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Lo sfogo di Bova ad Atreju: “Sono stato sbeffeggiato, mi sono sentito solo”

(Adnkronos) – "Ringrazio chi ha partecipato per il coraggio di raccontare la sua esperienza personale". Così Arianna Meloni, responsabile della segreteria politica e adesioni di Fdi, ad Atreju in chiusura del panel ‘Non con la mia faccia. Deep fake, web reputation e odio social' si è rivolta agli attori Raoul Bova (VIDEO) e Fabio Ferrari e alla giornalista e scrittrice Francesca Barra che sul palco hanno raccontato le loro disavventure. "Ho subìto un'uccisione pubblica", dice Raoul Bova, che sul palco ha raccontato i mesi più difficili della sua vita: audio privati sottratti, un tentativo di ricatto e chat che in poche ore sono diventate virali sui social hanno travolto la sua sfera privata – segnando anche la fine della relazione con Rocio Munoz Morales – e anche la sua vita professionale.   "Mi hanno chiesto dei soldi. Ho riascoltato le chat e i vocali e ho capito che non c'era motivo di cedere. E poi: se cedo una volta, cosa succede dopo? Così ho deciso di non accettare". L'attore ha ammesso poi di essersi sentito "sbeffeggiato, deriso, reso virale per la mia frase 'occhi spaccanti'. Questa è stata l'Italia che mi ha massacrato. Viviamo in una società che sembra aver bisogno di vedere crollare qualcuno per sentirsi migliore: distruggiamo, attacchiamo, e così ci sentiamo vivi. È una società malata".  L’attore ha sporto denuncia alla Polizia Postale, nel frattempo ha vissuto un senso di isolamento: "Mi sono sentito completamente solo. Né le istituzioni né parte della stampa hanno riconosciuto che diffondere quegli audio fosse un reato. Nessuno si è alzato per dire: 'Blocchiamolo'", conclude l'attore.  Anche l'attore Fabio Ferrari, celebre per il suo ruolo ne 'I ragazzi della 3ª C', ha portato sul palco la sua esperienza personale: "Io sono stato vittima di odio social. Mi hanno detto 'sei un fallito', 'devi morire', 'maledetta quella che ti ha partorito'. Questo ti mette un po' di ansia", ammette l'attore. "Ogni tanto mia moglie mi dice 'non la dire questa cosa sui social perché magari poi ti trovi il matto sotto casa'".   Dagli insulti alla reputazione scalfita, quella della giornalista e scrittrice Francesca Barra: delle sue foto manipolate tramite l'Ia e finite su siti pornografici. "Quello che mi è accaduto mi ha umiliata, ferita e spezzata. Ho deciso di denunciare per immaginare un futuro migliore per i miei figli. Penso a tutte le donne e ragazze che subiscono questi abusi, che non hanno i miei strumenti per difendersi e spesso hanno paura di una vittimizzazione secondaria o terziaria, e per questo non denunciano. Questo non è un gioco né una forma di morbosità: è un reato vero e proprio", sottolinea Barra. Per Arianna Meloni è "importante l'esempio che diamo. Io non ho mai insultato un personaggio politico che la pensa diversamente da me. Forse mi è capitato di rispondere a qualche insulto molto violento su mia sorella (la premier Giorgia Meloni,ndr). Ora ho smesso di fare anche quello. Mi difendo non guardando e non leggendo". Riguardo all'odio social e i deepfake ha sottolineato: "Le leggi ci sono, bisogna fare di più anche con l'educazione digitale. Solo quando si conosce la macchina puoi riuscire a difenderti". Ma anche "educare le fasce più deboli, i minori, gli anziani e le donne, che sono drammaticamente le più colpite. Serve spiegare che il cyberspazio non dimentica, noi dobbiamo parlare di questo ai giovani", riflette Meloni. "Noi dobbiamo governare questo strumento con formazione, consapevolezza, informazione e un approccio etico, che può provare a dare i confini di questo nuovo mondo. Noi siamo la culla della spiritualità e noi oggi dobbiamo difendere le persone", osserva Meloni che ha assicurato l'impegno a portare avanti questa "battaglia in Europa" sul tema. La responsabile Fdi Segreteria politica e adesioni ha concluso ricordando le parole di Papa Francesco, che ha detto al G7 Italia: "Di fronte ai prodigi delle macchine che sembrano saper scegliere in maniera indipendente, dobbiamo avere ben chiaro che all'essere umano deve rimanere la decisione, altrimenti condanneremo l'umanità a un futuro senza speranza".  "E' importante l'esempio che diamo" sottolinea Arianna Meloni. "Io non ho mai insultato un personaggio politico che la pensa diversamente da me. Forse mi è capitato di rispondere a qualche insulto molto violento su mia sorella (la premier Giorgia Meloni, ndr.). Ora ho smesso di fare anche quello. Mi difendo non guardando e non leggendo".  Riguardo all'odio social e i deepfake ha sottolineato: "Le leggi ci sono, bisogna fare di più anche con l'educazione digitale. Solo quando si conosce la macchina puoi riuscire a difenderti". Ma anche "educare le fasce più deboli, i minori, gli anziani e le donne, che sono drammaticamente le più colpite. Serve spiegare che il cyberspazio non dimentica, noi dobbiamo parlare di questo ai giovani", riflette Meloni. "Noi dobbiamo governare questo strumento con formazione, consapevolezza, informazione e un approccio etico, che può provare a dare i confini di questo nuovo mondo. Noi siamo la culla della spiritualità e noi oggi dobbiamo difendere le persone", osserva Meloni che ha assicurato l'impegno a portare avanti questa "battaglia in Europa" sul tema.    
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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