(Adnkronos) – "Erano tutti molto provati e scossi. Facevano fatica persino a parlare. Tra i naufraghi c'era una donna che continuava a piangere e un bimbo, l'unico tra i superstiti, in compagnia del papà. Lui ci ha detto che arrivavano dalla Nigeria e che la moglie era stata evacuata in elicottero". A raccontare all'Adnkronos i drammatici momenti dello sbarco a Lampedusa dei 15 superstiti del naufragio avvenuto in zona Sar maltese, a una cinquantina di miglia dalle coste dell'isola, è Francesca Saccomandi, operatrice di Mediterranean Hope (MH), il programma migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia da anni attivo a Lampedusa. Oltre ai 15 sopravvissuti, tratti in salvo dall'equipaggio della ong Sea Punks e trasbordati sulla motovedetta della Capitaneria di porto, al molo Favaloro sono giunti anche i cadaveri di due fratellini di due e tre anni. Un terzo fratellino, invece, risulterebbe tra i dispersi. I genitori dei piccoli, sopravvissuti alla tragedia, sono assistiti dall'equipe multidisciplinare della Croce Rossa italiana nell'hotspot di contrada Imbriacola. "Stamani li abbiamo accompagnati a portare l'ultimo saluto ai loro bimbi", spiega Nicolò Ricca, medico della Croce rossa e direttore sanitario dell'hotspot. "A Lampedusa le persone continuano ad arrivare, i numeri sono consistenti – aggiunge Saccomandi -, ma quello che abbiamo notato negli ultimi tempi è un grande caos. Le operazioni di nave Libra prima e di nave Cassiopea adesso creano ulteriore confusione. E paura". Per chi viene 'candidato' al trasferimento in Albania i tempi per lo sbarco si allungano. "Abbiamo visto persone tornare indietro, dopo questo ulteriore passaggio, molto provate ed esauste". Anche psicologicamente. "Un'immagine spiega molto più di tante parole lo stato d'animo di questa gente – racconta l'operatrice di Mediterranean Hope -: abbiamo visto un ragazzo del Bangladesh sbarcare, sedersi da una parte e utilizzare la coperta che aveva intorno alle spalle per coprire il viso mentre piangeva. Accanto ai naufragi viviamo quest'altra tragedia: in tanti oggi hanno paura. Una volta arrivati ci chiedono se sono in Albania o se verranno portati là. Vogliono essere rassicurati. E' un dramma nel dramma". Ancora una volta Mediterranean Hope chiede "vie legali, sicure, di accesso" in Europa. "E' una richiesta che non ci stanchiamo di rinnovare – conclude Saccomandi -. Per scongiurare nuove tragedie la strada non può essere quella della 'deportazione' in Albania dei migranti. L'anno scorso è stato il più mortale nel Mediterraneo centrale, purtroppo mi sembra che il 2025 si stia inaugurando con lo stesso trend". (di Rossana Lo Castro) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)
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