Perché l’Europa deve trasformarsi da mercato a protagonista globale, secondo Renato Brunetta

Renato Brunetta sostiene la necessità di un'Europa più politica e meno esclusivamente economica, proponendo strumenti concreti per integrazione, migrazione, lavoro e ricostruzione europea

L’intervento del presidente del CNEL, Renato Brunetta, alla conferenza del Gruppo dei Conservatori e Riformisti ha messo in luce un messaggio chiaro: l’Europa non può limitarsi a essere un semplice mercato. In un discorso che ha attraversato temi geopolitici, sociali ed economici, Brunetta ha proposto un percorso di trasformazione che pone al centro federalismo pragmatico, gestione dei flussi migratori, tutela del lavoro e un’accelerazione dell’allargamento comunitario.

Organizzato a Viterbo e promosso da rappresentanti del Parlamento Europeo, l’incontro ha offerto lo spazio per riflettere su come l’Unione possa reagire alle crisi contemporanee e trasformarle in opportunità di rafforzamento collettivo e di leadership internazionale.

Un’Europa che si assume un ruolo politico

Brunetta ha sostenuto che la percezione dell’UE come mero spazio commerciale è limitante: servono strumenti per fare dell’Unione un attore globale in grado di incidere nei principali dossier internazionali. Usando l’immagine del connecting the dots di Steve Jobs, ha sottolineato come episodi apparentemente sconnessi possano, se letti insieme, indicare vie di crescita e resilienza per il continente. Questa lettura introduce l’idea che le crisi non siano soltanto emergenze da gestire, ma occasioni per consolidare istituzioni e politiche comuni.

La lezione delle crisi e la costruzione europea

Citando la visione di Jean Monnet, Brunetta ha ricordato che l’Europa tradizionalmente avanza attraverso momenti difficili, producendo soluzioni spesso lente ma più condivise e durature. In questo senso, è emersa la necessità di rafforzare processi decisionali che combinino legittimità democratica e efficacia operativa, evitando scelte improvvisate e puntando su riforme strutturali.

Federalismo pragmatico: oltre la dicotomia confederazione-federazione

Per superare la tradizionale alternativa tra Confederazione e Federazione, Brunetta ha richiamato il concetto di federalismo pragmatico proposto da altre voci istituzionali: una ripartizione razionale delle competenze che non si traduca in una cessione indistinta di sovranità, ma in una condivisione funzionale di responsabilità. In questa prospettiva, strumenti come la cooperazione rafforzata vengono presentati come soluzioni praticabili per avanzare su questioni sostanziali a maggioranza, mantenendo tutele formali per le decisioni più delicate.

Procedere per ambiti concreti

L’idea porta a concentrare l’azione europea su settori strategici — dalla difesa alla tecnologia — dove è possibile definire regole comuni e implementarle con efficacia. Tale approccio evita discussioni astratte e privilegia cambiamenti graduali ma misurabili, favorendo alleanze tra Stati pronti a condividere competenze e risorse.

Migrazione, lavoro e intelligenza artificiale

Sul fronte migratorio Brunetta ha chiesto la creazione di flussi regolari e di percorsi definiti come veri e propri percorsi di civiltà. Ha richiamato la memoria di Marcinelle per sottolineare il legame storico tra migrazione e costruzione europea, proponendo inoltre l’istituzione di una giornate europee in ricordo delle vittime del lavoro come gesto simbolico e civile.

Per quanto riguarda il lavoro, il presidente del CNEL ha anticipato che il primo maggio sarà dedicato all’analisi dell’Intelligenza Artificiale, con un’attenzione particolare all’IA partecipativa rispetto a quella puramente generativa. Ha difeso il ruolo della contrattazione collettiva come infrastruttura democratica fondamentale per garantire dignità al lavoro di fronte all’automazione e agli algoritmi.

L’ingresso dell’Ucraina e un nuovo momento costituente

Un passaggio centrale del discorso ha riguardato l’idea di accelerare l’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Brunetta ha definito questa prospettiva come un’opportunità strategica inedita: l’integrazione del Paese potrebbe comportare non solo rafforzamenti militari, ma anche una ricostruzione economica su larga scala simile — per impatto — a più Piani Marshall, con benefici diffusi per il continente.

Questa visione si accompagna alla proposta di avviare un nuovo momento costituente europeo, inteso come processo politico ambizioso di allargamento e di ridefinizione delle geometrie dell’Unione per estendere stabilità e prosperità oltre gli attuali confini.

Il messaggio che emerge dall’intervento è pragmatico e ambizioso: non si tratta solo di aggiungere nuovi strumenti, ma di cambiare lo sguardo con cui l’Europa interpreta il proprio ruolo nel mondo. Tra federalismo pragmatico, gestione responsabile dei migranti, tutela del lavoro nell’era digitale e una politica di allargamento coraggiosa, si delinea un’agenda che punta a trasformare l’UE in un soggetto capace di agire con coesione e responsabilità sullo scacchiere globale.

Scritto da Giulia Romano

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