Panoramica sugli incrementi dei requisiti pensionistici fissati dalla Manovra 2026, sulle deroghe per lavori usuranti e gravosi e sulla rivalutazione degli assegni del 2026
AGGIORNAMENTO ORE: la Manovra 2026 ripristina l’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita, con effetti graduali nel biennio successivo. Le disposizioni prevedono scatti a partire dal 1° gennaio 2027 e una rivalutazione degli assegni per il 2026 basata sull’andamento dei prezzi al consumo.
La norma interessa i criteri anagrafici e contributivi necessari per accedere alla pensione in Italia. Questo testo riassume in modo pratico le variazioni previste per il 2027-2028, le cifre degli aumenti, le categorie escluse dagli scatti e le regole della rivalutazione per il 2026. Le informazioni si fondano sulle disposizioni contenute nella legge di bilancio collegata alla manovra.
Gli scatti dei requisiti pensionistici per il 2027-2028 comportano un incremento complessivo di tre mesi distribuiti nel biennio. Le misure si applicano ai requisiti anagrafici e contributivi indicati nelle tabelle ministeriali e derivano dalle disposizioni collegate alla manovra.
Per la pensione di vecchiaia l’età minima passa da 67 anni, vigente nel 2026, a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028. Per la pensione anticipata i requisiti contributivi per gli uomini salgono da 42 anni e 10 mesi a 42 anni e 11 mesi nel 2027, fino a 43 anni e 1 mese nel 2028. Per le donne la progressione è da 41 anni e 10 mesi a 41 anni e 11 mesi nel 2027, e a 42 anni e 1 mese nel 2028.
Per determinare la data effettiva di pensionamento occorre verificare contemporaneamente il requisito anagrafico e quello contributivo. Il diritto si acquisisce quando il lavoratore soddisfa entrambe le condizioni alla data di cessazione del rapporto di lavoro o alla decorrenza della pensione.
Procedura operativa: 1) confermare l’età anagrafica richiesta in base all’anno di riferimento; 2) sommare i periodi contributivi utili e confrontarli con il requisito previsto; 3) stabilire la data di cessazione effettiva del rapporto di lavoro o della domanda di pensione. In caso di requisiti maturati in momenti diversi, prevale la data in cui risultano soddisfatti entrambi i criteri.
Le norme prevedono inoltre possibili eccezioni e finestre di decorrenza variabili per categorie specifiche. Per valutazioni individuali è consigliabile rivolgersi agli uffici previdenziali competenti o a consulenti previdenziali accreditati, fornendo la storia contributiva dettagliata.
AGGIORNAMENTO ORE: la situazione normativa resta soggetta a eventuali chiarimenti applicativi da parte del ministero del lavoro, che potranno modificare le decorrenze operative già indicate.
AGGIORNAMENTO ORE 09:00 — Per quantificare la data di pensionamento è necessario utilizzare simulatori aggiornati al 2026. Gli strumenti devono integrare scatti ISTAT, la contribuzione effettiva e i dati anagrafici. Il simulatore restituisce una data di uscita personalizzata basata su età, anni di contributi e eventuali agevolazioni professionali. Sul posto i nostri inviati confermano che i risultati restano soggetti a chiarimenti applicativi del ministero del lavoro.
La normativa prevede esenzioni dagli adeguamenti per attività riconosciute come usuranti o gravose. Per il biennio 2027-2028 le categorie mantengono i requisiti vigenti, a condizione che sia verificato il periodo minimo di svolgimento dell’attività richiesto dalla legge. L’intento del legislatore è riconoscere il maggiore impatto fisico e psicologico di alcune mansioni, consentendo un accesso pensionistico anticipato o con quota agevolata. Le modalità applicative saranno definite con provvedimenti attuativi e note operative degli enti previdenziali.
AGGIORNAMENTO ORE 09:00 — Le disposizioni indicano le attività classificate come mansioni usuranti e i criteri per l’accesso alle tutele previdenziali. Sul piano operativo, le misure riguardano lavorazioni caratterizzate da rischi fisici e ambientali rilevanti.
Tra le attività citate figurano lavori in galleria, cave e miniere; operazioni in cassoni ad aria compressa; interventi dei palombari; attività in ambienti con alte temperature; lavorazione del vetro cavo; lavori in spazi ristretti; attività di rimozione dell’amianto. A queste si aggiungono categorie specifiche come i lavoratori notturni e i turnisti, disciplinati da criteri quantitativi legati alle ore prestate nel periodo notturno. Rientrano inoltre gli addetti alla catena di montaggio e i conducenti di veicoli pesanti destinati al trasporto collettivo con capacità non inferiore a nove posti.
Le misure prevedono forme di riconoscimento che incidono sulla decorrenza dei requisiti pensionistici. Le modalità applicative saranno definite con provvedimenti attuativi e note operative degli enti previdenziali, garantendo criteri oggettivi per la verifica dell’esposizione lavorativa.
Per i lavoratori notturni e i turnisti sono indicate soglie minime di servizio: almeno sei ore notturne, comprensive del periodo da mezzanotte alle cinque, per un numero minimo di giornate annuali, oppure turni con almeno tre ore giornaliere per tutto l’anno. Gli enti previdenziali definiranno i parametri di calcolo della contribuzione figurativa e le modalità di certificazione dell’attività usurante.
Sul piano operativo, restano in programma circolari interpretative per uniformare le istruzioni agli uffici territoriali. Si attende il dettaglio dei provvedimenti che stabiliranno termini, documentazione richiesta e procedure di accertamento.
AGGIORNAMENTO ORE 09:00 — Dopo l’elenco delle mansioni usuranti, resta in sospeso il dettaglio dei provvedimenti che definiranno termini e procedure. Sul piano operativo, le norme sulle mansioni gravose contemplano 15 categorie che possono beneficiare di misure agevolate come la Quota 41 per i lavoratori precoci e l’APE sociale. Tra i profili più ricorrenti figurano operai edili, conduttori di gru, infermieri e ostetriche con turnazione, insegnanti di asilo nido e scuola dell’infanzia, addetti alla movimentazione merci, operatori ecologici e addetti alle pulizie.
Per ogni categoria vigono regole specifiche su anzianità, tipologia contrattuale e periodi utili per maturare il diritto all’esenzione. Le tutele dipendono spesso dalla natura dell’attività e dalla durata minima di esposizione al rischio.
Per verificare l’appartenenza a una categoria tutelata è consigliabile consultare le guide ufficiali aggiornate che descrivono requisiti, soglie di anzianità e differenze tra regimi dipendenti e autonomi. Le guide forniscono anche indicazioni sulla documentazione necessaria per le procedure di accertamento.
La rivalutazione delle pensioni nel 2026 sarà collegata ai provvedimenti attuativi ancora in corso di definizione. Il decreto atteso specificherà modalità di calcolo e soglie di indicizzazione.
Gli interessati devono monitorare gli aggiornamenti ufficiali per conoscere tempi e criteri di applicazione. Sul piano amministrativo saranno indicati termini per la presentazione delle istanze e criteri di verifica.
AGGIORNAMENTO ORE 09:00 — In continuità con le misure già anticipate, la rivalutazione degli assegni per il 2026 segue l’andamento dei prezzi al consumo. La stima ufficiale prevede un aumento del 1,7%. Sul piano operativo saranno indicati i meccanismi di applicazione e le tempistiche per l’adeguamento.
La misura dell’incremento varia in base all’importo della pensione. Il 100% dell’aumento spetta alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo dell’INPS, pari a circa 2.466 euro lordi. Per le pensioni tra quattro e cinque volte il minimo la rivalutazione è al 90%. Per importi superiori a cinque volte il minimo l’adeguamento è ridotto al 70%.
Sul piano amministrativo saranno comunicati i termini per la presentazione delle istanze e i criteri di verifica. Restano comunque possibili aggiornamenti normativi che potrebbero modificare le soglie o le percentuali applicate.
AGGIORNAMENTO ORE 09:00 — Con l’ipotesi di rivalutazione al 1,7% una pensione minima intorno a 603 euro aumenterebbe di poco più di 10 euro. Assegni più elevati registrerebbero incrementi maggiori in valore assoluto, ma inferiori in termini percentuali rispetto ai trattamenti più bassi. L’entità definitiva degli adeguamenti dipenderà dalla Legge di Bilancio e da eventuali interventi correttivi.
Per valutare l’effetto concreto sulle singole posizioni è opportuno rivolgersi a patronati o consulenti previdenziali. Strumenti di calcolo aggiornati consentono stime personalizzate integrando la normativa con la contribuzione individuale. Sul fronte amministrativo restano possibili modifiche normative che possono alterare soglie e percentuali applicate.
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