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Lavoro e disoccupati: cosa sapere nel 2026

Un'analisi pratica e basata sui numeri per comprendere l'andamento del lavoro e la condizione dei disoccupati in Italia e in Europa

Lavoro e disoccupati: guida completa

I numeri parlano chiaro: il tasso di disoccupazione nazionale si attesta intorno al 7,2%, secondo gli ultimi dati ufficiali disponibili di Eurostat e Istat. Il tasso di disoccupazione giovanile supera il 20% in molte regioni, con forti differenze territoriali. Questi dati non sono solo percentuali: rappresentano decisioni di vita, scelte di politica economica e la capacità del sistema di creare lavoro sostenibile. Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech con 15 anni di esperienza, segnala che i numeri evidenziano criticità di offerta formativa e mismatch tra competenze richieste e domanda del mercato. Dal punto di vista regolamentare, resta centrale la combinazione tra politiche attive del lavoro e investimenti in compliance formativa per ridurre il divario occupazionale.

1. Contesto storico e esperienza personale

Marco Santini, ex Deutsche Bank, osserva che gli shock finanziari si traducono rapidamente in perdita di posti di lavoro.

Questo fenomeno si è illustrato con chiarezza durante la crisi del 2008, che ha insegnato l’importanza della liquidity nei mercati.

La crisi ha inoltre mostrato la necessità di robusta compliance e di procedure rigorose di due diligence negli investimenti e nelle politiche occupazionali.

Chi lavora nel settore sa che tali strumenti riducono la volatilità occupazionale e mitigano il rischio sistemico.

Dal punto di vista regolamentare, le misure preventive restano centrali per contenere shock futuri.

I numeri parlano chiaro: maggiore trasparenza e investimenti in formazione tecnica migliorano la resilienza del mercato del lavoro.

Lo sviluppo atteso è un rafforzamento delle politiche attive e degli investimenti in formazione professionale per ridurre il divario occupazionale.

2. Analisi tecnica supportata da metriche

Marco Santini osserva che guardare solo il tasso di disoccupazione rimane limitativo. Occorre analizzare la partecipazione alla forza lavoro, la quota di occupazione a tempo parziale involontario e la durata media della disoccupazione. La quota di disoccupazione di lungo termine (>12 mesi) supera il 40% del totale in molte aree del paese, segnando rigidità strutturali nel matching tra domanda e offerta.

Nel segmento fintech, l’adozione delle tecnologie digitali riduce il time-to-hire del 25-40% nelle imprese che investono in recruiting automatizzato. Tuttavia, aumenta il rischio di mismatch di competenze se non è accompagnata da formazione continua. Dal punto di vista regolamentare, ciò richiede misure attive del mercato del lavoro e investimenti in upskilling per contenere l’inefficienza occupazionale; lo sviluppo atteso è un rafforzamento delle politiche attive e degli investimenti in formazione professionale.

3. Driver principali e trend 2026

I driver che modellano il mercato del lavoro sono tre: transizione tecnologica, fiscalità e incentivi, e dinamiche demografiche. I dati della BCE e di McKinsey Financial Services stimano che l’automazione possa liberare risorse pari al 10-15% del lavoro ripetitivo, con impatti significativi sui cicli produttivi e sui profili professionali.

Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva che l’effetto netto dipende dall’investimento in upskilling e dalla capacità delle imprese di reindirizzare la forza lavoro verso attività a maggiore valore aggiunto. Chi lavora nel settore sa che il passaggio tecnologico richiede programmazione degli investimenti, attenzione alla compliance normativa e rigore nella due diligence sui progetti di automazione.

I numeri parlano chiaro: senza adeguati programmi di formazione il rischio è un aumento della disoccupazione strutturale. Dal punto di vista regolamentare, le scelte fiscali e gli incentivi determinano il costo marginale del lavoro e la velocità di adozione delle tecnologie.

Per mitigare gli effetti negativi, gli esperti indicano la necessità di politiche attive del lavoro mirate e meccanismi di finanziamento condivisi tra pubblico e privato. Lo sviluppo atteso è un aumento della collaborazione tra imprese, istituzioni formative e autorità pubbliche per sostenere la transizione e ridurre l’inefficienza occupazionale.

4. Implicazioni regolamentarie

Nella sua esperienza in Deutsche Bank, Marco Santini osserva che le autorità come la BCE, la FCA e le autorità nazionali pongono quattro priorità regolamentari chiare: stabilità finanziaria, tutela dei lavoratori, regolazione del lavoro digitale e misure per il re-skilling. Chi lavora nel settore sa che l’assenza di norme uniformi su contratti digitali e diritti nei lavori mediati da piattaforme genera incertezza. Questo si traduce in uno spread nei costi di compliance per le imprese e in maggiore fragilità per i lavoratori atipici.

I numeri parlano chiaro: le politiche di attivazione—voucher per la formazione, sgravi per l’assunzione giovanile e programmi di riqualificazione—hanno mostrato riduzioni misurabili del tasso di disoccupazione giovanile fino al 3-5 punti percentuali nelle aree con interventi coerenti rispetto al mercato locale. Dal punto di vista regolamentare, ciò implica maggiore coordinamento tra istituzioni formative, imprese e autorità per ottimizzare la spesa pubblica e migliorare la capacità di matching tra domanda e offerta di lavoro; atteso un aumento degli investimenti pubblici in programmi strutturati e monitorabili.

5. Raccomandazioni pratiche

Secondo Marco Santini, nella sua esperienza in Deutsche Bank, è necessario consolidare la continuità tra politiche e strumenti. I decisori politici devono concentrare le risorse su programmi di riqualificazione mirati. Devono altresì monitorare la liquidity dei sistemi di welfare. L’efficacia va misurata con KPI precisi: time-to-employment e retention a 12 mesi.

Per le imprese la priorità rimane l’adattamento della forza lavoro. È raccomandato investire in upskilling e in strumenti di matching data-driven. La spesa in formazione come percentuale del payroll è un indicatore utile. Tale indicatore tende a migliorare la retention e a ridurre il costo per hire.

I lavoratori dovrebbero orientarsi verso competenze trasferibili. Prioritarie sono la digital literacy e le capacità analitiche. Occorre inoltre costruire una resilienza professionale mediante formazione continua e piani di carriera aggiornabili.

6. Prospettive di mercato

I numeri indicano che il mercato del lavoro è in trasformazione ma non deterministico. Politiche pubbliche mirate, insieme a investimenti privati in formazione e a una solida due diligence nelle iniziative di innovazione, possono ridurre il rischio di disoccupazione strutturale.

Secondo Marco Santini, ex Deutsche Bank, è necessaria continuità tra strumenti politici e incentivi privati per assicurare transizioni occupazionali efficaci. Rischio sistemico si intende la perdita di capacità del sistema di assorbire shock economici; l’esperienza del 2008 dimostra che la sottovalutazione di tale rischio provoca costi diffusi.

Prospettive per il 2026-2028: se si mantiene l’attuale ritmo di investimenti in tecnologia e formazione, si prevede una riduzione graduale del tasso di disoccupazione di 0,5-1,5 punti percentuali, con forti differenze territoriali. Chi lavora nel settore sa che la sfida non è solo creare posti di lavoro, ma creare posti di lavoro sostenibili e remunerativi.

Occorre inoltre consolidare la resilienza professionale mediante formazione continua e piani di carriera aggiornabili. I numeri parlano chiaro: il monitoraggio degli indicatori di occupazione e degli investimenti pubblici rimane determinante per valutare gli sviluppi futuri.

Marco Santini

Oltre un decennio nelle sale operative di importanti istituti bancari internazionali, tra Londra e Milano. Ha attraversato la tempesta del 2008 con le mani sulla tastiera del trading floor. Quando il fintech ha iniziato a ribaltare le regole del gioco, ha mollato la cravatta per seguire le startup che oggi valgono miliardi. Non spiega la finanza: la traduce in decisioni concrete per chi vuole far fruttare i propri risparmi senza un master in economia.

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