Il mercato del lavoro italiano ha registrato, nei primi nove mesi del 2026, un incremento significativo di posti di lavoro, totalizzando un saldo positivo di 328.000 nuove assunzioni. Questo risultato è il frutto di circa 6,5 milioni di assunzioni e 6,2 milioni di cessazioni, con un trend in leggera diminuzione rispetto all’anno precedente. In particolare, a sostenere questa crescita è il lavoro a tempo indeterminato, che ha visto un aumento di 412.000 posizioni, bilanciando il calo delle forme di lavoro temporaneo.
Tuttavia, analizzando i dati a livello territoriale, emerge una profonda disparità tra le diverse regioni del Paese. Il Nord Italia detiene oltre il 55% del saldo occupazionale, mentre il Mezzogiorno contribuisce a meno del 25%, nonostante rappresenti quasi un terzo della popolazione lavorativa.
Focus sulla Sicilia: crescita e limiti
La situazione in Sicilia è particolarmente preoccupante, evidenziando una crescita occupazionale più debole e fortemente influenzata dalla stagionalità dei settori turistici e dei servizi. La maggior parte delle assunzioni risulta essere di tipo temporaneo, con una scarsa incidenza di contratti stabili. Nei primi nove mesi del 2026, la Sicilia ha registrato oltre 420.000 assunzioni e circa 402.000 cessazioni, portando a un saldo positivo di appena 18.000 posizioni, prevalentemente concentrate nei mesi primaverili ed estivi.
Contratti e tipologie di lavoro
Un dato allarmante è che oltre il 72% delle assunzioni in Sicilia avviene con contratti a tempo determinato o stagionali, una percentuale superiore alla media nazionale, che si attesta intorno al 63%. In confronto, solo il 22% delle nuove attivazioni riguarda contratti a tempo indeterminato, un valore nettamente inferiore al 30% registrato nelle regioni settentrionali.
Un elemento positivo è costituito dalle trasformazioni da contratti temporanei a contratti stabili, che in Sicilia hanno superato le 31.000 unità, con un incremento di circa 6% rispetto allo stesso periodo del 2026. Anche le conferme di apprendistato sono in aumento, ma rimangono sotto i livelli delle regioni più sviluppate.
Confronto con il resto d’Italia
Il Mezzogiorno, nel periodo gennaio-settembre 2026, ha registrato circa 1,9 milioni di assunzioni, rappresentando meno del 30% del totale nazionale. Il saldo occupazionale è stato positivo di circa 82.000 posizioni, ma ancora una volta inferiore a quello del Nord e del Centro Italia. In Sicilia, il saldo positivo di 18.000 posizioni è modesto rispetto ai risultati delle regioni settentrionali, che hanno visto incrementi occupazionali ben superiori.
Cause delle cessazioni
Un altro aspetto da considerare è che le cessazioni in Sicilia sono prevalentemente causate da dimissioni, le quali rappresentano oltre il 62% del totale. Questo dato è in linea con il contesto nazionale ma, nel caso siciliano, le dimissioni sono spesso legate alla conclusione naturale di contratti a termine piuttosto che a reali opportunità di mobilità professionale.
Il confronto con regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna evidenzia un divario strutturale preoccupante. Queste regioni, da sole, generano un saldo occupazionale superiore a 140.000 posizioni, quasi otto volte quello registrato in Sicilia. Anche il Lazio e la Toscana mostrano un maggior numero di contratti stabili e una minore dipendenza dalla stagionalità.
Prospettive future
La Sicilia continua a mostrare segni di crescita, ma questa avviene in modo fragile e intermittente, legata principalmente ai settori del turismo e dei servizi. Le prospettive di occupazione stabile e di innovazione rimangono limitate, evidenziando la necessità di un rafforzamento strutturale del sistema produttivo nella regione.
Il 2026 non sembra segnare un cambiamento significativo nel panorama occupazionale; piuttosto, conferma le disuguaglianze storiche che caratterizzano il mercato del lavoro italiano. Senza interventi mirati, i dati positivi rischiano di rimanere sporadici e non in grado di generare un riequilibrio territoriale duraturo.