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6 Ottobre 2026

Occupazione al picco, ma 4 milioni rimangono fuori dal mercato del lavoro

Occupazione al picco, ma quasi 4 milioni di italiani rimangono fuori dal mercato del lavoro.

Occupazione al picco, ma 4 milioni rimangono fuori dal mercato del lavoro

Nel secondo trimestre del 2026 l’Italia ha toccato livelli storici di occupazione 24,4 milioni di occupati, pari al massimo mai registrato. Parallelamente, il tasso di partecipazione è salito al 67,0%, segnando una lieve ripresa rispetto ai trimestri precedenti. Tuttavia, l’occupazione elevata non è stata accompagnata da una proporzionale riduzione della disoccupazione, che si attesta intorno al 5,6% nella fascia 15-74 anni e al 6,2% a livello nazionale.

Un mercato in crescita ma ancora segnato da una forte riserva di lavoro

Il documento programmatico di finanza pubblica introduce il concetto di labour market slack (LMS) una misura della forza lavoro inutilizzata. A metà 2026 il LMS è pari al 14,3% delle forze di lavoro estese, 3,3 punti percentuali sopra la media europea. Questa percentuale indica circa 4,0 milioni di persone che, pur avvicinandosi al mercato, non riescono a inserirsi in modo stabile.

Chi compone la riserva di lavoro potenziale?

La “riserva” comprende diverse categorie: i tradizionali disoccupati i lavoratori part-time sottoccupati gli “attivi non disponibili” (cercano lavoro ma non sono immediatamente disponibili) e gli “inattivi disponibili” (non cercano attivamente ma accetterebbero un impiego). Nel 2026, gli inattivi disponibili rappresentano la fetta più consistente, con circa 2,0 milioni di persone, seguiti da 1,49 milioni di disoccupati.

Disparità di genere e generazionale nella componente slack

Le donne e i giovani sono i gruppi più colpiti. Anche se la percentuale di donne inattive disponibili è scesa di circa 7 punti percentuali dal 2010, esse costituiscono ancora il 55% del totale, corrispondente all’8,0% delle forze di lavoro estese femminili rispetto al 5,7% degli uomini. Tra i giovani, i tassi di inattività sono estremamente elevati: 41,3% per le donne e 78,4% per i maschi nella fascia 15-24 anni, ben al di sopra della media europea (28,4% e 59,6%).

Distribuzione per età

La maggioranza della riserva di lavoro si concentra nella fascia 25-54 anni (64% del totale), seguita da 15-24 anni (16%) e 55-74 anni (19%). Questa distribuzione suggerisce che le difficoltà non riguardano solo i neolaureati ma anche i lavoratori esperti, i quali incontrano barriere di ingresso o di reinserimento.

Confronti con altri Paesi europei e trend recenti

Con 4,0 milioni di persone nella riserva, l’Italia si colloca alla pari della Spagna e sotto la Francia, ma resta al di sopra della media UE, che si attesta al 11,8%. Il valore attuale è circa la metà del picco del 2014 (7,9 milioni). Nel contesto più ampio, l’andamento trimestrale dell’agosto 2026 mostra un leggero calo degli occupati (-5.000 rispetto a luglio) ma una crescita annua di +291.000 unità, trainata soprattutto dai dipendenti a tempo indeterminato (+370.000) e dagli autonomi (+78.000).

Il tasso di inattività è sceso al 32,7% (minimo dal 2004), segnale di una diminuzione di 12,1 milioni di inattivi nella fascia 15-64 anni. Tuttavia, il tasso di disoccupazione è in leggero aumento, passando da 5,6% a 6,2% nel periodo considerato, con un picco giovanile del 20,3%.

Luca Ferrari
Autore

Luca Ferrari

Luca Ferrari, giornalista di economia del lavoro e risorse umane, analizza organizzazione aziendale, welfare e diritto del lavoro con uno sguardo alle dinamiche tra imprese e dipendenti.