Dal 1° gennaio 2026 i minimi retributivi del lavoro domestico sono stati aggiornati in base al CCNL e all'indice ISTAT: ecco i livelli interessati, gli aumenti e le conseguenze sui contributi.
Dal 1° gennaio 2026 cambiano le tabelle retributive del lavoro domestico: il CCNL e la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo aggiornano minimi orari e mensili per colf, badanti e baby‑sitter, con conseguenze anche sui contributi versati all’INPS.
Cosa succede ai rapporti di lavoro
L’aumento si applica alle buste paga di gennaio 2026 e riguarda sia i contratti già in essere sia le nuove assunzioni. L’incidenza effettiva dipende dal livello contrattuale e dal numero di ore lavorate: più alto è il livello o più ore si fanno, maggiore sarà l’incremento in busta paga. Si tratta di un adeguamento previsto dal CCNL in relazione all’andamento dell’inflazione rilevata dall’ISTAT.
Praticamente questo significa ricalcolare straordinari, indennità e minimi salariali: le variazioni appariranno nelle competenze di gennaio e nei flussi contributivi diretti all’INPS. Occorre prestare attenzione: chi non aggiorna cedolini e versamenti rischia contestazioni e sanzioni.
I nuovi minimi orari (esempi principali)
Gli aumenti decorrono dalle competenze di gennaio 2026 e interessano vari profili professionali:
– Livello B (colf): da 6,68 € a 7,01 € l’ora.
– Livello BS (baby‑sitter e assistenza a persone autosufficienti): da 7,10 € a 7,45 € l’ora.
– Livello CS (badanti per non autosufficienti): da 8,49 € a 8,91 € l’ora.
Questi valori sono il minimo contrattuale: devono comparire correttamente in busta paga e servono come base per calcolare ferie, tredicesima e contributi. I datori di lavoro devono aggiornare le tabelle salariali per evitare oneri arretrati o contestazioni da parte degli enti di controllo.
Come leggere le tabelle del CCNL
Le tabelle aggiornate distinguono i vari livelli e parametri (inclusi i livelli “super”) e applicano automaticamente l’adeguamento collegato all’inflazione. In fase di lettura è utile identificare chiaramente il livello contrattuale del lavoratore, le voci retributive (minimo, indennità, vitto e alloggio) e l’effetto sui ratei di istituti accessori come ferie e tredicesima.
Lavoro convivente: importi e indennità
Per il lavoro in regime di convivenza l’aumento medio stimato è di circa 55,98 € al mese. Il minimo mensile per il livello CS in convivenza arriva a 1.193,84 €, a cui si sommano le indennità per vitto e alloggio previste dalle tabelle. Anche qui è fondamentale riportare in contratto la presenza e l’entità di vitto e alloggio per calcolare correttamente la retribuzione imponibile e i contributi previdenziali.
Vitto e alloggio: come considerarli
Nel caso di convivenza il valore di vitto e alloggio va calcolato secondo le modalità del CCNL e indicato nel contratto: questo evita malintesi e riduce il rischio di contestazioni amministrative o richieste di recupero contributivo.
Impatto sui contributi INPS e sul costo per il datore
Aumentando i minimi retributivi aumentano anche i contributi previdenziali dovuti all’INPS, perché la contribuzione è calcolata sulla retribuzione lorda. L’incremento complessivo a carico del datore varia in funzione della retribuzione e della fascia oraria: per avere un’idea precisa conviene simulare il nuovo cedolino includendo il minimo orario aggiornato, le ore effettive, le indennità e la quota datoriale dei contributi. Il mancato aggiornamento può tradursi in oneri arretrati e sanzioni amministrative.
Consigli pratici
– Ricalcolare i cedolini a partire dalle competenze di gennaio 2026.
– Verificare l’impatto delle variazioni su ferie, tredicesima e contributi.
– Documentare in modo chiaro vitto e alloggio, eventualmente con clausole in busta paga o nel contratto scritto.
– Rivolgersi al consulente del lavoro o all’ufficio paghe per una simulazione preventiva.
Cosa succede ai rapporti di lavoro
L’aumento si applica alle buste paga di gennaio 2026 e riguarda sia i contratti già in essere sia le nuove assunzioni. L’incidenza effettiva dipende dal livello contrattuale e dal numero di ore lavorate: più alto è il livello o più ore si fanno, maggiore sarà l’incremento in busta paga. Si tratta di un adeguamento previsto dal CCNL in relazione all’andamento dell’inflazione rilevata dall’ISTAT.0
Cosa succede ai rapporti di lavoro
L’aumento si applica alle buste paga di gennaio 2026 e riguarda sia i contratti già in essere sia le nuove assunzioni. L’incidenza effettiva dipende dal livello contrattuale e dal numero di ore lavorate: più alto è il livello o più ore si fanno, maggiore sarà l’incremento in busta paga. Si tratta di un adeguamento previsto dal CCNL in relazione all’andamento dell’inflazione rilevata dall’ISTAT.1
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