(Adnkronos) – I dazi Usa non hanno frenato nel 2025 le relazioni commerciali tra Italia e Stati Uniti, che nel 2026 potranno avere nuovo slancio. E il nostro Paese, con la premier Meloni, può avere un ruolo chiave per raggiungere un accordo negoziato tra Ue e Usa sulla Groenlandia, evitando criticità che potrebbero andare a mettere in crisi l'accordo sui dazi trovato tra Bruxelles e Trump. E' questa in sintesi la posizione di Simone Crolla, managing director di AmCham, la Camera di commercio Americana in Italia, che in una lunga intervista con Adnkronos/Labitalia, ha affrontato i diversi temi sul tappeto Dottor Crolla, qual è il bilancio che come Camera tracciate dei rapporti commerciali tra Italia e Usa nel 2025? Quali gli effetti dei dazi Usa sull’export? Quali le previsioni per il 2026? Al netto dei timori collegati ai dazi e concentrati nella prima parte dell’anno non possiamo che tracciare un bilancio assolutamente positivo della relazione commerciale tra Usa e Italia. In attesa dei dati definitivi sappiamo dall’Istat che le esportazioni italiane verso gli Usa sono crescite del +7,9% nei primi 11 mesi del 2025 rispetto al 2024. Un dato estremamente incoraggiante e giustificato da più fattori: l’early loading di prodotto italiano effettuato dagli importatori americani prima dell’applicazione del dazio effettivo, la resilienza delle catene di approvvigionamento, il confermato apprezzamento per la qualità dei prodotti italiani manifestata ancora una volta dai consumatori americani. È quindi lecito dire che fino a questo momento il dazio orizzontale del 15%, applicato dagli Stati Uniti ai prodotti importati dall’Unione Europa, non abbia sortito l’effetto nefasto da molti pronosticato prima del 2 aprile, giorno del Liberation Day. Anche nel flusso opposto abbiamo riscontrato ottimi risultati: a settembre 2025, le esportazioni Usa verso l’Italia sono aumentate del 76,8% su base annua, rispetto a settembre 2024. Numeri assolutamente entusiasmanti per chi come AmCham ha un ruolo di ponte tra i due paesi. Quello che ci aspettiamo quindi, guardando al nuovo anno, è una stabilizzazione dei mercati fondata sugli accordi sottoscritti in Scozia tra il Presidente Trump e la Presidente Von der Leyen, un allargamento della lista delle esenzioni ed il tentativo da parte delle due diplomazie di creare un dialogo stabile sulle questioni commerciali e sulle barriere, non necessariamente tariffarie, che ancora oggi insistono in maniera particolare in entrambi i flussi. Nel 2026 saremo tutti ben consapevoli che non esiste paese o blocco commerciale che non abbia subito l’imposizione di un dazio da parte del partner americano che sta cercando in ogni modo di riorganizzare la struttura del proprio impianto economico, oltre che del debito. L’imposizione del dazio orizzontale non è una misura riservata a noi europei ma viene applicata anche ad alleati storici degli Stati Uniti come Israele, Regno Unito, Arabia Saudita, Canada e Giappone. Sui dazi credete che per l'Italia il peggio sia ormai passato? Siamo abbastanza certi che il peggio sia ormai alle spalle e che quindi possiamo aspettarci dei mercati meno nervosi rispetto agli annunci dei soggetti politici come avvenuto soprattutto in vari momenti dello scorso anno. Detto questo aspetterei di vedere l’evolversi, proprio in questi giorni, della questione relativa alla Groenlandia che suscita in noi molta preoccupazione. I recenti sviluppi potrebbero infatti compromettere in modo sostanziale l’Accordo Quadro Ue-Usa e portare a misure di ritorsione reciproca che danneggerebbero senza dubbio alcuno le imprese americane ed europee che esprimono flussi commerciali e di servizi tra i più sviluppati al mondo contribuendo a creare e confermare decine di migliaia di posti di lavoro. Esattamente lo scenario che nessuno di loro vuole si concretizzi. Apprezzo molto in questo frangente la cautela ed il pragmatismo con cui si sta muovendo il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Quali sono i settori che a vostro parere potranno dare una spinta decisiva ai rapporti nel 2026? Quali i vostri programmi a supporto delle aziende? Nel 2026 i rapporti tra Italia e Stati Uniti potranno ricevere una spinta decisiva soprattutto da alcuni settori chiave, in cui esistono già complementarità industriali, tecnologiche e strategiche, tra questi: tecnologie avanzate e digitale, intelligenza artificiale, semiconduttori, cybersecurity, farmaci e dispositivi medici, difesa & aerospazio, manifattura avanzata e mobilità. AmCham Italy porta avanti oramai da molti anni molti programmi e piattaforme che attivamente contribuiscono a supportare le aziende nelle verticali di riferimento. Tra queste voglio citare i nostri Comitati di Advocacy, partecipati da soci italiani a americani, che più volte l’anno si incontrano in sede e da remoto per discutere delle criticità di un determinato comparto e delle soluzioni teoriche e pratiche che possono portare la relazione transatlantica verso un ulteriore step. Le recenti frizioni sulla Groenlandia con minaccia di Trump di dazi ai Paesi europei possono avere effetti anche sui rapporti tra Italia e Usa? Credo di no perché la relazione tra il Presidente Trump e la Premier Meloni è tra le migliori al mondo, come confermato da tutti i soggetti più esposti tra le due sponde dell’Atlantico. Meloni e Trump provengono entrambi dalla stessa famiglia politica ma li accumuna anche una visione comune su molte questioni. Sulla Groenlandia è urgente trovare una soluzione negoziata e l’Italia può svolgere adesso un ruolo chiave. Invece di trasformare la Groenlandia in un simbolo di scontro geopolitico, è possibile farne il perno di una cooperazione strutturata su investimenti e sicurezza, capace di rispondere alle reali priorità strategiche degli Stati Uniti senza mettere in discussione la sovranità danese e le necessità della popolazione locale. Agli Stati Uniti non serve “comprare” la Groenlandia. Ciò che conta davvero per Washington è il controllo funzionale delle risorse critiche e dell’architettura di sicurezza dell’Artico: minerali essenziali per le filiere energetiche e della difesa, infrastrutture dual-use e posture militari avanzate sul fianco nord dell’Atlantico. L’Italia può proporre di incanalare queste esigenze in un pacchetto integrato che trasformi il contenzioso in un accordo vantaggioso per tutte le parti. Il primo pilastro sarebbe quindi la creazione di un Fondo congiunto Usa–Europa dedicato allo sviluppo delle risorse minerarie e infrastrutturali della Groenlandia e dell’Artico occidentale. Il secondo sarebbe inoltre un concreto rafforzamento della sicurezza artica, formalizzato in ambito Nato. L’Europa si assumerebbe una quota maggiore e misurabile del peso di queste misure: più truppe, esercitazioni, capacità di sorveglianza e investimenti nelle infrastrutture militari tra Groenlandia, Islanda e isole del Nord, come tra l’altro confermato stamattina a Davos dalla presidente Von der Leyen. Il tutto resterebbe sotto chiara leadership statunitense, rafforzando il ruolo degli Usa come garante ultimo della sicurezza dell’Artico. La politica è l’arte del compromesso e questo vale anche in questo nuovo anno che abbiamo appena aperto.
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