Un'analisi approfondita della crescita occupazionale in Italia: un aumento significativo dei contratti precari e una crescita dei beneficiari della NASpI.
Negli ultimi anni, il panorama occupazionale italiano ha mostrato segnali di ottimismo, ma i dati più recenti pongono interrogativi sulla qualità dei posti di lavoro creati. Secondo le statistiche fornite dall’Istat, nel 2025 il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,2%, evidenziando un incremento dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questa apparente crescita nasconde una realtà più complessa, caratterizzata da un aumento dei lavori a basso reddito.
Le dichiarazioni dei rappresentanti del governo, che celebrano i successi della cosiddetta «ricetta Meloni», si scontrano con la cruda verità delle statistiche. Infatti, il report dell’Istat evidenzia che ben il 26,7% degli occupati nel 2025 appartiene a categorie con redditi molto bassi. Di questi nuovi assunti, il 42,7% è stato collocato in settori a scarso guadagno, mentre solo il 21,7% ha trovato impiego in ambiti a medio-basso reddito.
Il report dell’Istat chiarisce che la maggior parte dei posti di lavoro creati è caratterizzata da una forte stagionalità e intermittente, in particolare nei settori dell’agricoltura e del turismo. Questo implica che molte nuove assunzioni non garantiscono stabilità e sicurezza economica. Infatti, si osserva che il mercato del lavoro, sebbene in espansione, rimane vulnerabile a fluttuazioni e incertezze.
Un aspetto preoccupante è rappresentato dall’aumento dei contratti a termine. Se, a livello generale, si registra una leggera diminuzione dei contratti a tempo determinato, nel quintile più povero della popolazione si assiste a un incremento, che passa dal 6,8% all’8,1%. Questo evidenzia una crescente dipendenza da forme di lavoro precario, che non forniscono garanzie sufficienti ai lavoratori.
Un altro dato significativo proviene dall’Inps, che ha comunicato come nel 2025 il numero di beneficiari di Naspi sia aumentato, superando i due milioni, il livello più alto degli ultimi sei anni. Questo aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente dimostra che, nonostante la crescita occupazionale, molti lavoratori continuano a trovarsi in difficoltà economiche e necessitano di supporto.
L’Inps sottolinea che l’aumento dei beneficiari di Naspi è strettamente legato alla vivacità del mercato del lavoro. Tuttavia, questa correlazione pone interrogativi sulla reale qualità dei nuovi posti di lavoro. L’idea che un maggior numero di occupati si traduca automaticamente in una migliore condizione economica non trova riscontro nelle attuali statistiche, che mostrano un persistente gap tra occupazione e benessere.
L’analisi dei dati sull’occupazione in Italia mette in luce come un incremento nel tasso di occupazione possa convivere con un aumento della precarietà lavorativa e delle difficoltà economiche per molti cittadini. La situazione richiede un attento monitoraggio e politiche mirate per affrontare le sfide del mercato del lavoro, garantendo non solo più posti di lavoro, ma anche la qualità e la stabilità di questi ultimi.
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