Molti lavoratori scoprono che alcuni periodi di contribuzione possono abbassare l’importo dell’assegno previdenziale invece di aumentarlo. Il meccanismo della neutralizzazione dei contributi consente, su domanda, di escludere dal calcolo quei versamenti che risultano penalizzanti perché determinati su basi retributive inferiori rispetto alla media della carriera. Questa possibilità, consolidata dalla giurisprudenza e dalla prassi amministrativa, può riguardare sia la pensione futura sia il ricalcolo di pensioni già liquidate.
Quali pensioni e quali lavoratori possono beneficiare
La neutralizzazione si applica esclusivamente alle pensioni calcolate con il sistema retributivo o con il sistema misto, dove l’importo dipende dalla media delle retribuzioni anziché dal solo montante contributivo. Ne sono potenzialmente interessati i dipendenti del settore privato con anzianità retributiva o mista, i pensionati ex INPDAP la cui prestazione è stata liquidata con il sistema retributivo e, limitatamente alla quota retributiva, alcuni lavoratori autonomi. Al contrario, chi ha una pensione interamente calcolata con il sistema contributivo puro non può accedere a questa misura, poiché qui conta il montante versato e non una media salariale da proteggere.
Contributi esclusi e limiti
Non è possibile neutralizzare i contributi derivanti da un riscatto volontario (ad esempio il riscatto della laurea) né apporti posizionati al di fuori del quinquennio antecedente la decorrenza della pensione. La norma opera infatti sulle ultime 260 settimane di contribuzione prima della decorrenza pensionistica, a condizione che i periodi da eliminare non siano necessari per raggiungere il requisito minimo contributivo. In pratica, si possono escludere solo i segmenti che riducono la media retributiva senza compromettere il diritto stesso alla prestazione.
Come funziona il meccanismo e quali sono i casi tipici
La penalizzazione più frequente deriva da contributi figurativi o accrediti con base imponibile ridotta, come nel caso di NASpI, cassa integrazione o contratti di solidarietà. Anche un passaggio tardivo al part-time, demansionamenti, rioccupazioni con reddito inferiore o periodi di malattia con retribuzione ridotta possono abbassare la media. La neutralizzazione consiste dunque nel non considerare quei contributi nel calcolo della quota retributiva, quando tale esclusione produce un trattamento più favorevole rispetto al calcolo ordinario.
Esempio pratico
Per capire concretamente l’impatto: un lavoratore uscito con Quota 100 che aveva accumulato contributi in eccesso ma che negli ultimi due anni di carriera ha fruito di NASpI ha ottenuto, dopo la procedura di neutralizzazione, un incremento lordo mensile dell’assegno superiore a 130 euro. Questo tipo di simulazione preventiva, effettuata prima di presentare la domanda, è fondamentale per valutare la convenienza dell’iniziativa.
Ricalcolo delle pensioni in pagamento: quando è possibile
La giurisprudenza ha esteso l’efficacia della neutralizzazione anche al ricalcolo di pensioni già in godimento. In particolare la sentenza di Cassazione n. 30803/2026 ha chiarito che chi ha percepito una pensione anticipata può chiedere la riliquidazione al momento del raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia (attualmente 67 anni), sempre che la prestazione abbia almeno una quota calcolata con il sistema retributivo. Il principio è che la contribuzione successiva o penalizzante non può comprimere un trattamento più favorevole che sia virtualmente maturato.
Condizioni e verifiche necessarie
La domanda di ricalcolo non è automatica: occorre verificare che siano rispettati requisiti come il fatto che i contributi da neutralizzare ricadano nell’ultimo quinquennio, che non siano indispensabili al perfezionamento del diritto e che la neutralizzazione determini un aumento dell’assegno. È quindi obbligatorio effettuare una simulazione preliminare: se il risultato non migliora l’importo attuale, la domanda non produce effetti utili e la riliquidazione non può andare in peggio rispetto alla situazione vigente.
Procedura pratica per chiedere la neutralizzazione
Per ottenere il ricalcolo è necessario presentare all’INPS una domanda di ricostituzione della pensione per motivi contributivi. La procedura può essere avviata online sul portale INPS seguendo il percorso Pensione e Previdenza → Domanda di pensione → Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, con accesso tramite SPID, CIE o CNS. In alternativa è possibile rivolgersi a un patronato o al Contact Center INPS (803164 da rete fissa o 06164164 da mobile). Alla domanda vanno allegati i documenti che attestano i periodi controversi: buste paga, certificati di NASpI, attestazioni di cassa integrazione e altro.
Tempi, arretrati e riferimenti normativi
L’INPS ha 85 giorni per rispondere alla richiesta. Gli arretrati, se riconosciuti, sono soggetti al termine di prescrizione quinquennale: si recuperano al massimo i cinque anni precedenti alla presentazione dell’istanza. La neutralizzazione trova fondamento nell’articolo 37 del DPR 818/1957 e nelle successive discipline (leggi 233/1990 e 335/1995), oltre che in un pacchetto di pronunce giurisprudenziali e note amministrative: Corte Costituzionale n. 82/2017, Cassazione n. 173/2018, Messaggio INPS n. 883/2026, Circolare INPS n. 66/2026 e Cassazione n. 30803/2026.
Prima di intraprendere la via formale è consigliabile richiedere una simulazione dettagliata e, se necessario, farsi assistere da un patronato per raccogliere tutta la documentazione utile. La neutralizzazione può rappresentare una leva concreta per correggere una pensione penalizzata da eventi degli ultimi anni di carriera e ottenere un assegno più coerente con la storia contributiva complessiva.