Il mercato del lavoro veneto ha chiuso il 2026 con un saldo occupazionale positivo, sebbene la crescita sia stata significativamente ridotta rispetto all’anno precedente. Con un incremento di 14.600 nuove posizioni rispetto al 2025, il contesto occupazionale presenta sfide inaspettate e opportunità per il futuro.
Le attivazioni contrattuali hanno raggiunto un totale di 617.500, con un calo rispetto ai risultati degli ultimi tre anni. In questo scenario, le cessazioni sono aumentate dell’1%, superando le 600.000 unità, un segnale di un mercato del lavoro in transizione.
Analisi delle assunzioni e cessazioni
Un’analisi dettagliata mostra che la maggior parte delle nuove assunzioni ha coinvolto uomini e stranieri, mentre le assunzioni femminili hanno subito una flessione. In particolare, le nuove opportunità di lavoro per le donne sono diminuite del 3%, con un calo significativo sia per i contratti full time che part-time.
Disparità tra generi e gruppi demografici
Le assunzioni di adulti italiani hanno registrato una diminuzione del 5%, mentre i giovani e gli over 55 hanno mostrato una stabilità o una leggera crescita. In effetti, le assunzioni per i lavoratori over 55 sono aumentate del 6%, evidenziando un cambiamento nella domanda di profili più esperti.
Tipologia contrattuale e settoriale
Dal punto di vista contrattuale, il 2026 ha visto un calo del 6% nelle assunzioni a tempo indeterminato e in apprendistato, mentre i contratti a termine sono rimasti sostanzialmente invariati. Tuttavia, il bilancio occupazionale per i contratti indeterminati si è mantenuto positivo con un incremento di 24.000 unità.
Le assunzioni a tempo determinato e in apprendistato hanno subito perdite significative, chiudendo rispettivamente con -5.700 e -3.700 posti di lavoro. Questo scenario evidenzia una crescente instabilità per i contratti temporanei, mentre il mercato tende a favorire forme di occupazione più durature.
Domanda di lavoro per provincia
Dal punto di vista territoriale, la situazione varia significativamente tra le province. Mentre Rovigo ha chiuso in negativo con -500 posizioni lavorative, altre province come Treviso e Venezia hanno mostrato segni di stabilità o crescita della domanda di lavoro. Belluno, Padova, Verona e Vicenza, al contrario, hanno registrato una diminuzione della domanda di lavoro, con cali che oscillano tra il -3% e il -5%.
Settori in crescita e in declino
Analizzando i settori, emerge che l’agricoltura ha mostrato una crescita del 2% nella domanda di lavoro, mentre l’industria ha visto una diminuzione complessiva delle assunzioni del -2%. Settori come le costruzioni e il terziario hanno subito perdite notevoli, con cali che vanno dal -2% all’-11% in alcune aree specifiche.
In particolare, il settore dell’occhialeria ha visto un crollo delle assunzioni, dimezzando le opportunità rispetto agli anni precedenti. Tuttavia, il comparto metalmeccanico ha continuato a mostrare performance positive, con un incremento di 980 unità, segno di resilienza in un contesto di incertezze.
Le prospettive per il 2026 rimangono incerte, ma il mercato del lavoro veneto mostra segni di adattamento e cambiamento. La crescente richiesta di profili esperti, unita a un contesto economico in evoluzione, offre spunti di riflessione e opportunità per i lavoratori e le aziende della regione.