutazione degli asset rischiosi nel breve-medio periodo.
Valutazioni e multipli: differenze tra mercati
Al 26 febbraio 2026 l’S&P 500 mostra un P/E trailing intorno a 18,5x, mentre l’Euro Stoxx 50 si attesta sui 12,8x. Questo divario riflette una valutazione più scontata in Europa rispetto agli Stati Uniti. Rispetto ai massimi del 2021-2022, i multipli risultano compressi in un range approssimativo del 6-12%, effetto combinato dell’aumento dei tassi reali e di premi per la crescita più contenuti. I settori “growth” risentono maggiormente dell’aumento dei tassi reali; i comparti a reddito stabile soffrono meno.
Variabili chiave: utili, politica monetaria e flussi
Le stime di utili per azione (EPS) per il 2026 segnalano una crescita media dell’S&P 500 compresa tra il 4% e il 7% rispetto al 2025, con i settori ciclici (industria, energia) attesi oltre l’8%. Sul fronte monetario, molte banche centrali mantengono tassi di policy nominali nella fascia 3,5–4,75%, alimentando premi di duration più elevati. Nei dodici mesi scorsi i flussi netti verso ETF azionari globali sono stati positivi per circa +120 miliardi USD, accompagnati da rotazioni verso il value e titoli energetici. Queste dinamiche rappresentano sia fonti di rischio sia opportunità per la formazione dei prezzi.
Volatilità e correlazioni: cosa potremmo vedere
La volatilità implicita (VIX) è oscillata tra 16 e 24 negli ultimi sei mesi, indicando uno stato di stress moderato con sporadici picchi legati a eventi di politica monetaria. Sul breve periodo la correlazione tra azioni globali e rendimenti obbligazionari risulta negativa: su tre mesi il coefficiente è attorno a -0,45, il che vuol dire che rialzi dei rendimenti tendono a coincidere con movimenti ribassisti delle azioni. Uno shock inatteso di 50 punti base sui tassi a breve potrebbe comprimere il P/E medio di circa 4–6%, a parità di utili, incentivando riallocazioni verso asset con rendimento reale più elevato e aumentando la dispersione settoriale. Settori sensibili ai tassi, come finanza e immobiliari, mostrerebbero maggiore volatilità, mentre i flussi di capitale potrebbero amplificare queste dinamiche.
Se la volatilità dovesse stabilizzarsi sopra 20, le proiezioni quantitative segnalano un aumento della dispersione dei rendimenti settoriali superiore al 30% rispetto ai livelli medi recenti.
Rischi e scenari quantitativi
Tre principali fonti di rischio emergono dall’analisi:
– Persistenza dell’inflazione oltre il target, con conseguente compressione dei multipli.
– Rallentamento della domanda globale, con crescita sotto il 2% nelle economie avanzate che ridurrebbe i ricavi attesi.
– Shock geopolitici che disturbino i flussi energetici o aumentino i costi di produzione.
Sulla base di scenari probabilistici, nello scenario peggiore (probabilità stimata conservativamente al 20%) gli indici azionari globali potrebbero scendere tra il 15% e il 25% in 6–12 mesi. In uno scenario favorevole (probabilità stimata al 45%), un contesto di utili in crescita e tassi stabilizzati potrebbe produrre guadagni annui tra il 6% e il 12%. Le probabilità assegnate a questi scenari influenzano direttamente la volatilità attesa e il pricing del rischio.
Previsione quantificata per i prossimi 12 mesi
Combinando tassi, utili e flussi, lo scenario centrale ipotizza una crescita moderata degli indici azionari. L’S&P 500 è collocato in un range target di crescita tra +4% e +9%, con volatilità media prevista tra 18 e 22. Uno scenario alternativo negativo contempla una discesa fino a -18% e uno spike di volatilità oltre 30 qualora inflazione e aspettative sui tassi si rialzassero simultaneamente, accompagnati da un rapido deterioramento dei flussi di capitale.
I numeri chiave oggi
– Inflazione area Euro (ultimo dato mensile): 2,7% anno su anno.
– Inflazione core USA: 3,4%.
– Rendimento del Treasury USA a 10 anni: circa 3,9%.
– Crescita globale prevista dal FMI per il 2026: circa 3,0%.0