Un open day organizzato dall'Its Eat Academy ha immerso gli studenti in esperienze pratiche tra tecnologie di campo, degustazione e strategie di marketing per mostrare concrete opportunità professionali
Un open day può cambiare le prospettive di chi cerca lavoro: entrarci dentro e vedere con i propri occhi attrezzature, laboratori e modalità didattiche trasforma le aspettative. Decine di studenti hanno visitato la sede dell’Its Eat Academy nella Cittadella dello Studente, partecipando a una formula pensata per mettere subito le mani sulla materia. Tra tour nei laboratori e prove pratiche, l’obiettivo era chiaro: mostrare i percorsi formativi e le opportunità professionali attraverso esperienze concrete che collegano teoria e competenze richieste dal settore agroalimentare.
Gli studenti, divisi in gruppi piccoli per favorire l’interazione, si sono alternati tra diverse postazioni sperimentali. Hanno provato strumenti e metodi all’avanguardia, dalla sensoristica aerea alla coltivazione in ambienti controllati, fino a moduli sulla comunicazione e sulla valutazione della qualità dei prodotti. Questo approccio pratico non solo insegna procedure tecniche, ma aiuta anche a sviluppare soft skill molto ricercate dalle aziende: lavoro di squadra, problem solving e senso pratico.
La Fondazione che ha promosso l’evento spiega che l’intento è accelerare l’ingresso dei giovani nel mondo produttivo tramite una formazione terziaria focalizzata sulle reali esigenze del mercato. Il programma punta quindi a creare un ponte efficace tra offerta formativa e domanda di lavoro nel comparto agroalimentare.
Tra le postazioni più apprezzate c’è stato il laboratorio dedicato ai droni, con dimostrazioni su modelli pensati per scopi diversi. Alcuni velivoli servono alla produzione di contenuti per il marketing agroalimentare; altri sono equipaggiati con camere multispettrali utili a raccogliere dati sullo stato delle colture. L’uso dei droni è un esempio concreto di agricoltura di precisione: immagini multispettrali permettono di individuare stress idrici, malattie e variazioni di crescita con grande dettaglio, supportando decisioni agronomiche più mirate e strategie comunicative basate su dati verificabili.
Il percorso didattico non si è fermato ai macchinari tradizionali: la tecnologia immersiva ha dato il suo contributo con sessioni pratiche su visori per la realtà aumentata. I partecipanti hanno simulato la coltivazione di microverdure in condizioni di camera sterile, riproducendo protocolli professionali e procedure operative. Queste simulazioni accorciano la curva di apprendimento, riducono gli errori e permettono di sperimentare situazioni complesse in un ambiente controllato, prima di affrontarle sul campo o in laboratorio reale.
Nel laboratorio di microbiologia gli studenti hanno affrontato protocolli di controllo utili a garantire sicurezza e autenticità alimentare. Le dimostrazioni pratiche hanno mostrato come le analisi microbiologiche siano fondamentali per le filiere corte e per i prodotti certificati. È stato poi il turno dei microgreens: piccoli germogli coltivati per pochi giorni ma ricchi di nutrienti. Gli allievi hanno seguito il loro sviluppo in sistemi senza fertilizzanti, alimentati esclusivamente con acqua, osservando le variabili che ne influenzano la qualità.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle serre idroponiche e alla loro automazione: sistemi di irrigazione, illuminazione a LED e software di monitoraggio ambientale sono stati mostrati come strumenti pratici per ottimizzare rese e controllare parametri fondamentali per la produzione.
Le esercitazioni sono state collegate al concetto di filiera, intesa come l’insieme delle fasi che portano un prodotto dalla produzione alla commercializzazione. Conoscere l’origine delle materie prime, le procedure di certificazione e le norme vigenti è fondamentale per chi vuole lavorare in ruoli tecnici, logistici o nel controllo qualità. Le dimostrazioni hanno messo in luce l’integrazione tra ricerca, produzione e gestione dei processi, evidenziando l’importanza di conformarsi alle normative alimentari per costruire fiducia nel consumatore.
Una sessione di degustazione guidata ha affinato la capacità di valutare gli standard qualitativi di vino e altri prodotti tipici, insegnando a riconoscere i criteri organolettici che rendono un prodotto distintivo. Accanto alla parte sensoriale, nel laboratorio di marketing agroalimentare gli studenti hanno lavorato su un caso reale: divisi in gruppi, hanno definito pubblico, messaggio chiave e strumenti comunicativi per un progetto “dal campo allo scaffale”. Lavorare sulla narrazione del territorio e sull’identità del prodotto aiuta a capire come questi elementi influenzino la percezione e il posizionamento commerciale.
La direttrice della Fondazione ha sottolineato che la didattica esperienziale dell’Its nasce per trasferire competenze aggiornate tramite attrezzature e laboratori avanzati. Così si accorcia la distanza tra formazione e fabbisogni delle imprese, facilitando l’inserimento dei neodiplomati nel tessuto produttivo regionale. L’open day ha messo in scena le attività quotidiane dei percorsi in Food Marketing & Export Management, con esempi concreti di innovazione tecnologica e sostenibilità produttiva. In definitiva, l’iniziativa ha mostrato come una formazione pratica e orientata al territorio possa tradursi in opportunità reali per occupazione e sviluppo locale.
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