Nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2026, la Regione Emilia-Romagna ha registrato un netto aumento dell’occupazione dipendente. I dati, estratti dal sistema SILER delle Comunicazioni obbligatorie dei Centri per l’impiego, mostrano 12.723 posti aggiuntivi rispetto allo stesso semestre dell’anno precedente. La maggior parte di queste nuove figure è stata inserita con contratti a tempo indeterminato, con un incremento di 9.851 unità, segnalando una tendenza verso la stabilità lavorativa.
Settori che hanno spinto la crescita occupazionale
Le cifre indicano che l’impulso principale proviene da quattro ambiti: agricoltura (+3.840), commercio, alberghi e ristoranti (+3.041), altre attività dei servizi (+2.900) e industria (+2.862). Le costruzioni hanno contribuito marginalmente, con sole 78 nuove assunzioni. L’analisi delle trasformazioni contrattuali rivela 30.429 passaggi da contratti a termine a forme più stabili, segnalando una dinamica di consolidamento interno al mercato del lavoro.
Il ruolo dell’apprendistato e del lavoro somministrato
Oltre alle conversioni contrattuali, l’apprendistato e le forme di lavoro somministrato hanno sostenuto la crescita complessiva. Queste modalità, sebbene meno numerose rispetto alle assunzioni a tempo indeterminato, hanno comunque rappresentato un volano per l’inserimento di giovani e per la flessibilità richiesta da alcune imprese.
Distribuzione geografica e differenze di genere
Dal punto di vista territoriale, il beneficio occupazionale è stato più marcato nella città metropolitana di Bologna e nelle province di Parma, Ravenna e Forlì-Cesena. In termini di genere, la maggioranza delle nuove posizioni è stata occupata da uomini (+9.029 unità, 71% del totale), mentre le donne hanno guadagnato 3.693 posti. I settori in cui le donne hanno avuto il maggior incremento sono state le altre attività dei servizi (+1.267), l’industria (+1.158) e l’agricoltura (+912).
Tipologia contrattuale e prospettive future
Le trasformazioni contrattuali rappresentano il motore della crescita: il passaggio da contratti a termine a permanenti ha influito per oltre 30.000 casi nel semestre, suggerendo una volontà delle aziende di ridurre la precarietà. Se questa tendenza continuerà, è plausibile attendersi un consolidamento dei posti a tempo indeterminato nei prossimi mesi, con possibili ricadute positive sul mercato del lavoro regionale.



