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Proroga del bando FIS 3: un errore che penalizza i ricercatori italiani

La comunità accademica si mobilita contro la gestione del bando FIS 3 e le sue conseguenze.

Un errore tecnico con gravi ripercussioni

La recente proroga del bando FIS 3 (Fondo Italiano per la Scienza) ha sollevato un’ondata di proteste tra i ricercatori italiani. Questo slittamento, annunciato solo quattro giorni prima della scadenza originale, ha avuto conseguenze devastanti per centinaia di candidati, costringendo molti a rivedere i propri progetti di ricerca. I ricercatori denunciano un errore di programmazione che mette in luce una gestione approssimativa dei fondi destinati alla ricerca, un aspetto che non può essere sottovalutato in un settore così cruciale per il progresso scientifico del Paese.

La mobilitazione della comunità accademica

La risposta della comunità accademica è stata immediata e massiccia. In poche ore, una lettera aperta indirizzata al ministro dell’Università e della Ricerca ha raccolto oltre 450 firme, a cui si sono aggiunte altre 200 firme online. Lorenzo Rovigatti, fisico della Sapienza Università di Roma e portavoce dei firmatari, ha chiarito che non è la proroga in sé a essere contestata, ma il modo in cui il bando stabilisce l’accesso ai finanziamenti. La situazione ha messo in evidenza la necessità di una maggiore chiarezza e stabilità nelle procedure di assegnazione dei fondi, per evitare che simili errori possano ripetersi in futuro.

Le differenze con i bandi europei

Un aspetto cruciale della polemica riguarda le differenze tra il bando FIS 3 e i bandi europei, come quelli dell’ERC (European Research Council). Mentre nei bandi ERC la data di riferimento è sempre il primo gennaio dell’anno in corso, garantendo stabilità ai candidati, nel FIS 3 il conteggio è legato alla data di chiusura del bando. Questo significa che un cambiamento della scadenza può spostare i candidati da una categoria all’altra, con requisiti più stringenti e minori possibilità di successo. Questo meccanismo ha portato a situazioni paradossali, in cui ricercatori che avevano pianificato il loro lavoro in base a determinate scadenze si sono trovati esclusi dalla categoria per cui avevano presentato domanda.

Le giustificazioni del Ministero

Il Ministero ha giustificato la proroga come una risposta a una richiesta del Comitato nazionale per la valutazione della ricerca (CNVR), sostenendo che l’obiettivo fosse quello di ampliare la platea dei partecipanti. Tuttavia, i ricercatori colpiti dall’errore non si sentono rassicurati. Molti di loro hanno investito mesi di lavoro nella preparazione dei progetti e ora si trovano in una situazione precaria. La richiesta dei firmatari della lettera aperta è chiara: garantire a chi era idoneo alla scadenza originale di rimanere nella propria categoria. Tuttavia, il Ministero ha escluso questa possibilità, affermando che modifiche ai criteri di accesso comprometterebbero la validità del bando.

Un futuro incerto per la ricerca in Italia

Questa situazione mette in evidenza le difficoltà che i ricercatori italiani devono affrontare, in particolare quelli precari che vedono nel bando FIS 3 una delle poche opportunità di stabilizzazione. La questione non è solo tecnica, ma tocca profondamente il futuro della ricerca in Italia e la capacità del Paese di trattenere i propri talenti. Con circa 5mila domande previste, di cui almeno 400 riguardano candidati esclusi a causa della proroga, è evidente che le conseguenze di questo errore si faranno sentire a lungo termine. La comunità accademica chiede un cambiamento e una maggiore attenzione nella gestione dei fondi per la ricerca, affinché situazioni simili non si ripetano in futuro.

Redazione

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