Professioni digitali e competenze Stem: chi cercano le aziende nella fase di transizione

Il documento «Verso l'Osservatorio sull'adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro» mette in luce le professioni più ricercate e più difficili da trovare, l'impatto dell'IA sul mercato del lavoro e la necessità di percorsi di reskilling

Il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha raccolto contributi che tracciano il profilo della trasformazione occupazionale dovuta all’introduzione delle tecnologie. Il documento intitolato Verso l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro aggrega analisi di enti pubblici e soggetti privati. L’obiettivo è supportare l’avvio dei lavori dell’osservatorio nazionale dedicato all’IA nel lavoro e fornire indicazioni utili sulle competenze emergenti. Gli esperti del settore confermano che il testo offre elementi pratici per identificare professionalità nuove e profili difficili da reperire.

La tendenza del momento

La raccolta mette in evidenza la crescente domanda di competenze digitali avanzate. In particolare, si segnalano carenze in ambiti quali la gestione di sistemi automatizzati, l’analisi dei dati e la sicurezza informatica. I contributi sottolineano inoltre la necessità di competenze trasversali, come il problem solving e la capacità di lavoro interdisciplinare. Gli esperti del settore confermano che queste competenze saranno determinanti per l’occupabilità nei prossimi anni.

Gli esperti del settore confermano che le competenze digitali saranno determinanti per l’occupabilità nei prossimi anni. Nella prefazione la ministra Marina Calderone sottolinea come la intelligenza artificiale stia già trasformando processi e attività professionali. L’automazione interessa ambiti diversi: ricerca scientifica, robotica, finanza, giustizia, industria e veicoli a guida autonoma. Il documento richiama la necessità di bilanciare le opportunità tecnologiche con la tutela dei salari e dei diritti dei lavoratori. Gli esperti segnalano inoltre la priorità di politiche formative mirate e strumenti di accompagnamento sociale.

Cosa cambia per il lavoro: rischi e opportunità

Gli esperti del settore confermano che l’adozione estesa dell’IA modificherà ruoli, mansioni e processi produttivi in modo pervasivo. La ministra ha richiamato la necessità di accompagnare la trasformazione con politiche attive. Il cambiamento interesserà principalmente i comparti con bassa specializzazione e richiederà interventi formativi mirati. La transizione presenta al contempo rischi occupazionali e opportunità di crescita professionale per chi aggiornerà le competenze.

Il documento cita stime autorevoli per quantificare l’impatto. Secondo il World Economic Forum potrebbero essere persi 92 milioni di posti di lavoro, mentre se ne potrebbero creare 170 milioni nuovi. Tale proiezione delinea una trasformazione della domanda di competenze, con aumentata richiesta di capacità digitali e specialistiche. Il fenomeno comporterà anche una ridistribuzione settoriale dell’occupazione e nuove esigenze di governance aziendale.

Per mitigare il rischio di perdita di posti di lavoro vengono indicate priorità operative. Tra queste figurano percorsi di riqualificazione professionale, incentivi alla formazione continua e strumenti di accompagnamento sociale. Gli esperti segnalano la priorità di politiche formative mirate e strumenti di supporto alla transizione. L’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro è chiamato a monitorare gli sviluppi e a fornire dati per interventi tempestivi.

Le competenze chiave del futuro

Nel mondo del lavoro in trasformazione servirà un piano sistematico di reskilling e upskilling per accompagnare i percorsi professionali. Gli esperti del settore confermano che l’adozione tecnologica impone formazione continua su tecnologie come IA, big data e cybersecurity. Accanto a queste competenze tecniche restano decisive abilità intrinsecamente umane, come il pensiero creativo, la resilienza e la flessibilità, che integrano i profili di valore richiesti dalle imprese.

Le professioni più difficili da trovare

Unioncamere segnala un forte squilibrio tra domanda e offerta su molte professionalità digitali. La carenza riguarda sia figure fortemente specializzate sia ruoli tecnici con competenze digitali integrate. Questo mismatch limita la capacità delle imprese di innovare e di crescere, e rende necessarie politiche di formazione mirate e collaborazioni tra aziende e centri di istruzione professionale.

Numeri e profili segnalati

Proseguendo l’analisi sulle esigenze formative, le aziende che hanno cercato competenze in comunicazione visiva e multimediale hanno riscontrato una marcata difficoltà nel reperire figure tecniche specializzate. La carenza riguarda profili scientifici e informatici essenziali per lo sviluppo dei progetti digitali. Ciò rende necessarie politiche di formazione mirate e collaborazioni tra imprese e istituti tecnici e universitari.

I dati indicano le percentuali di difficoltà nella selezione per ruolo: matematici, statistici e analisti dei dati (80,2%), progettisti e amministratori di sistemi (78,8%), ingegneri dell’informazione (74,3%). Considerando le competenze definite come basate su metodi matematici e informatici, le percentuali risultano leggermente superiori: matematici, statistici e analisti dei dati (81,7%), progettisti e amministratori di sistemi (79,7%), ingegneri dell’informazione (79,4%).

Competenze matematico-informatiche nei ruoli tecnici

In continuità con i profili precedenti, la carenza riguarda anche figure tecniche tradizionali. Le aziende segnalano difficoltà a reperire tecnici della gestione di cantieri edili (76,6%), tecnici delle costruzioni civili (72%) e tecnici della sicurezza sul lavoro (71,3%). Gli esperti del settore confermano che la domanda non è limitata al settore ICT, ma interessa professioni operative con un crescente bisogno di digitalizzazione. La tendenza impone percorsi formativi mirati per integrare competenze matematico-informatiche nei profili tecnici.

Il nodo delle competenze STEM e le professioni emergenti

La carenza di competenze tecnico-scientifiche conferma la necessità di percorsi formativi specifici. Nel mondo del lavoro italiano, le aziende segnalano difficoltà ricorrenti nel reperire profili con preparazione in science, technology, engineering and mathematics (STEM). Gli esperti del settore confermano che questa frattura tra domanda e offerta incide sulla capacità di innovazione delle imprese.

L’analisi di Unioncamere mette in luce una forte carenza di figure con formazione STEM. Tra i profili più difficili da assumere spiccano i fisici e astronomi (93,6%) e gli ingegneri elettrotecnici (91,8%). Sul fronte delle professioni tecniche con competenze digitali integrate, risultano critiche le assunzioni di tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili (90,1%), dei tecnici della conduzione di impianti produttivi in continuo (89,7%) e di figure come periti, valutatori di rischio e liquidatori (72%).

Implicazioni per imprese e politica

Nel mondo del lavoro italiano, la carenza di competenze STEM e digitali obbliga imprese e istituzioni a ripensare priorità e investimenti. Gli esperti del settore confermano la necessità di piani formativi mirati, partnership con enti di istruzione e strumenti di reclutamento innovativi. La tendenza che sta conquistando le aziende consiste nell’integrare percorsi di apprendimento on the job con stage specializzati e certificazioni tecniche. Tale approccio mira a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di competenze nel mercato del lavoro.

Per il policymaking, il dossier del ministero sottolinea l’importanza di strategie coordinate tra istituzioni, sistema educativo e mondo produttivo. Gli interventi proposti prevedono incentivi alla formazione continua, programmi di reskilling rivolti a lavoratori in transizione e il rafforzamento di percorsi tecnico-professionali. L’adozione responsabile della IA nel lavoro richiede, inoltre, regole condivise e standard di qualità per i processi formativi.

L’osservatorio indicato dal ministero assume il ruolo di piattaforma per monitorare le trasformazioni occupazionali e proporre risposte operative. Tra le attività attese vi sono la raccolta di dati sui fabbisogni professionali, la valutazione dell’impatto degli interventi formativi e la promozione di modelli replicabili sul territorio. In questo scenario, lo sviluppo di percorsi formativi certi e collegati al mondo produttivo resta l’elemento chiave per sostenere la competitività del paese.

Scritto da Giulia Lifestyle

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