Il rapporto pubblicato dall’ISTAT il 12/03/2026, ripreso il 13/03/2026, fotografa un mercato del lavoro italiano che prosegue il percorso di miglioramento: si raggiungono i 24,121,000 occupati nel quarto trimestre del 2026, con segnali positivi sia sul fronte delle posizioni stabili sia su quello dell’attività autonoma. Questo quadro convive però con un elemento rilevante per le imprese: l’incremento del costo del lavoro, dovuto in larga parte alla crescita degli oneri contributivi.
Nel documento vengono evidenziate dinamiche congiunturali e tendenziali che consentono di leggere il 2026 come un anno di avanzamento moderato ma costante: il tasso di occupazione si mantiene intorno al 62,5%, mentre il tasso di disoccupazione cala al 5,6% nel trimestre. Contestualmente, il report offre dettagli su composizione contrattuale, monte ore e indicatori di domanda di lavoro che aiutano a interpretare le implicazioni per aziende e lavoratori.
Andamento dell’occupazione nel quarto trimestre
Tra ottobre e dicembre 2026 l’incremento degli occupati è stato modesto ma significativo: +37 mila unità rispetto al trimestre precedente, con un aumento su base annua di 89 mila persone. A guidare la crescita sono stati i dipendenti a tempo indeterminato (+76 mila) e gli indipendenti (+21 mila); nel frattempo i contratti a termine hanno segnato una contrazione (-60 mila), confermando il trend verso una maggiore stabilità contrattuale. Il dato delle posizioni lavorative dipendenti registra un aumento dello 0,3% sul trimestre e dell’1,6% su base annua, mentre la quota di lavoro part-time si avvicina al 29% del totale, evidenziando la diffusione di forme contrattuali più flessibili.
Indicatori di mercato e partecipazione
Gli indicatori chiave segnalano una riduzione dei disoccupati a 1,436,000 unità e una crescita del tasso di inattività intorno al 33,7% nel trimestre. Il tasso di posti vacanti è dell’1,9%, sintomo di difficoltà di matching tra domanda e offerta nonostante la dinamica positiva dell’occupazione. Nel complesso, il mercato del lavoro mostra una domanda ancora presente soprattutto nel settore dei servizi e in ambiti caratterizzati da maggior flessibilità occupazionale.
Costo del lavoro e dinamica delle retribuzioni
Uno degli elementi più rilevanti del rapporto riguarda il costo per unità di lavoro equivalente (Ula): nel quarto trimestre il costo aumenta dello 0,3% sul trimestre e del 2,9% su base annua. La crescita annuale del costo del lavoro è stata pari al 3,6% nella media del 2026, un valore influenzato da rinnovi contrattuali e dalla progressiva riduzione di alcune agevolazioni. Le retribuzioni contrattuali medie mensili si attestano su 2.988 euro, con un +3,4% rispetto all’anno precedente, segnalando un miglioramento del potere retributivo nominale.
La componente contributiva pesa in modo crescente: i contributi sociali aumentano del 4,2% su base annua, più dell’incremento delle retribuzioni (+2,5%). Questo squilibrio spiega perché l’aumento del costo del lavoro non si traduce automaticamente in un adeguamento proporzionale dei salari netti e rappresenta un fattore che le imprese devono considerare nella pianificazione occupazionale. In termini pratici, la pressione contributiva può influenzare le decisioni di assunzione e gli investimenti in capitale umano.
Bilancio 2026 e primi segnali per il futuro
Guardando all’intero 2026 il bilancio è complessivamente positivo: gli occupati aumentano di 185 mila unità (+0,8%), i disoccupati calano di 88 mila e gli inattivi tra 15 e 64 anni si riducono di 58 mila (-0,5%). Il tasso di occupazione medio annuo sale al 62,5%, mentre il tasso di disoccupazione medio si attesta al 6,1%. Questi numeri delineano un mercato del lavoro in miglioramento, seppure con ritmi più contenuti rispetto agli anni precedenti, e sottolineano come la sostenibilità della crescita occupazionale dipenderà anche dall’andamento dei costi e dalle politiche pubbliche sul lavoro.
In sintesi, il report ISTAT del 12/03/2026 indica una situazione di consolidamento: più persone al lavoro e salari medi in aumento, ma con un aumento del costo del lavoro che impone attenzione su contributi e incentivi. Le imprese, i sindacati e le istituzioni dovranno valutare questi elementi nel definire strategie di assunzione e politiche di sostegno alla crescita.