Il Rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile relativo al biennio 2026/2026 va compilato e inviato per via telematica entro il 30 aprile 2026. L’obbligo riguarda le imprese pubbliche e private che occupano più di 50 dipendenti; la trasmissione avviene esclusivamente tramite il portale “Servizi Lavoro” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Per non arrivare all’ultimo momento, conviene pianificare subito la raccolta dei dati e le verifiche interne.
Cosa c’è da sapere sul modello e nelle scadenze
Dal 1° marzo 2026 è attivo il modello telematico: chi ha già compilato il rapporto nel biennio precedente può recuperare i dati già inseriti e aggiornare le informazioni richieste. Le imprese con meno di 50 dipendenti possono presentare il Rapporto su base volontaria, mentre per chi supera la soglia l’invio resta obbligatorio. Se non avete completato il caricamento dei dati del biennio precedente, avete tempo fino al 15 marzo 2026 per terminarlo. Per le aziende che partecipano a gare pubbliche è prevista la possibilità di allegare temporaneamente il Rapporto del biennio precedente, con l’impegno a integrare il documento aggiornato entro il 30 aprile 2026.
Perché il Rapporto conta davvero
Non è solo una pratica amministrativa: il documento offre una fotografia chiara delle politiche di gestione del personale e permette di mettere a fuoco eventuali squilibri di genere. Questa analisi è preziosa per orientare le scelte di gestione delle risorse umane e per progettare interventi correttivi mirati.
Quali dati vanno inseriti
Nel Rapporto devono comparire indicatori che descrivono l’evoluzione dell’occupazione e la situazione retributiva per genere, in particolare:
– assunzioni e cessazioni suddivise per sesso;
– inquadramenti e progressioni professionali;
– differenze retributive e livelli salariali;
– accesso alla formazione e partecipazione ai percorsi formativi;
– mobilità interna e utilizzo degli ammortizzatori sociali.
Queste informazioni aiutano sia il datore di lavoro sia gli enti di controllo a monitorare le politiche aziendali, individuare disparità e intervenire dove serve.
Come procedere con la compilazione
La compilazione va effettuata tramite l’applicativo ministeriale su Servizi Lavoro, che permette di recuperare automaticamente molti dati del biennio precedente, riducendo tempi e oneri. Per chiarimenti tecnici è disponibile la sezione URP Online del Ministero con istruzioni e faq di supporto.
Controlli e possibili sanzioni
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro effettua verifiche sulla veridicità dei dati comunicati. In caso di informazioni false o incomplete è prevista una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro, oltre ad eventuali altri provvedimenti amministrativi. La mancata trasmissione entro i termini dalle aziende obbligate comporta le sanzioni previste dal D.P.R. 19 marzo 1955, n. 520; se l’inadempienza si protrae oltre 12 mesi, è prevista anche la sospensione per un anno dei benefici contributivi eventualmente goduti (art. 46, comma 4, d.lgs. n. 198/2006). Le verifiche possono includere controlli documentali e ispezioni.
Suggerimenti pratici
– Avviate subito la raccolta dei dati interni e designate un responsabile per il caricamento. – Controllate la completezza e la coerenza delle informazioni prima dell’invio. – Tenete a portata di mano la documentazione giustificativa per facilitare eventuali controlli. Se volete, posso aiutarvi a preparare una checklist operativa per la raccolta dei dati o un modello interno per facilitare la compilazione. Quale opzione preferite?