Diciamoci la verità: la sostenibilità ambientale è divenuta una buzzword, un’etichetta utilizzata da molte aziende per mascherare le proprie pratiche. Mentre vengono diffuse pubblicità verdi, la realtà è meno politically correct.
Secondo uno studio recente del New York Times, oltre il 70% delle aziende che si proclamano sostenibili praticano il greenwashing. Questo implica non solo una distorsione della verità, ma anche una riduzione minima dell’impatto ambientale. Ne consegue un mare di dichiarazioni vuote e certificazioni fasulle.
Passando ai dati scomodi, il Global Footprint Network ha calcolato che, se tutti adottassero uno stile di vita simile a quello degli americani, sarebbero necessari cinque pianeti per sostenerlo. Eppure, ci si ritrova a discutere di plastica biodegradabile e auto elettriche, come se queste soluzioni potessero risolvere il problema centrale: il nostro modello di consumo.
La realtà è che molti si dimostrano ipocriti, richiedendo cambiamenti senza modificare le proprie abitudini quotidiane. Credere che il potere d’acquisto possa risolvere la crisi climatica è un’illusione. Coloro che sostengono questa idea, in genere, lo fanno per vendere qualcosa.
Il vero cambiamento è scomodo e comporta sacrifici. Tuttavia, è più semplice continuare a credere alle favole del greenwashing piuttosto che confrontarsi con la cruda realtà. È necessario richiedere un vero impegno da parte di aziende e governi, piuttosto che accettare la narrativa comoda che viene proposta.
Riflessione sul pensiero critico: è fondamentale interrogarsi su cosa significhi realmente essere sostenibili e non lasciarsi ingannare da chi utilizza il “verde” esclusivamente come strumento di profitto.